L’Ops di Unicredit su Banco Bpm è ufficialmente partita, anticipata da dubbi e da una convenienza immediata che non premia, virtualmente, il concambio azionario proposto da Gae Aulenti. La prima giornata di adesioni del 28 aprile si è conclusa con 798 adesioni: una goccia nell’oceano che vale lo 0,0005% delle azioni oggetto dell’offerta. Ai prezzi attuali, chi accetta di convertire le proprie azioni in titoli Unicredit accetta di rimetterci sul prezzo circa l’8%, anche se le condizioni vere dell’offerta si capiranno solo negli ultimi giorni – quando si muove di norma il grosso delle adesioni. In teoria, Unicredit potrebbe migliorare l’offerta fino al 21 giugno, anche se appare poco probabile che decida di farlo (le adesioni si chiudono il 23 giugno).
Da un lato, l’acquisto di Anima da parte di Banco Bpm si è perfezionato con un prezzo più alto e un maggiore assorbimento di capitale per via del mancato riconoscimento del Danish Compromise – peggiorando il Cet1 più del previsto e quindi anche la redditività potenziale dell’affare. Dall’altro, il governo ha posto una serie di condizioni per scongiurare l’esercizio del golden power che, sulla carta, potrebbe far saltare l’operazione sin da subito osteggiata da Palazzo Chigi.
L’offerta prevede, nello scenario più probabile dopo il pagamento dei dividendi, che i soci Bpm aderenti ricevano 0,166 azioni Unicredit per ogni titolo conferito.
Con un prezzo poco allettante per gli azionisti di Banco Bpm e molte incertezze sull’effettiva convenienza, da parte di Unicredit, di migliorarle avendo il governo che rema contro, questa Ops parte in sordina – e senza i favori del pronostico.
“È vero, la situazione è complessa e l’Ops di Unicredit su Banco Bpm non parte con le migliori chance di successo”, conferma a We Wealth Maurizio Primanni, ceo di Excellence Consulting, una società di consulenza specializzata nel mondo bancario. “Il prezzo offerto, pari a 0,175 azioni Unicredit per ogni azione Banco Bpm, implica uno sconto di circa l’8% rispetto ai valori di mercato, laddove storicamente, nelle operazioni ostili o semi-ostili, è previsto un premio per incentivare gli azionisti. Non sorprende quindi che il Consiglio di amministrazione di Banco Bpm abbia giudicato l’offerta ‘non conveniente’ e il corrispettivo ‘non congruo’, evidenziando in particolare l’assenza di un premio di controllo”.
Il tema delle prescrizioni governative, fra cui il mantenimento del rapporto depositi-prestiti o il divieto di tagliare le filiali in Lombardia, dove Banco Bpm ha una storica presenza, incombe sull’appetibilità dell’operazione per la stessa Unicredit. Per Gae Aulenti, intervenuta lo scorso 22 aprile in una nota, le prescrizioni del governo non sono “completamente allineate con la legislazione italiana e comunitaria, oltre che con le decisioni delle autorità regolamentari”. L’esercizio stesso del golden power non può essere considerato completamente discrezionale: deve essere motivato da interessi strategici meritevoli di protezione, e non può interferire con il mercato negli altri casi. Tuttavia, l’idea di sfidare legalmente un esercizio illegittimo del golden power potrebbe non essere conveniente per la stessa Unicredit.
“A complicare ulteriormente il quadro intervengono i vincoli posti dal governo italiano su operazioni in settori strategici, che Unicredit stessa ha indicato come elementi di incertezza”, dice Primanni, “l’operazione deve quindi affrontare un duplice ostacolo: la freddezza degli azionisti target e i vincoli gestionali posti dal governo”.
Unicredit ha “prontamente risposto” al governo per esprimere le sue perplessità sui vincoli a cui il governo sarebbe disposto a non bloccare l’Ops, e fino a un riscontro “Unicredit non è in grado di prendere alcuna decisione definitiva sulla strada da seguire in merito all’offerta”. Per ora quindi, l’Ops parte con inerzia, con un volume di adesioni minimo di cui nessuno, nemmeno a Gae Aulenti, sembra stupirsi più di tanto. “In questo scenario, l’esito dell’Ops rimane non scontato e dipenderà dall’evoluzione delle condizioni di mercato, soprattutto delle opzioni strategiche di investimento che Unicredit potrà e deciderà di perseguire”.
“Da ultimo, occorre considerare anche il posizionamento che Unicredit ha assunto sull’azionariato di Generali: infatti nelle ultime settimane ha progressivamente rafforzato la sua presenza nell’azionariato, e nell’ultima votazione in assemblea per il rinnovo del CdA ha supportato la lista proposta da Francesco Gaetano Caltagirone, segnale chiaro di un interesse diretto ad essere parte attiva anche nella definizione del Management Team del più grande gruppo assicurativo italiano”.
Come aderire all’offerta di Unicredit
Per gli azionisti di Banco Bpm interessati all’offerta di Unicredit è “necessario contattare la vostra banca e dar loro le istruzioni per scambiare le vostre attuali azioni Bpm con nuove azioni Unicredit. L’adesione all’Offerta dovrà avvenire tramite la sottoscrizione e la consegna ad un intermediario incaricato di apposita scheda di adesione che potete trovare presso la vostra filiale”, si legge nel documento d’offerta. “Per aderire all’Offerta non è necessario aprire un conto corrente o un conto deposito con Unicredit. Le adesioni all’offerta durante il periodo di adesione… sono irrevocabili”.

