Singapore può battere Hong Kong nel mercato dell’arte?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
29.7.2022
Tempo di lettura: 3'
L’ascesa dell’ex città-stato cinese sulla piazza dell’arte sta scontando l’autoritarismo di Pechino, che ne limita lo sviluppo economico. A trarne vantaggio, la rivale asiatica (sembrerebbe)

Che Singapore sia uno degli snodi finanziari più importanti del mondo, è noto. A questa posizione di forza oggi potrebbe aggiungersi quella di piazza importante sul mercato dell’arte, a scapito dell’(ex?) astro nascente Hong Kong.

In realtà, è da fine anni ’90 che la città sulla punta della Malesia cerca di contendere il primato asiatico sul mercato dell’arte alla rivale Hong Kong. Ma con scarso successo. Solo le recenti drammatiche vicissitudini dell’ex colonia britannica hanno dato spazio alle ambizioni di Singapore. Le ragioni sono diverse.

La più pratica è la normativa anti covid: la cittadina malese non ha imposto ai suoi abitanti le stesse misure draconiane messe in atto da Pechino, risultando con ciò più appetibile ai flussi turistici e residenziali internazionali. Secondo le fonti, migliaia di famiglie e piccole e medie imprese stanno lasciando HK per Singapore. Ma non solo. Anche multinazionali come l’Oréal, LVMH e VF Corporation (Timberland e North Face) si stanno trasferendo, senza trascurare diverse società di asset management che hanno deciso di spostarvi le proprie attività per far fronte ai ripetuti lockdown della Cina.

L’altra motivazione è il pugno di ferro cui il “porto profumato” è sottoposto dal governo centrale. Il montante autoritarismo rende la città sempre meno appetibile agli occhi della comunità commerciale e finanziaria internazionale. Un combinato disposto che sta aumentando la presenza di residenti wealth e affluent, di diverse etnie asiatiche (cinesi, indonesiane, malesi) e non solo. Da 27 che erano nel 2018, i family office di Singapore per esempio sono diventati 453 nel 2021. La conseguenza è che la città, così come Seoul e Tokyo del resto, risulta essere sempre più attraente anche per i collezionisti.

Il prossimo gennaio 2023 farà il suo debutto Art Fair SG. MCH, proprietaria di Art Basel, vi possiede una partecipazione del 15%. Sempre Art Basel, per la prima volta quest’anno, ha collaborato con la locale boutique di fiere d’arte S.E.A Focus. Sotheby’s ha annunciato che in agosto terrà un’asta in presenza nella città-Stato, interrompendo uno stop lungo 15 anni, diverse gallerie cinesi stanno aprendo sedi nel paese. Ma alcuni osservatori, come Khairuddin Hori, vicepresidente dell’associazione delle gallerie d’arte di Singapore, ritengono che sia presto per dichiarare un’inversione di tendenza: «per un impatto duraturo, è necessario che arrivino investimenti diretti, realtà societarie, personalità autenticamente appassionate e visionarie che abbiano a cura uno sviluppo di lungo periodo, da diverse prospettive».

Le osservazioni di Khairuddin Hori traggono forza dai dati: secondo il Consiglio nazionale per le arti di Singapore, il mercato dell’arte del paese è ancora “nascente”, contando solo per l’1% di tutti gli degli scambi globali d’arte. Il livello di mecenatismo inoltre, è ancora molto basso se paragonato a quello europeo, statunitense o anche sudcoreano.

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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