S&P 500: ecco 10 curiosità esg del re degli indici

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Ci sono indici più green, ed indici meno green. L’S&P 500 dove si posiziona? In occasione della giornata mondiale della Terra, Bank of America ha risposto con 10 punti

BofA ha pubblicato il report“ESG Matters – US 10 surprises about the S&P 500 for Earth Day” in occasiona della  giornata della Terra

Attualmente il 90% delle aziende quotate nell’S&P 500 pubblica rapporti di corporate social responsability

Le aziende con emissioni elevate commerciano con uno sconto superiore al 15% rispetto alle aziende con basse emissioni

Verde, ma non troppo. L’S&P 500, l’indice di riferimento per il mercato azionario statunitense, e probabilmente il più rappresentativo dei più generali movimenti borsistici, si potrebbe definire il “re degli indici”. Quasi tutte le aziende più capitalizzate del pianeta hanno casa S&P 500. Tuttavia quando si parla di principi esg, l’S&P500 non gode della stessa fama. Bank of America, alla domanda se l’indice sia un indice verde, ha risposto con 10 curiosità.
Hai fatto molta strada, S&P 500: il 90% delle aziende quotate nell’S&P 500 pubblica rapporti di corporate social responsability. Nel 2011 questa percentuale era appenna del 20%.

Peso per 20, inquino per 80: Tre settori (industriale, servizi di pubblica utilità ed energia) rappresentano oltre il 70% delle emissioni dirette e indirette all’interno dell’S&P 500, sebbene costituiscano meno del 15% dell’indice.

Conviene fissare una data: all’interno dei settori più pesanti, le aziende che hanno fissato le date per raggiungere la neutralità del carbonio scambiano con un premio significativo rispetto a quelle che non l’hanno fatto

I finanziari stanno vincendo la corsa allo zero netto: tra le società che hanno fissato obiettivi carbon neutral, le società finanziarie prevedono di arrivarci più velocemente, con una data obiettivo mediana del settore del 2022. Questa è seguita dalle società Consumer Staples, che hanno una data obiettivo mediana del 2025.

Tecnologia, esg di facciata: la tecnologia è uno dei settori più sovraponderati dai fondi ESG, ma riteniamo che abbia alcune delle più alte emissioni indirette tra i settori dei servizi (Figura 5).

Dire qualcosa di brutto è meglio che non dire niente: le aziende con emissioni elevate commerciano con uno sconto superiore al 15% rispetto alle aziende con basse emissioni. Ma non dire niente può essere peggio che dire qualcosa di brutto: le aziende che non rivelano alcun dato sulle emissioni commerciano con uno sconto ancora maggiore

Dal nero carbone al verde: mentre il settore dei servizi di pubblica utilità ha una delle più grandi impronte di carbonio nell’S&P 500, metà di tutte le società di servizi pubblici nell’S&P 500 si è impegnata per la neutralità del carbonio, una percentuale più alta rispetto a qualsiasi altro settore

Guarda al tuo consumo di acqua: le aziende con una maggiore efficienza idrica commerciano a un multiplo più elevato rispetto alle aziende che sono meno efficienti rispetto all’utilizzo dell’acqua

I settori al consumo producono rifiuti: i settori di consumo costituiscono la metà dei rifiuti totali generati dalle società S&P 500, mentre il tech è al secondo posto con contando per il 25%. L’altra faccia della medaglia è che sono proprio queste aziende quelle che stanno adottando le misure maggiori per ridurre i rifiuti: i settori “staples” e “discretionary” guidano la classifica sia nel male che nel bene.

La matematica del bitcoin: con un numero crescente di società S&P 500 esposte a bitcoin tramite investimenti, prestiti e pagamenti, vale la pena notare che 1,2 milioni di auto guidate nel corso di un anno producono la stessa Co2 che richiede l’estrazione di 1 miliardo di dollari in bitcoin

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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