Borse europee in recupero: possono crescere anche con i dazi?

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Dopo la peggiore seduta in sei mesi, i mercati europei rialzano la testa. Nonostante i dazi Usa su Canada e Messico, fattori come stimoli fiscali e politiche monetarie potrebbero sostenere le azioni.

L’amministrazione Trump, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il traffico di droghe provenienti dai confini di Canada e Messico, ha reso operativo dal 4 marzo un dazio al 25% sulla quasi totalità delle merci in entrata dai due Paesi. A questa mossa si sono aggiunti dazi aggiuntivi sulla Cina. L’attuazione del piano protezionistico promesso in campagna elettorale non ha dato slancio alle azioni americane; al contrario, ha prolungato la debolezza di Wall Street e interrotto la rotazione verso i titoli europei. Tuttavia, l’orientamento di vari analisti resta contrastato sulle azioni europee, che hanno recuperato terreno mercoledì 5 marzo.


I nuovi dazi colpiranno soprattutto l’industria dell’alluminio, da cui gli Usa importano in grandi quantità da Canada e Messico, prodotti agricoli come pomodori, avocado e peperoni, ma anche alcolici distintivi come il whiskey canadian, tequila e mezcal. Per l’Europa la cattiva notizia si riflette sulle case automobilistiche europee con una forte presenza di stabilimenti in Messico, fra cui spicca l’italo-francese Stellantis, che risulta fra le più esposte ai nuovi dazi americani. Martedì Stellantis ha ceduto il 10%, con un calo del 7,2% da inizio anno anche dopo il rimbalzo registrato nella seduta di mercoledì. Lo Stoxx 600 europeo è in aumento del 9,14% da inizio anno al 5 marzo, nonostante le forti oscillazioni registrate nelle prime due sedute settimanali.


Fattori come l’impulso alla spesa militare e l’espansione fiscale in Germania, unite al taglio dei tassi d’interesse della Bce (atteso giovedì) continuano a far sperare gli investitori in azioni europee. “Il potenziale per un aumento della spesa fiscale dopo le elezioni in Germania e l’accelerazione degli sforzi dei governi europei per deregolamentare e stimolare la crescita”, ha scritto Peter Oppenheimer, Chief Global Equity Strategist di Goldman Sachs Research, “suggeriscono che, dopotutto, la situazione potrebbe non essere così negativa come i mercati hanno previsto nei loro prezzi”.


“Un cambiamento fondamentale nella politica macroeconomica ed estera ha alimentato la recente volatilità dei mercati.”, si legge in una nota degli analisti di BlackRock, “siamo pronti a rivedere le nostre posizioni e riteniamo che i mercati privati giocheranno un ruolo chiave su diversi orizzonti temporali”.
“L’incertezza sulla politica commerciale ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 65 anni, riflettendo le notizie sui dazi imposti dagli Stati Uniti”, hanno notato gli analisti verificando la frequenza mediatica di alcuni termini cruciali in materia di dazi e protezionismo.

Grafico intitolato "Navigating historic uncertainty" che mostra l'indice di incertezza della politica commerciale degli Stati Uniti dal 1960 al 2025. Picchi negli anni '80 e nella crisi finanziaria del 2008, con picchi intorno al 2020, a indicare una maggiore incertezza. Asse Y: livello dell'indice, asse X: anni.
Source: BlackRock Investment Institute, with data from Matteo Iacoviello/Haver Analytics, February 2025. Note: The Trade Policy Uncertainty (TPU) Index is based on automated text searches of the electronic archives of seven newspapers. The measure is calculated by counting the monthly frequency of articles discussing trade policy uncertainty (as a share of the total number of news articles) for each newspaper. The index is normalized to a value of 100 for a 1% article share.


Secondo BlackRock una risposta in termini di gestione degli investimenti consiste nell’allocare una quota maggiore del rischio di portafoglio su strategie tattiche come l’investimento nelle azioni Usa e giapponesi: “Gli utili aziendali negli Stati Uniti rimangono solidi e si estendono oltre le sole aziende legate all’AI. Tuttavia, siamo pronti a rivedere la nostra strategia, soprattutto con l’arrivo di ulteriori dettagli sull’implementazione delle politiche economiche”.

Grafico a barre intitolato "Assets in review" che mostra le performance di asset selezionati per l'anno in corso e intervalli previsti per il 2025. Gli asset includono azioni europee, oro, azioni statunitensi e altro, con rendimenti totali che vanno dal -10% al 15%.

L’entrata in azione dei dazi su Canada e Messico, dopo quelli introdotti anche ai danni dell’Europa sull’acciaio, non sembra smuovere il recupero a sorpresa dell’appeal delle azioni europee.
“Siamo positivi sulle azioni europee, in considerazione della maggiore stabilità politica in Francia e Germania. Il probabile aumento della spesa per la difesa europea ha riflessi positivi anche per le azioni europee. Il tono tenuto da Trump venerdì ha chiarito che la protezione degli Stati Uniti non è più garantita per tutti i paesi”, ha commentato César Pérez Ruiz, Head of Investments & CIO di Pictet Wealth Management nella sua nota settimanale del 5 marzo.


“L’Europa ha iniziato l’anno con una performance superiore rispetto agli Stati Uniti. Abbiamo visto un inizio d’anno interessante per il Vecchio Continente, mentre il Nasdaq era addirittura in negativo fino a pochi giorni fa”, hanno commentato Rocco Bove, head of Fixed Income, e di Massimo Trabattoni, head of Italian Equity, di Kairos Partners Sgr, per i quali le valutazioni dell’azionario europeo “restano interessanti: molti settori sono sottovalutati e potrebbero beneficiare di una normalizzazione delle tensioni macroeconomiche e geopolitiche. Oggi c’è una corsa agli investimenti legati al riarmo, ma pochi guardano ai settori ciclici che, nel medio termine, potrebbero offrire grandi opportunità”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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