Valutazioni dell’S&P 500 e ritorni attesi

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Una persona in un abito gessato con le braccia incrociate, sorridente. Accanto a loro c'è un pannello verde acqua con un logo con una penna all'interno di una linea curva e il testo "AGORÀ ALEX GIANNOLA.

Il ciclo globale di allentamento monetario sarà pienamente in atto nel 2025, con l’inflazione ormai vicina agli obiettivi delle banche centrali nella maggior parte delle economie sviluppate.  La liquidità in circolo è ancora elevata e i tassi di interesse continuano a essere superiori al tasso di inflazione. Detto ciò, i mercati affrontano un crescente punto di tensione: gli asset con i fondamentali più solidi presentano valutazioni più estese, e viceversa. I rischi economici e politici di breve termine saranno decisivi nel determinare se prevarrà ancora il momentum o le valutazioni elevate influenzeranno i rendimenti degli investimenti nel 2025.


In questo breve articolo vorrei esporre ai lettori come le valutazioni attuali, che risultano molto elevate, influenzeranno i rendimenti futuri e per quale motivo quindi il 2025 sarà un anno ricco di insidie e opportunità.


Partendo dall’analisi odierna, l’S&P 500 viene scambiato a dei livelli di valutazione particolarmente alti.

Grafico lineare del rapporto P/E forward dell'S&P 500 dal 1989 al 2024, che mostra le fluttuazioni con le principali misure di valutazione. Include linee tratteggiate verdi per la media e ±1 deviazione standard, evidenziando rapporti come CAPE e Dividend Yield. Fonti indicate di seguito.

Come mostrato nel grafico soprastante il Forward P/E dell’S&P 500 ad oggi è pari a 21,5x, la media dei 30 anni è pari a 16,7x, il picco massimo è stato raggiunto durante la bolla delle dot.com nel 2000 con una media P/E pari a circa 24x, il che testimonia la bontà delle valutazioni attuali. Dalle analisi pubblicate da JP Morgan Asset Management[1] che mettono in relazione i livelli di P/E[2] e i rendimenti attesi futuri, emerge che i ritorni attesi per i prossimi 12 mesi e per i prossimi dieci anni sono molto contenuti.

Questa relazione è ben mostrata nei due grafici successivi

Due diagrammi di dispersione mostrano i rapporti P/E forward dell'S&P 500 rispetto ai rendimenti successivi a 1 anno (sinistra) e ai rendimenti a 10 anni (destra). Entrambi i diagrammi mostrano una banda verde che indica il livello attuale, evidenziando le tendenze dei dati storici. Logo di J.P. Morgan Asset Management qui sotto.
  1. Rendimento atteso per il prossimo anno (grafico a sinistra): Ogni quadratino rappresenta il rapporto Forward P/E in un dato momento e il rendimento osservato nell’anno successivo.
  2. Rendimento atteso per i prossimi dieci anni (grafico a destra): Ogni quadratino mostra il rapporto Forward P/E al momento dell’osservazione e il rendimento annualizzato nei successivi dieci anni.

Le osservazioni coprono il periodo dal 1988 fino a dicembre 2024, per un totale di circa 430 punti dati (36 anni x 12 mesi). Dai grafici emergono alcune considerazioni fondamentali:

  • C’è una forte relazione tra la valutazione iniziale e i successivi rendimenti annualizzati nei successivi dieci anni (o cinque anni[3]). Valutazioni iniziali più elevate portano costantemente a rendimenti inferiori e viceversa. Ci sono piccole variazioni nelle osservazioni ma la tendenza è chiara.
  • Oggi il rapporto P/E è chiaramente ben al di sopra del decile superiore delle osservazioni storiche
  • Negli ultimi 36 anni, quando l’S&P è stato acquistato a rapporti di P/E simili a quelli odierni, i rendimenti annualizzati nei successivi dieci anni sono sempre stati tra il più 2% e il meno 2%.

Non dovrebbe sorprendere che il rendimento di un investimento sia significativamente influenzato dal prezzo pagato per esso. Di conseguenza, gli investitori non dovrebbero essere indifferenti alle valutazioni di mercato attuali.

Chi si contrappone a questo pensiero, indicando che nel lunghissimo termine i mercati tendono ad andare verso l’alto e nel frattempo guadagnare più o meno il 2% non sarebbe la cosa peggiore del mondo, trascura un aspetto fondamentale. Tale affermazione presuppone che i prezzi delle azioni restino stabili per i prossimi dieci anni. Ma un’altra possibilità è che una correzione multipla sia compressa in un anno o due, implicando un grande calo nei prezzi delle azioni come abbiamo visto nel 1973/74, 2000/02 o 2007/09.

In questo caso il risultato per gli investitori potrebbe essere molto avverso.

Il 2025 si preannuncia un anno di elevata volatilità, con una gamma più ampia di risultati possibili per aziende e mercati. Sebbene questo possa sembrare scoraggiante, rappresenta un contesto favorevole per gli investitori attivi.

La volatilità può portare a valutazioni errate, offrendo opportunità per identificare aziende di qualità e resilienti.

Una costruzione del portafoglio bilanciata e ponderata sarà fondamentale per sfruttare queste condizioni, garantendo agli investitori il raggiungimento dei propri obiettivi finanziari di lungo termine, senza lasciarsi influenzare dall’incertezza di breve periodo


[1] https://am.jpmorgan.com/content/dam/jpm-am-aem/global/en/insights/market-insights/guide-to-the-markets/mi-guide-to-the-markets-ce-en.pdf

[2] rapporto prezzo utili, indica quante volte si devono pagare gli utili per acquistare un’azione; in finanza è uno tra gli indicatori per valutare se un’azione è cara o meno

[3] Stesse analisi di JP Morgan Asset Management condotto dal 1999 al 2024 sui rendimenti a cinque anni. https://am.jpmorgan.com/us/en/asset-management/adv/insights/market-insights/guide-to-the-markets/

di Alex Giannola

Nei mercati finanziari non puoi prevedere, ma ti puoi preparare.

Nato a Palermo, già dalla maturità scientifica appassionato di mercati finanziari.
Dopo aver conseguito la laurea triennale in economia ho vissuto a Londra per diversi mesi dove ho conosciuto diversi professionisti dell’asset management e approfondito il mondo dell’investing anglosassone.
Rientrato in Italia e dopo aver conseguito la laurea magistrale in finanza e risk management presso l’Università di Parma ed aver fatto diverse esperienze lavorative negli anni mi sono reso conto del modo approssimativo in cui venivano gestiti i risparmi in questo Paese.
Da qui l’idea di costituire una società di Consulenza Finanziaria, con l’obiettivo di aiutare gli investitori a ottenere dei rendimenti adeguati ed in linea con i ritorni dei mercati evoluti, grazie all’esperienza ormai decennale di studi e approfondimenti sui mercati finanziari.

Il mio obiettivo è soprattutto quello di migliorare le conoscenze dei miei clienti, spiegando dettagliatamente tutte le scelte che saranno fatte in un determinato momento e le motivazioni dietro ciascuna delle scelte effettuate.

Solo attraverso l’educazione finanziaria si può arrivare ad ottenere dei rendimenti soddisfacenti con la serenità di conoscere precisamente gli obiettivi fissati e la strada intrapresa.

 

Il grande Warren Buffet, infatti, affermail rischio deriva dal non comprendere ciò che si sta facendo”.


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