Le traiettorie rivoluzionarie della sostenibilità fanno clic

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La corsa a un’economia a zero emissioni comporta una radicale trasformazione del modello economico attuale. Essere in grado di cogliere tale sfida premierà (anche) i portafogli degli investitori che hanno saputo guardare più lontano

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Quello della sostenibilità è un argomento protagonista sui media, ma vi è grande confusione, soprattutto in ambito investimenti. Le contraddizioni del modello economico attuale sono lampanti e si concretizzano in un unico dato, che è «l’attuale gap di circolarità: solo il 9% delle risorse globali arriva da materiali riciclati». A parlare è Hubert Keller, managing partner, Lombard Odier. Un sistema che l’esperto non esita a definire “WILD”, ovvero «sprecone (wasteful), inattivo (idle), sbilanciato (lobsided), sporco (dirty)». Del resto, meno del 27% degli scarti tracciabili dell’attività umana rientra nel ciclo produttivo. Le scorte di materiali aumentano di 31 giga-tonnellate all’anno, il 64% della popolazione adulta mondiale produce l’1,9% della ricchezza globale. Infine, il 37% dei materiali di scarto impiegati nelle produzioni si traduce in emissioni o esce dai radar della tracciabilità.

Un mondo sciupone

«E’ che stiamo spingendo la natura oltre i suoi limiti», prosegue Hubert Keller. «Si tratta di soglie molto pericolose da superare, a pena di un aumento notevole dei costi e dei rischi». Quali sono queste soglie? L’aumento di 2 C° per quanto riguarda il cambiamento climatico, l’acidificazione degli oceani, l’assottigliamento dell’ozono, la deforestazione, l’inquinamento agrochimico, l’uso eccessivo di acqua potabile, la perdita di biodiversità, l’inquinamento dell’aria, i rifiuti tossici. «Almeno il 50% delle attività economiche impatta sul clima». Le industrie che maggiormente vi influiscono sono: alimentare, energia, manifattura, sanità, turismo, immobiliare. Forse proprio per questo, «il mutamento climatico è un processo ancora reversibile».

Dal “WILD” alle traiettorie di una sostenibilità “CLIC”

«In Lombard Odier siamo molto concentrati sulle tematiche legate al cambiamento climatico e profondamente legati alle convinzioni che stanno alla base degli investimenti». Per passare da un modello economico “WILD” a uno “CLIC” è necessario che i criteri Esg debbano necessariamente declinarsi in tre dimensioni: «il come, il cosa e il dove».

Come si comportano le aziende? Dice Christopher Kaminker, head of sustainable investment research, strategy & stewardship, Lombard Odier: «La prima domanda che facciamo alle imprese è: avete stabilito un obiettivo di zero emissioni?». Poi, sono importanti i dati (il cosa), che da soli non porteranno molto rendimento: è essenziale conoscere le traiettorie della sostenibilità (il dove). Percorsi che devono essere sostenuti da nuovi e più solidi obiettivi di regolamentazione riguardanti circolarità, natura, uguaglianza, zero emissioni; dalla convenienza economica di adottare soluzioni “pulite”, da una crescente consapevolezza dei consumatori, dalla redistribuzione dei capitali. Un modello CLIC comporta una transizione a un’economia a zero emissioni, positiva nei confronti della natura, circolare; a una società equa e sicura.

Attualmente, i portafogli degli investitori presentano rischi legati al clima ben dettagliati. Come illustra anche Thomas Höhne-Sparborth, senior sustainability analyst, Lombard Odier, questi rischi sono legati ai vincoli del carbonio e ai danni che provoca.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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