Fondi pensione, i rendimenti nel 2024: le categorie vincenti

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Una persona con camicia blu e cravatta a righe è seduta a una scrivania, usa una calcolatrice e scrive documenti finanziari. Una tazza è appoggiata sulla scrivania accanto a loro. L'ambiente suggerisce un ambiente d'ufficio.

Nel 2024 i fondi pensione sono riusciti a battere il Tfr in quasi tutte le categorie, con un’unica eccezione. Pip azionari in testa ai risultati dell’ultimo anno.

Indice

Il 2024 dei fondi pensione si è chiuso con una sostanziale vittoria a tutto campo su inflazione e rivalutazione del Tfr, i due termini di confronto più comuni quando, a fine anno, si fa il bilancio delle varie strategie. L’unica eccezione sono state le gestioni separate dei Pip, strumenti di previdenza a capitale garantito, che non sono riuscite a superare la rivalutazione del Tfr messa a segno nel 2024: 1,4% contro 1,9%, stando ai dati pubblicati dalla Covip.

I Pip, invece, continuano a brillare nella categoria azionaria, con una performance del 13% al netto di costi e tassazione: un risultato decisamente più sostanzioso rispetto ai fondi pensione aperti di pari categoria, che si fermano al 10,4%.

Pip vs fondi pensione azionari

Sulla lunga distanza, il confronto fra Pip e fondi pensione azionari risulta particolarmente interessante: negli ultimi anni, nonostante i costi più elevati, i Pip hanno superato le performance dei fondi pensione. Dai dati Covip sull’orizzonte decennale emerge che il rendimento annuo di 4,7%, comune a fondi pensione e Pip azionari, si accompagna però a una minore volatilità nel caso dei fondi pensione. Il portafoglio dei Pip, infatti, è tendenzialmente più soggetto a variazioni. Considerando il confronto decennale, aver avuto le stesse performance con minor rischio pone il confronto a favore del fondo pensione aperto azionario, rispetto al Pip.

Due box plot affiancati mettono a confronto le categorie "Fondi pensione aperti" e "PIP 'nuovi'": Garntiti, Obblig., Bilanciati, Azionari. Intervallo dell'asse Y: da -2 a 10. Ogni grafico mostra la mediana (indicatore del rombo), quartili e valori anomali.

Il rilancio dei garantiti

Un’altra novità che emerge chiaramente, confrontando il 2024 con le performance storiche, è il netto miglioramento delle gestioni garantite, in particolare nei fondi pensione negoziali e aperti. L’aumento dei rendimenti obbligazionari osservato tra 2022 e 2023 potrebbe aver posto le basi per una revisione al rialzo del flusso di cedole sulla quota a reddito fisso dei portafogli: di conseguenza, nei prossimi anni, potremmo assistere a rendimenti stabilmente più elevati anche per i fondi pensione garantiti, che per lungo tempo erano stati una vera delusione, con risultati nettamente inferiori alla rivalutazione del Tfr.

Le adesioni in crescita nel 2024

L’adesione alla previdenza integrativa ha registrato un trend crescente lo scorso anno, con un incremento del 4,2% delle posizioni aperte, salite a 11,1 milioni. In termini percentuali, la crescita più marcata ha riguardato i fondi pensione aperti, che hanno visto 133.900 posizioni in più (+6,9%), seguiti dai Pip con 83.500 nuove adesioni (+2,2%). Il totale delle posizioni si è così attestato, rispettivamente, a 2,084 milioni per i fondi aperti e 3,865 milioni per i Pip.

Nel mezzo si colloca l’incremento del 5,7% fra le nuove posizioni dei fondi negoziali. Fra questi, hanno inciso soprattutto le sottoscrizioni nel settore edile (+84.800 posizioni) e il fondo del pubblico impiego (+38.500). Nuove adesioni di rilievo, inoltre, si sono registrate anche nel fondo destinato ai lavoratori del commercio e in quello rivolto all’industria metalmeccanica (entrambi +20.300 posizioni).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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