Continua a crescere la fiducia tra i gestori di fondi globali, la cui propensione all’aggressività nell’allocazione di portafoglio è tornata ai massimi dal febbraio 2025. L’esposizione media alla liquidità si ferma appena al 3,9%, mentre solo il 5% degli operatori teme un atterraggio duro dell’economia globale. E’ quanto si legge nel sondaggio realizzato a inizio agosto da Bank of America.
Tra i trade più popolari perdono terreno la scommessa ribassista sul dollaro e l’investimento in oro, mentre torna in testa il pacchetto azionario delle “Magnifiche 7” del settore tecnologico. Ad agosto, tra le modifiche più significative di portafoglio, spicca l’incremento delle esposizioni ai mercati emergenti e, più in generale, all’asset class azionaria.
In termini assoluti, i mercati emergenti diventano ora la principale scommessa dei fund manager globali, scalzando l’Eurozona dal vertice. Guardando al confronto con la media degli ultimi vent’anni, la convinzione dei gestori è particolarmente marcata su utility, obbligazioni ed euro.
Nonostante il generale recupero di ottimismo, il 41% netto dei gestori continua a considerare deboli le prospettive di crescita globale. Parallelamente, le aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed sono tornate ai massimi dal dicembre 2024. Inoltre, un record del 91% netto ritiene che le azioni statunitensi siano sopravvalutate.
Sul fronte dei rischi estremi (“tail risk”), la probabilità di una guerra commerciale o di una recessione globale è percepita in calo (29%), mentre guadagnano peso i timori di inflazione o di mancati tagli dei tassi da parte della Fed (27%), seguiti da un rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari (20%) e dal rischio di una bolla legata all’intelligenza artificiale (14%).
Dai nuovi rilievi di Bank of America emerge che solo una minoranza ha destinato parte del portafoglio alle criptovalute: il 9% del campione, con un peso medio del 3,2% tra chi le detiene. Considerando anche chi non possiede cripto, l’esposizione media si riduce allo 0,3%. Ben più diffuso l’oro, presente nei portafogli di quasi la metà dei gestori, con un peso medio del 4,1% tra i detentori e un’incidenza del 2,2% sul campione complessivo.
I gestori europei: meno pro-Europa
Dal punto di vista dei gestori europei, si attenua l’ottimismo sull’azionario domestico: il 35% netto degli intervistati prevede una crescita più sostenuta in Europa nei prossimi dodici mesi, in calo dal 44% del mese precedente, sebbene il divario rispetto alle attese globali resti vicino ai massimi storici.
Per il 69% del campione, il principale motore della crescita in Europa sarà lo stimolo fiscale in Germania (in calo dall’85%), mentre per la prima volta emerge l’allentamento monetario della BCE come secondo fattore (citato dal 12%). Pur attendendosi rischi al rialzo per l’inflazione globale, il 23% netto prevede un calo dell’inflazione europea nel prossimo anno.
A conferma di un peggioramento delle attese, il 69% dei gestori europei ritiene che l’economia e i mercati azionari del continente non possano sganciarsi dalla crescita globale e dai venti contrari derivanti dalla politica statunitense, quota in forte aumento rispetto al 33% del mese scorso. La percentuale di chi si aspetta un contesto macro e mercati europei immuni grazie alla spesa fiscale è invece scesa dal 63% al 27%.
Utility, banche e servizi finanziari sono i settori più favoriti in rapporto alle allocazioni storiche, mentre in termini assoluti spiccano banche, assicurazioni e utility. Guardando alle prospettive fino a fine anno, i gestori indicano nell’ordine banche, tecnologia e titoli industriali come i settori destinati a registrare le performance migliori.

