Bce in pausa, come preparare i portafogli alla riunione di settembre

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La Bce anticipa che sarà difficile far rientrare l’inflazione al 2% entro l’anno prossimo, mentre gli aumenti dei salari impongono prudenza nei tagli

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La Banca centrale europea ha lasciato i tassi invariati, sottolineando alcune sfide per il rientro dell’inflazione al 2% da qui al 2025. In particolare, il comunicato del Consiglio direttivo ha messo in risalto come “la politica monetaria mantiene restrittive le condizioni di finanziamento” e che “al tempo stesso, le pressioni interne sui prezzi restano alte”. Questo indica che l’inflazione osservata in questa fase è sensibile alla politica monetaria, non essendo più importata da rincari di materie prime estere (come il gas) – una considerazione che sembra sottolineare l’importanza di mantenere stabile la politica monetaria senza ridurre ulteriormente il costo del denaro.

Taglio a settembre?

Anche se il mercato è ampiamente orientato su un taglio a settembre, la presidente della Bce, Christine Lagarde, è rimasta ancorata a uno stretto approccio data dependent che lascia pochi indizi sulla prossima mossa del Consiglio: “La questione ciò che faremo a settembre è completamente aperta e sarà determinata sulla base di tutti i dati che riceveremo”, ha affermato Lagarde, “la proiezione [economica] di settembre, insieme a tutti gli altri elementi che riceveremo, sarà presa in considerazione per decidere cosa fare a settembre. Ma non c’è un percorso predefinito, e questo è stato fortemente sostenuto dal Consiglio direttivo“.

Nel corso della conferenza stampa l’euro ha perso circa lo 0,2% sul dollaro a 1.0917. Stabile lo spread Btp-bund attorno ai 130 punti base.

“Il mercato del lavoro solido suggerisce che la Bce non avrà fretta di tagliare ulteriormente i tassi”, ha commentato Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, “il flusso di dati dei prossimi mesi deciderà la velocità con cui la Bce eliminerà ulteriori restrizioni… ci aspettiamo il prossimo taglio dei tassi a settembre”.

“Resta invariata l’attesa di due ulteriori tagli della Bce entro fine anno”, ha dichiarato in una nota Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, “se il prossimo taglio arriverà già a settembre o si dovrà aspettare ottobre dipenderà anche dalle decisioni della Fed, che a settembre si pronuncerà sei giorni dopo l’Eurotower. Ad ogni modo, la riunione Bce di settembre sarà preceduta dal simposio di Jackson Hole (22 – 24 agosto), che potrebbe anticipare le future mosse della Fed”.

In particolare, “l’inflazione dei servizi è elevata ed è probabile che l’inflazione complessiva rimanga al di sopra dell’obiettivo fino a gran parte del prossimo anno”. La componente dei servizi, all’interno del paniere dell’inflazione, è particolarmente influenzata dal costo del lavoro: pertanto l’aumento ben superiore all’obiettivo in questo settore indica che gli aumenti salariali si stanno in parte trasmettendo sui prezzi finali sostenuti dai consumatori.

Il nodo dei salari

Questo fenomeno aumenta il rischio di una spirale-salari prezzi che rende più complicato per la banca centrale tenere basse e controllate le aspettative sugli aumenti futuri dei prezzi da parte di imprese e consumatori.

Le nuove informazioni confermano sostanzialmente la valutazione precedente del Consiglio direttivo circa le prospettive di inflazione a medio termine“, si legge nel documento diffuso dalla Bce, “sebbene alcune misure dell’inflazione di fondo siano aumentate lievemente a maggio a causa di fattori una tantum, per la maggior parte sono rimaste stabili o sono diminuite leggermente a giugno. In linea con le aspettative, l’impatto inflazionistico dell’elevata crescita salariale è stato assorbito dai profitti”.

“I prezzi interni sono chiaramente alti e sono aumentati leggermente rispetto alle previsioni”, ha affermato la presidente Lagarde nel corso della conferenza stampa, “i salari, indipendentemente da come li si misuri… appaiono piuttosto elevati”, ma erano “incorporati e totalmente presi in considerazione nelle nostre proiezioni di giugno: quindi ciò non ci sorprende. I salari nominali”, ha aggiunto Lagarde, “aumentano significativamente quest’anno per compensare la perdita di potere d’acquisto che i lavoratori hanno sperimentato negli ultimi anni”. Tuttavia “questa tendenza di salari elevati diminuirà significativamente nel corso del 2025 e ancora di più nel 2026”, ha affermato la presidente della Bce citando i segnali attualmente pervenuti da una varietà di fonti.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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