Nessun taglio dei tassi per ora e, forse, qualche indicazione più chiara su una possibile sforbiciata a settembre – su cui i mercati sono quasi completamente già posizionati, con una probabilità implicita del 90%. Sono queste le premesse principali della riunione della Banca Centrale Europea prevista giovedì 18 luglio, secondo la gran parte degli analisti.
Prima di questo appuntamento, i dati economici hanno offerto un modesto segnale di rallentamento dell’inflazione a giugno, mese in cui la Bce ha operato il suo primo taglio ai tassi. Da quella mossa in poi, la presidente Christine Lagarde è stata particolarmente cauta nel non allontanarsi da un’impostazione strettamente ancorata ai dati economici.
Le proiezioni economiche della Bce che hanno accompagnato il primo taglio hanno mostrato una revisione al rialzo dell’inflazione a lungo termine che potrebbe aver preparato il terreno per una riunione di “pausa” a luglio, in attesa di ulteriori informazioni sull’andamento dell’economia. Infatti, nessuno sembra aspettarsi un altro taglio dei tassi in questa fase.
“A nostro avviso, lo sfondo economico supporta ulteriori allentamenti della politica monetaria, ma la persistenza delle pressioni sui prezzi sottostanti e l’incertezza riguardo ai futuri sviluppi dei prezzi richiedono un approccio misurato”, hanno commentato gli analisti di Ebury, Roman Ziruk e Matthew Ryan, ricordando come, verbali alla mano, la decisione del taglio a settembre sia stata contrastata all’interno del Consiglio direttivo.
Focus su settembre e sulle parole di Lagarde
Considerando che i tassi probabilmente resteranno invariati, tutta l’attenzione degli operatori sarà concentrata su quanto sarà grande lo spiraglio su un possibile taglio a settembre. Anche se ci dovesse essere qualche segnale di questo tipo, gli analisti di Ebury non si aspettano grandi ripercussioni sull’euro, il cui valore non dovrebbe scendere in modo significativo alla luce delle attese di mercato già ampiamente posizionate su un taglio a settembre.
Per gli analisti di Bank of America, piuttosto, il tema che potrebbe avere un maggiore impatto sarebbe un atteggiamento opposto: così prudente da far dubitare sul taglio a settembre. “La nostra ipotesi di base rimane per due ulteriori tagli quest’anno”, hanno affermato da BofA, “cinque l’anno prossimo e altri due nel 2026. Siamo molto convinti del punto finale, ma i recenti dati sull’inflazione e sulla crescita salariale ci rendono un po’ nervosi riguardo al destino del taglio di settembre“.
I commenti sull’andamento delle retribuzioni
Da alcuni mesi l’attenzione si è concentrata sull’aumento delle retribuzioni in Europa, che potrebbero essere un ostacolo per il rientro dell’inflazione sull’obiettivo del 2%. L’aumento degli stipendi, se viene trasferito dalle imprese sul costo dei prodotti, può generare una rincorsa fra prezzi e salari che mantiene l’inflazione stabilmente più elevata. Nel primo trimestre le retribuzioni sono aumentate del 4,7% nell’Eurozona, in aumento dal 4,5% segnato nei tre mesi precedenti. A giugno, inoltre, l’inflazione del settore servizi, quello più influenzato dal costo del lavoro, è aumentata al 4,1%, confermando il dato di maggio su un livello decisamente più alto dell’indice dei prezzi generale, cresciuto del 2,5%.
“La conferenza stampa sarà probabilmente incentrata sui recenti sviluppi salariali (falchi), soprattutto alla luce delle richieste salariali avanzate in Germania dal grande sindacato IG Metall”, ha commentato Nadia Gharbi, senior economist di Pictet Wealth Management.
“Nella riunione di giugno, la Bce ha effettuato il primo taglio dei tassi, ma questa decisione è stata accompagnata da un’incertezza di fondo dovuta a dati salariali e inflazionistici meno favorevoli rispetto a quelli attesi”, ha affermato David Chappell, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments. “La riunione di questa settimana si concluderà con la conferma degli attuali tassi di interesse e ci aspettiamo una Presidente Lagarde meno esplicita circa le tempistiche di qualsiasi attività politica futura”.
Cosa aspettarsi sul portafoglio
Per gli investitori le maggiori implicazioni potranno essere valutate solo confrontando le affermazioni di Lagarde con le attese descritte in precedenza: se la Bce dovesse allontanare l’ipotesi di un taglio dei tassi a settembre, a beneficiare potrebbero essere le azioni bancarie, mentre potrebbero aumentare i rendimenti (e calare i prezzi) delle obbligazioni, in particolare quelle a breve scadenza. Nel caso di una maggiore apertura ai tagli è possibile aspettarsi una dinamica opposta, con guadagni per le azioni tecnologiche e un leggero calo dell’euro sulle altre monete.

