Top ten vini: domina la Francia, ma l’Italia scala

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Il vino numero uno al mondo è californiano (a produrlo però è un francese). I rossi d’oltralpe dominano: ma per il Belpaese non è detta l’ultima parola, grazie ai suoi vini-star. La classifica

La bibbia delle classifiche vinicole ha parlato. Secondo Wine Spectator, il vino migliore al mondo nel 2021 è il Dominus Estate Napa Valley 2018. Si tratta di un rosso californiano (90% Cabernet Sauvignon e piccole quantità di Cabernet Franc e Petit Verdot). La particolarità però è che a produrlo è un francese di Bordeaux, Christian Moueix, che possiede vigneti tanto in Francia quanto in California. Il prezzo al pubblico? 269 dollari a bottiglia.
In seconda posizione il francese Château Pichon Longueville Lalande Pauillac 2018 (Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc and Petit Verdot). Chiude il podio un altro vino californiano, Heitz Cabernet Sauvignon Oakville Martha’s Vineyard. Al quarto posto uno spagnolo catalano, il rosso Merum Priorati Priorat Desti 2018, anch’esso prodotto con Cabernet Sauvignon e Syrah. Il produttore è Pere Ventura, produttore di spumanti Cava.

Per avvistare il tricolore italico bisogna scendere in quinta posizione, dove si trova il Brunello di Montalcino Le Chiuse 2016, etichetta che fa capo a Fiorella Biondi Santi (del Biondi Santi avevamo parlato su queste pagine). I primi cinque vini della top ten sono rossi, ma al sesto si posiziona come bianco lo Chardonnay gran cru Louis Latour Corton-Charlemagne 2018. Al settimo ancora la Francia, con lo Château Léoville Poyferré St. Julien 2018 Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot.

Il secondo italiano presente in classifica è il Barolo Bricco Boschis 2016 di Cavallotto. Chiudono la classifica il Salvestrin Cabernet Sauvignon St. Helena Dr. Crane Vineyard 2018, americano, e lo Château de Nalys Châteauneuf-du-Pape 2018, francese.

E l’Italia, ha mai agguantato il numero uno della classifica Wine Spectator, istituita nel 1988? Si, solo quattro volte. L’ultima con il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido nel 2018. Prima era toccato al Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri nel 2006, all’Ornellaia 1998 di Tenuta dell’Ornellaia nel 2001 e al Solaia 1997 di Antinori nel 2000.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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