Rally di Babbo Natale parte da livelli record: l’analisi sul sentiment

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Babbo Natale con barba bianca e vestito rosso parla al cellulare, guardando di lato con espressione curiosa, su uno sfondo grigio.

È iniziata la finestra del Santa Claus rally, storicamente favorevole alle Borse. Anche se l’avvio è stato cauto, Wall Street resta sui massimi, il sentiment è orientato al rischio e gli investitori guardano oltre il rito stagionale

E’ ufficialmente iniziato il periodo che, nel gergo finanziario, appartiene al “rally di Babbo Natale”: le ultime cinque sedute borsistiche dell’anno e le prime due del nuovo. Una finestra che storicamente si è rivelata favorevole ai mercati azionari, con una performance media dell’1,3% dal 1950, contro lo 0,2% osservato in altri intervalli di sette giorni. Che sia per il clima di ottimismo, per l’effetto meccanico dei ribilanciamenti di portafoglio o per i minori volumi di scambio tipici delle festività, la tendenza è risultata positiva nella grande maggioranza dei casi (per la precisione nel 79%).

Per ora, la prima seduta di questo periodo “speciale” non ha mostrato grandi scossoni: il 24 dicembre, con una seduta ridotta fino alle 13 ora locale, l’S&P 500 ha avviato gli scambi senza movimenti significativi, mentre in Europa l’Euro Stoxx 600 avanza dello 0,33%.

C’è chi prova a leggere l’arrivo — o la mancata comparsa — di Babbo Natale sui mercati come un’indicazione per l’anno successivo. «Tornando alla metà del Novecento, ci sono stati solo sei casi in cui Babbo Natale non si è presentato a dicembre», ha scritto Ryan Detrick, chief market strategist di LPL Financial, «in cinque di quei sei casi gennaio è stato negativo e solo una volta l’intero anno si è chiuso con un guadagno solido».

Nel 2024, a scanso di equivoci, Babbo Natale non si è presentato — eppure i mercati azionari sono orientati verso guadagni consistenti. Non è una novità nella storia recente: l’S&P 500 è riuscito a realizzare un Santa Claus rally superiore all’1% complessivo solo quattro volte negli ultimi dieci anni. Come ricorda John Butters, senior earnings analyst di FactSet Research, «l’assenza del rally non garantisce affatto un anno negativo»: l’S&P 500 è sceso nell’ultimo periodo del Santa rally, ma resta comunque avviato verso forti guadagni nel 2025.

«Riteniamo che gli investitori dovrebbero posizionarsi per ulteriori rialzi dei mercati azionari», ha dichiarato Ulrike Hoffmann-Burchardi di UBS Global Wealth Management. «Manteniamo una valutazione interessante sulle azioni statunitensi. Vediamo opportunità convincenti nei settori tecnologia, sanità, utility e finanziari, che dovrebbero ampliare la base per ulteriori guadagni».

Di certo, l’orientamento degli investitori si affaccia a questa ricorrenza con il piede dell’acceleratore premuto: l’S&P 500 ha aggiornato il record storico il 23 dicembre; l’economia americana ha registrato una crescita superiore alle attese nel secondo trimestre, trainata dai consumi e dagli investimenti nei data center, capaci di più che compensare l’impatto dei dazi.

In parallelo, però, hanno toccato nuovi massimi storici anche i metalli preziosi — tradizionale cuscinetto difensivo quando le azioni arrancano. Nel 2025 non è stato così: l’oro segna un +71%, mentre Wall Street ha messo a segno un rendimento complessivo del 19% (dividendi inclusi) al 23 dicembre, che si riduce al 4,6% una volta corretto in euro. A rafforzare la lettura di un contesto prevalentemente rialzista contribuiscono anche la domanda di junk bond in territorio di “estrema avidità” secondo gli indicatori della Cnn e la sovraperformance relativa delle azioni rispetto ai bond, coerente con una modalità risk-on.

Un ulteriore segnale di miglioramento del sentiment arriva infine dalle società medio-piccole statunitensi: nell’ultimo mese l’indice Russell 2000 ha guadagnato il 2,16%, contro il +1,5% dell’S&P 500.

La morale, come spesso accade, è che Babbo Natale può anche arrivare in ritardo — o non arrivare affatto — senza per questo rovinare la festa. Più che inseguire un singolo rituale stagionale, i mercati sembrano guardare già oltre le luci dell’albero, puntando su crescita, utili e propensione al rischio come veri regali da scartare nel nuovo anno.

Domande frequenti su Rally di Babbo Natale parte da livelli record: l’analisi sul sentiment

Cos'è il 'rally di Babbo Natale' nel gergo finanziario?

Il 'rally di Babbo Natale' si riferisce a un periodo specifico che include le ultime cinque sedute borsistiche dell'anno e le prime due del nuovo. Storicamente, questa finestra temporale si è dimostrata favorevole per i mercati azionari.

Qual è la performance media del mercato azionario durante il 'rally di Babbo Natale'?

Dal 1950, la performance media dei mercati azionari durante il 'rally di Babbo Natale' è stata dell'1,3%. Questo dato è significativamente superiore allo 0,2% osservato in altri intervalli di sette giorni.

Quali sono le possibili ragioni dietro il 'rally di Babbo Natale'?

Le ragioni del 'rally di Babbo Natale' potrebbero includere un clima generale di ottimismo, l'effetto meccanico dei ribilanciamenti di portafoglio e i minori volumi di scambio tipici di questo periodo.

Quando inizia ufficialmente il periodo del 'rally di Babbo Natale'?

Il periodo del 'rally di Babbo Natale' inizia ufficialmente con le ultime cinque sedute dell'anno e prosegue nelle prime due sedute del nuovo anno.

Come si confronta la performance del 'rally di Babbo Natale' con altri periodi di sette giorni?

La performance media del 'rally di Babbo Natale' è dell'1,3%, mentre altri intervalli di sette giorni hanno registrato una performance media dello 0,2%. Questo indica una tendenza storicamente più positiva per i mercati in questo specifico periodo.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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