La sostenibilità è solo una questione di obblighi normativi?

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Francesco Perrini dell’Sda Bocconi school of management spiega a We Wealth in che modo banche (e imprese) possono andare oltre la compliance e tutelarsi dai rischi. Anche quando si parla di responsabilità etica e sociale

Francesco Perrini: “Le imprese e le banche dovrebbero incrementare l’attività di due diligence sui clienti introducendo temi etici, ambientali, sociali e di buona governance”

Le controversie Esg potrebbero rappresentare da un lato una misura del valore dell’impresa in termini di sostenibilità ma dall’altro essere d’aiuto nella selezione di clienti e fornitori

L’indagine sui conti segreti di Credit Suisse, che la scorsa settimana è tornata nell’occhio del ciclone, ha finito per puntare il faro sulla legge federale sul riciclaggio di denaro. Col Partito popolare europeo che ha invocato una revisione delle pratiche bancarie svizzere. Ma, in casi del genere, si può parlare anche di responsabilità sociale? E in che modo le banche possono andare oltre la compliance e giocare d’anticipo quando si tratta di questa tipologia di controversie?
La maxi inchiesta riguarda migliaia di conti correnti aperti negli scorsi decenni (in alcuni casi risalenti anche agli anni ’40) da soggetti accusati di attività illecite, uomini d’affari colpiti da sanzioni internazionali ma anche ex dittatori o faccendieri. “Presumiamo che, dati i vari presidi di vigilanza, la banca rispettasse tutte le normative ed era compliant con tutti i regolamenti”, spiega a We Wealth Francesco Perrini, professore senior di finanza aziendale e immobiliare, direttore scientifico del Sustainability Lab e co-direttore dell’Esg Lab dell’Sda Bocconi school of management. “Per evitare clienti di questo tipo bisogna andare oltre la compliance e inserire dei filtri per i criteri Esg (Environmental, social, governance) che vadano a loro volta oltre il rispetto delle leggi e dei regolamenti e permettano di individuare clienti, persone o società che violino appunto i diritti umani o distruggano l’ambiente invece di proteggerlo”.

“Le imprese e le banche devono diventare sempre più responsabili e sostenibili per evitare di incespicare in situazione del genere. Devono incrementare l’attività di due diligence sui clienti introducendo temi etici, ambientali, sociali e di buona governance”, aggiunge Perrini. “Nel caso di clienti-società, gli istituti possono anche fare ricorso al rating Esg, con la funzione di individuare e selezionare quelle aziende più in linea con le nuove aspettative dei mercati, delle leggi e dell’opinione pubblica, in continua trasformazione”.

Secondo l’esperto, tra l’altro, le controversie Esg (vale a dire quell’insieme di notizie diffuse dai media su aspetti etici, ambientali, sociali e di buona governance relative alle società) potrebbero rappresentare da un lato una misura del valore dell’impresa in termini di sostenibilità, riflettendo più fedelmente le prestazioni Esg aziendali, ma dall’altro potrebbero essere anche di aiuto nella selezione di clienti e fornitori per le banche stesse. “Ciò darebbe anche maggior trasparenza alle metodologie utilizzate dagli istituti per accettare o meno clienti e garantirebbe una maggior credibilità in caso di problemi, così come guidano le decisioni degli investitori verso scelte più consapevoli”.

Ricordiamo intanto che la Commissione europea, nella giornata del 23 febbraio, ha adottato una proposta di direttiva sul dovere di diligenza delle imprese volta a promuovere comportamenti responsabili lungo le catene del valore mondiali. Una normativa che, negli auspici di Bruxelles, dovrebbe garantire anche una maggiore trasparenza a consumatori e investitori. “Le nuove regole garantiranno che le imprese affrontino gli impatti negativi delle loro azioni, anche nelle loro catene del valore”, osserva Perrini. Poi conclude: “Fondamentale sarà: identificare, porre fine, prevenire, mitigare e tenere conto dei diritti umani negativi e degli impatti ambientali nelle operazioni dell’azienda, nelle sue filiali e nelle sue catene del valore”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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