Aste immobiliari, nel 2020 dati congelati: un “time out” imposto

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Nel 2020, il mercato delle aste immobiliari è stato influenzato dalla chiusura dei tribunali, dettata dall’esplosione da covid 19. Il risultato? Le aste sono state meno di 117 mila, quelle rinviate circa 123mila e il mancato recupero ha superato gli 8,6 miliardi

Delle 116.637 aste totali, oltre il 41% ricadono nelle regioni del Nord Italia

La Lombardia continua a mantenere il suo titolo, ormai incontrastato da oltre 7 anni, anche se quest’anno è stata sicuramente la regione più colpita dagli effetti del covid-19

Per quanto riguarda la tipologia degli immobili all’asta, si è abbassata di oltre il 50% la pubblicazione di immobili residenziali

Nel 2020, la chiusura dei tribunali, dettata dall’esplosione da covid 19 – ha avuto una conseguenza pesante sul mercato delle aste. Lo scorso anno, infatti, le aste immobiliari sono state meno di 117 mila (esattamente 116.637), mentre quelle rinviate circa 123mila e il mancato recupero ha superato gli 8,6 miliardi.
Questo quanto emerso all’interno del report Aste 2020 redatto dal Centro studi AstaSy Analytics di Npls Re_Solutions, in cui viene precisato come sia impossibile parlare di un “calo percentuale” perché le stesse aste si sono bruscamente interrotte, e alcune ancora lo sono, a causa di forza maggiore. In ogni caso, due anni fa, le aste immobiliari avevano sfiorato quota 205mila (esattamente 204.632): un trend comunque in calo del 16,5% rispetto all’esercizio precedente quando il numero aveva oltrepassato le 245 mila unità.
“Non possiamo parlare ancora di perdita; al momento si tratta solo di un allungamento dei tempi”, ha puntualizzato Mirko Frigerio, fondatore e vicepresidente esecutivo Npls Re Solutions e presidente del centro studi AstaSy Analytics. Anche se non è omogeneo fare un confronto, è giusto ricordare qual era l’andamento del 2019, anno in cui il trend era comunque in discesa.

In ogni caso, il mercato delle aste è molto frammentato. Quasi 104 mila lotti, pari all’89% della composizione delle esecuzioni immobiliari è costituito da beni il cui valore in asta è inferiore a 250mila euro. Sono invece 10.333 i lotti (8%) costituiti da beni il cui valore in asta è inferiore a un milione di euro. Infine, il 2% restante è formato da beni di valore d’asta superiore al milione.

Delle 116.637 aste totali, oltre il 41% ricadono nelle regioni del Nord Italia. Ai primi 5 posti, con quasi il 50% del totale delle esecuzioni italiane, si collocano: la Lombardia (16,7%), Sicilia (10%), Emilia-Romagna (7,11%), Veneto (7%) e Lazio (7%).

In particolare, la Lombardia continua a mantenere il suo titolo, ormai incontrastato da oltre 7 anni, anche se quest’anno è stata sicuramente la regione più colpita dagli effetti del covid19. Già sapevamo che oltre 16% della popolazione italiana risiedesse in Lombardia, ora sappiamo anche che la Lombardia si riconferma di nuovo la prima regione italiana come numero di esecuzioni immobiliari anche nel 2020, e si trascina questo record, purtroppo, già da anni.

Per quanto riguarda la tipologia di immobili all’asta, si abbassa di oltre il 50% la pubblicazione di immobili residenziali, che, nell’anno precedente, erano oltre il 70%.  In merito invece alla provenienza degli immobili messi all’asta, si tratta per il 70% di esecuzioni immobiliari, mentre per il 28% di procedure concorsuali.

Fonte: report Aste 2020 redatto dal Centro studi AstaSy Analytics di Npls Re_Solutions
Tempi lunghi

Sembra assurdo, ma dal report emerge come esistano e continuino a essere mantenute aste datate 1974, 1976, 1977 e cosi a seguire. Esistono e sopravvivono, da prima del 2010, ancora 15.641 procedure, che si protraggono per tanti anni. E tutto questo, in alcuni casi vuol dire oltre 40 anni di costi attivi, senza arrivare alla chiusura e all’estinzione della pratica. “Forse – si legge nel report – il mondo del credito si sta rendendo conto, ora più che mai, che il recupero giudiziale è solo un mezzo, anche lungo, costoso e spesso poco efficace per l’obiettivo che si vuole raggiungere: recuperare i crediti deteriorati. Forse – conclude lo studio – ci si sta rendendo conto che strumenti alternativi e stragiudiziali potranno fare la differenza in un futuro molto prossimo”.

di Stefania Pescarmona

Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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