L’Ops su Banco Bpm “era diventata un peso”, ha dichiarato Andrea Orcel, ma all’indomani del ritiro UniCredit ha rilanciato la propria strategia, alzando gli obiettivi di ricavi e utili grazie a un primo semestre 2025 che ha segnato nuovi record. L’utile netto si è attestato a 3,3 miliardi nel secondo trimestre, portando il totale del semestre a 6,1 miliardi: per la banca, è “il miglior anno di sempre”. I ricavi sono aumentati a 5,9 miliardi nel trimestre, con un RoTE – l’indicatore di redditività – salito al 24,1%.
Il calo del margine d’interesse, che avrebbe dovuto smorzare la crescita della banca (-2,8% annuo nel trimestre), non è bastato a frenare il miglioramento dei risultati, sostenuto invece dalla crescita di altre voci di ricavo, come le commissioni e il contributo dell’attività assicurativa.
“Siamo protetti per il futuro poiché il nostro basso costo del rischio, l’elevata qualità degli attivi e un livello di overlay senza eguali ci difendono contro potenziali recessioni macroeconomiche”, ha sottolineato l’amministratore delegato Andrea Orcel nella nota ufficiale. “Questa eccezionale performance nel primo semestre, insieme a ulteriori leve per una crescita futura, ci ha permesso di alzare le nostre guidance per il 2025 e le ambizioni per il 2027, prevedendo almeno 30 miliardi di distribuzioni totali agli azionisti, di cui almeno 15 miliardi in dividendi in contanti nel periodo 2025–2027”.
I nuovi target di UniCredit
Nel dettaglio, i nuovi target per il 2025 puntano a ricavi superiori ai 23,5 miliardi e a utili netti per circa 10,5 miliardi. Il margine d’interesse è atteso in calo nell’ordine del mid-single digit rispetto al 2024, mentre le entrate commissionali (incluse quelle assicurative) cresceranno in proporzione analoga. Le distribuzioni complessive supereranno i 9,5 miliardi, con almeno 4,75 miliardi sotto forma di dividendi cash.
In qualche modo, il tramonto dell’Ops su Banco Bpm e la conferma che la partecipazione in Commerzbank (9,9%) resta un investimento puramente finanziario, non finalizzato a un’acquisizione, ha riportato il focus della banca sull’impiego del capitale a favore della remunerazione degli azionisti, in attesa di nuove occasioni.
Banco Bpm, Orcel: ecco perché abbiamo “tracciato una linea”
A pesare sulla decisione di ritirare l’Ops è stata soprattutto l’incertezza legata al golden power, contestato apertamente dalla Commissione europea, ma ancora privo di una risoluzione chiara e definitiva. “Penso che abbiamo tracciato una linea sull’operazione di Banco Bpm”, ha ribadito Orcel durante la conference call.
“Uno dei motivi per cui abbiamo ritirato l’offerta è che il processo non è chiaro. Dal punto di vista legale siamo in territorio inesplorato”, ha spiegato. “Da una parte, il TAR ha emesso una sentenza che potrebbe implicare la riformulazione della normativa sul golden power, sentenza peraltro impugnabile al Consiglio di Stato. Dall’altra, la Commissione europea ha inviato una lettera al governo italiano, resa pubblica, che richiede risposta entro il 12 agosto. Dopo quella risposta, l’Ue deciderà come procedere. Per l’Europa, avere chiarezza sulle regole del gioco nei deal bancari è importante, specie nei rapporti con Paesi come Italia e Spagna”.
Apparentemente, l’appoggio di Bruxelles e l’estensione concessa da Consob avrebbero potuto motivare UniCredit a insistere. Ma non sarebbe bastato. “Sì, la posizione della Commissione europea è stata molto chiara e molto apprezzata. Ma anche considerando l’estensione concessa da Consob, non avremmo comunque ottenuto una chiarificazione della questione golden power entro quella finestra temporale”, ha risposto Orcel. “Anzi, solo ieri le notizie più recenti parlavano del fatto che il governo stava lavorando a una nuova normativa sul golden power, allungando ulteriormente i tempi. Dal primo aprile siamo rimasti completamente bloccati in una situazione in cui non potevamo condurre un’Ops ordinata, con una situazione che continuava a slittare”.
“Per noi era diventato un freno troppo pesante. Questo è il vero motivo per cui ci siamo ritirati: la questione golden power non è risolta, e non lo sarà in tempi utili”.
Ma la componente regolamentare non è l’unica ragione del passo indietro. “Il valore dell’operazione si era progressivamente sbilanciato a nostro sfavore: conoscete la nostra opinione sul valore disperso con Anima”, ha detto Orcel, facendo riferimento all’acquisizione di Anima da parte di Bpm a prezzo pieno e senza i benefici del Danish Compromise. “Sapevamo che avremmo dovuto fare investimenti straordinari e accantonamenti ulteriori su Bpm per portarla ai nostri standard”.
Infine, UniCredit è rimasta — fino al ritiro dell’offerta — bloccata anche sul buyback da 3,6 miliardi, che sarebbe stato attivato solo dopo la chiusura dell’operazione. “In pratica, avremmo portato 800 milioni di valore agli azionisti di Bpm, sottraendoli ai nostri. E se avessimo proseguito, avremmo rischiato di compromettere l’intero piano di distribuzione anche nel quarto trimestre. È stata una decisione difficile, ma giusta per UniCredit e per la creazione di valore”.
La fine dell’Ops, ha aggiunto Orcel, consente ora alla banca di tornare a investire con libertà su altri fronti che erano rimasti congelati. E sul capitolo Commerzbank, dove UniCredit detiene una quota del 9,9%, il messaggio è netto: “Rimarremo un investitore. Non c’è un piano per trasformare questa posizione in una di controllo”.

