Private banking oltre le attese pre-covid: masse sui 932 miliardi

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Continua a crescere la quota di ricchezza delle famiglie italiane servita dal private banking, che supera anche le stime pre-covid. Tutte le evidenze del settore nei numeri di Aipb

Il 2020 ha osservato una crescita dell’industria del private banking del +5,1%, con masse attestatesi sui 932 miliardi al 31 dicembre

L’outlook sul 2021 segna un’ulteriore impennata del 5% per il settore, che nei dati di Aipb potrebbe toccare i 978 miliardi di masse in gestione

Paolo Langé: “L’industria ha saputo fornire risposte immediate, facendo crescere la ricchezza finanziaria dei propri clienti a una velocità doppia”

L’industria del private banking conferma il proprio ruolo “strategico nel sistema paese” e la sua capacità di trasformare la liquidità in investimenti. Ma anche di “attutire gli effetti dell’emotività sui mercati durante le fasi di incertezza” e accelerare la crescita dei portafogli, intercettando le esigenze della clientela. Sono le parole di Paolo Langé, presidente dell’Associazione italiana private banking, in occasione della presentazione dei dati sui flussi di ricchezza finanziaria investita dalle famiglie private. Dati che superano le attese anche rispetto al periodo pre-covid e che si preparano a gonfiarsi ancora entro la fine dell’anno.
Nonostante la crisi, infatti, il 2020 ha visto una crescita positiva del settore del +5,1% (contro il +3,4% degli altri canali distributivi), con la raccolta netta che ha raggiunto un massimo storico sfiorando i 36 miliardi di euro e masse attestatesi sui 932 miliardi al 31 dicembre. Un andamento che, come anticipato, ha battuto anche le previsioni del 2018: basatesi su uno scenario economico finanziario che non prevedeva gli eventi eccezionali dell’ultimo biennio, si parlava di flussi sugli 893 miliardi entro la fine del 2020 (contro i 932 miliardi sopracitati). E l’outlook sul 2021 segna un’ulteriore impennata del 5% per il settore, che nei dati di Aipb potrebbe toccare i 978 miliardi di masse in gestione.

Parallelamente, la quota di ricchezza delle famiglie benestanti (con una ricchezza finanziaria investibile superiore ai 500mila euro) servita dall’industria del private banking è impennata al 63%, dal 60% circa tra il 2016 e il 2018. Nell’ultimo quinquennio si parla dunque di un tasso di crescita medio annuo di tale valore del 4,4%, il doppio rispetto a quello relativo alle famiglie che si sono affidate a banche e reti non private, Poste e agenti (2,0%). Tornando sul focus sullo scorso anno, inoltre, l’allocazione del risparmio in investimenti finanziari diversi dai depositi si è attestata sui 28 miliardi pari al 77,7% del totale della nuova raccolta. Quanto al risparmio gestito, gli operatori del settore sono stati in grado di adattare le proposte d’investimento all’andamento dei mercati, portando a casa una raccolta netta positiva per +7 miliardi, contro il buco da -3 miliardi della controparte. Lo stesso vale per la raccolta amministrata (+8 miliardi), tra strumenti azionari e titoli di Stato, contro i -14 miliardi degli altri canali. A crescere è anche l’attenzione per i prodotti assicurativi (+13 miliardi), considerati utili per la tutela del patrimonio nelle fasi di incertezza e meno rischiosi.

In definitiva, complessivamente la ricchezza finanziaria delle famiglie investita in titoli, fondi, gestito e assicurativo (esclusa la liquidità) ammonta a 1.880 miliardi. Una vera e propria svolta per il private banking, che supera la controparte gestendo il 42% degli asset (contro il 41% delle banche e reti non private e il 17% di Poste e agenti). In altre parole, conclude Aipb, oggi tale settore gestisce “il pool più rilevante di ricchezza investita” pari a 790 miliardi (contro i 781 miliardi di banche e reti non private e i 315 miliardi di Poste e agenti).

“L’industria ha saputo fornire risposte immediate, facendo crescere la ricchezza finanziaria dei propri clienti a una velocità doppia”, continua Langé, sottolineando come il mercato continui “a mantenere un trend di sviluppo positivo” anche oltre le previsioni dell’associazione. “La pandemia non ha intaccato la propensione delle famiglie private a investire e gli operatori le hanno sapute accompagnare al meglio in questa difficile fase”, osserva Antonella Massari, segretario generale di Aipb. Poi conclude: “Il 2020 è stato un anno importante per l’industria italiana del private banking che si conferma leader rispetto agli altri canali distributivi per la gestione di ricchezza investita in prodotti finanziari diversi dalla liquidità. Oggi serve quasi un terzo della ricchezza investibile complessiva in Italia, sottraendola agli strumenti di deposito, in un contesto dove il numero di famiglie che hanno il 100% dei propri risparmi in liquidità tende a diminuire ma resta intorno al 46%”.

Fonte: Aipb

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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