Fed piena di dubbi, ma il mercato accelera la timeline dei tagli

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Un uomo in giacca e cravatta viola parla da un podio con più microfoni. Sullo sfondo è visibile una bandiera americana, insieme a una tenda blu scuro. Gesticola con la mano mentre si rivolge al pubblico.

Nonostante divisioni interne e una decisione “al limite”, la Fed taglia i tassi. I mercati anticipano nuovi interventi già in primavera

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Il taglio-falco della Federal Reserve, ampiamente previsto alla vigilia, si è materializzato senza che la prudenza espressa e le forti divisioni interne al Fomc riuscissero a frenare la reazione positiva di bond e azioni né a ridimensionare le attese su ulteriori interventi. Anzi: nonostante il voto 9 a 3 – il maggior dissenso dal 2019 – gli investitori hanno anticipato da giugno ad aprile il mese di maggior probabilità per il prossimo taglio. Un segnale che i mercati ritengono plausibile un ultimo intervento firmato da Jerome Powell prima del passaggio di consegne. Anche il secondo taglio, secondo il Cme FedWatch Tool, è stato anticipato dalla riunione di dicembre 2026 a quella di settembre.

Eppure lo stesso Powell ha definito la scelta una “close call”, spiegando di aver potuto argomentare sia a favore del taglio sia a favore dello status quo. Tra gli analisti non sono mancati pareri contrari. “Il taglio non è stato una sorpresa, ma lo consideriamo una decisione sbagliata, in parte forzata da pressioni politiche e di mercato”, ha commentato Dennis Shen, Chair dello Scope Macroeconomic Council. Di fatto, la mossa è stata giustificata dall’indebolimento del mercato del lavoro; allo stesso tempo, con oltre l’80% di probabilità prezzata dai mercati, disattendere le attese avrebbe potuto scatenare violente reazioni negative.

La questione occupazionale: il dato che cambia tutto

Uno dei punti più rilevanti emersi in conferenza riguarda la possibile sovrastima dei payroll: secondo le stime interne della Fed, la crescita dell’occupazione sarebbe sovrastimata di circa 60mila posti al mese. “Questo implicherebbe che l’aumento medio di 40mila posti registrato tra maggio e settembre sia in realtà più vicino a un saldo negativo di –20mila”, ha spiegato Powell. “Un mondo in cui la creazione di lavoro è negativa è una situazione che il FOMC deve monitorare molto attentamente.”

Un quadro che, se confermato, giustifica la sensibilità della Fed verso un rallentamento più marcato dell’economia di quanto non dicano le serie statistiche ufficiali.

Divisioni interne e rischio di politicizzazione

“Le divisioni all’interno del FOMC sono destinate ad ampliarsi dopo il prossimo maggio, quando Powell lascerà il posto a un nuovo presidente, potenzialmente polarizzante”, ha avvertito ancora Shen. “La politicizzazione della Fed e l’indebolimento dell’indipendenza della banca centrale rappresentano una minaccia significativa per la stabilità economica e finanziaria.”

Nel frattempo Powell ha ribadito per ben sei volte che il tasso dei Fed Funds si trova ora “nel range delle stime plausibili di neutralità”, pur nella parte alta: un livello che, secondo il chairman uscente, dovrebbe consentire al mercato del lavoro di stabilizzarsi.

Goldman Sachs mantiene una traiettoria più dovish del mercato: due tagli di normalizzazione a marzo e giugno 2026, verso un tasso terminale del 3–3,25%.

Il nuovo presidente Fed e ciò che potrà (o non potrà) fare

Il vero snodo, tuttavia, potrebbe rivelarsi meno politico e più macroeconomico. Donald Trump sta lavorando per insediare un presidente più accomodante alla guida della Federal Reserve, ma – come ha ricordato il segretario al Tesoro Scott Bessent – la presidenza della banca centrale conta un solo voto in un comitato oggi fortemente diviso.

E anche una figura vicina all’amministrazione, come l’economista Kevin Hassett, non dà per scontata una postura sempre espansiva. “Supponiamo che l’inflazione vada dal 2,5% al 4%”, ha dichiarato in un evento del Wall Street Journal. “Allora non puoi tagliare i tassi.”

Mercati più fiduciosi dopo la riunione

Per ora, la reazione dei mercati suggerisce che gli investitori continuano a credere in nuovi tagli: dollaro più debole, azioni in rialzo, rendimenti in calo. In altre parole, la probabilità di ulteriori interventi espansivi appare oggi più elevata rispetto alla vigilia della riunione del 10 dicembre.

Domande frequenti su Fed piena di dubbi, ma il mercato accelera la timeline dei tagli

Qual è stata la reazione dei mercati finanziari al recente taglio dei tassi della Federal Reserve, nonostante le divisioni interne?

I mercati di bond e azioni hanno reagito positivamente al taglio dei tassi, mostrando una reazione ottimistica. Nonostante le forti divisioni interne al Fomc, gli investitori non sono stati frenati e hanno anzi anticipato ulteriori interventi.

Come hanno modificato gli investitori le loro aspettative sulla tempistica dei futuri tagli dei tassi della Fed?

Gli investitori hanno anticipato la tempistica del prossimo taglio dei tassi, spostando la probabilità maggiore da giugno ad aprile. Questo indica una crescente fiducia in ulteriori interventi da parte della Fed nel breve termine.

Qual è stato il livello di dissenso all'interno del Fomc durante la recente riunione della Federal Reserve?

La recente decisione della Federal Reserve ha visto un voto di 9 a 3, rappresentando il maggior dissenso registrato dal 2019. Questo dato evidenzia le divisioni interne riguardo alla politica monetaria.

Quali fattori potrebbero influenzare le decisioni future della Federal Reserve riguardo ai tassi di interesse?

La questione occupazionale è un dato chiave che potrebbe cambiare le decisioni della Fed, suggerendo che l'andamento del mercato del lavoro è un elemento cruciale. Le divisioni interne e il rischio di politicizzazione sono altri fattori da considerare.

Cosa suggerisce l'atteggiamento dei mercati riguardo alla politica monetaria della Fed dopo la riunione?

I mercati sono diventati più fiduciosi dopo la riunione, anticipando un ulteriore taglio dei tassi già ad aprile. Questo suggerisce che gli investitori ritengono plausibile un'accelerazione della timeline dei tagli da parte della Fed.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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