Il paese più crypto-friendly? È Singapore. L’Italia invece…

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Singapore si colloca in cima alla classifica dei paesi ideali per i crypto-investitori. Italia al 13° posto, complice anche un contesto fiscale ritenuto non abbastanza favorevole

Indice

88.200 persone detengono criptovalute per un valore di almeno 1 milione di dollari. Decisamente meno numerosi sono i centi-milionari, pari a 182

Henley & Partners: “La Svizzera offre una miscela unica di forza finanziaria tradizionale e innovazione all’avanguardia, che la rendono un hub interessante”

425 milioni di persone, in tutto il mondo, custodiscono criptovalute nei loro portafogli digitali. Per 210 milioni di loro, poco meno della metà, si tratta di bitcoin. Un mercato, che vale complessivamente 1.180 miliardi di dollari (602 miliardi solo per la madre delle crypto), all’interno del quale c’è chi ha avuto più successo di qualcun altro. Complice, in alcuni casi, anche un contesto normativo e fiscale più favorevole. Ma quali?

Henley & Partners ha sviluppato il “Crypto adoption index”, un indice che tiene conto di una serie di fattori tra cui l’adozione delle valute digitali, l’ambiente normativo, la tassazione, le infrastrutture crittografiche e l’ecosistema innovativo. Singapore si colloca in cima alla classifica, ottenendo un punteggio complessivo di 50,2 su 60. “Il governo collabora strettamente con tutti gli attori – banche, imprese e opinione pubblica – per lo sviluppo del settore crittografico nazionale”, spiegano i ricercatori, precisando come le tasse sulle crypto della città-stato siano vantaggiose sia per gli individui che per gli investitori. 

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Al secondo posto la Svizzera (con un punteggio di 46,9), che vanta un’infrastruttura ben consolidata, un solido quadro giuridico e una buona reputazione sul fronte della privacy e della sicurezza. “La Svizzera offre una miscela unica di forza finanziaria tradizionale e innovazione all’avanguardia, che la rendono un hub interessante per la conservazione della ricchezza e la mobilità globale in un mondo in rapida evoluzione come quello delle criptovalute”, si legge nel rapporto. Chiudono il podio gli Emirati Arabi Uniti, che ottengono un punteggio di 45,7 grazie soprattutto a politiche fiscali favorevoli e un alto livello di stabilità economica. Nella top5 anche Hong Kong (con 45,6 punti) e Stati Uniti (44,3).

Ben distante l’Italia, che si colloca 13esima con un punteggio di 34,8 su 60. Sale al 9° posto se si inserisce il filtro dell’innovazione tecnologica, mentre scivola al 22° se si considerano le agevolazioni fiscali. “Sebbene il numero di possessori di criptovalute sia relativamente alto, il limitato interesse del pubblico suggerisce che c’è spazio per un maggiore impegno”, segnalano i ricercatori. “Inoltre, la mancanza di chiarezza in termini di regolamentazione e tassazione pone potenziali ostacoli, creando un ambiente che combina promesse e incertezze nello spazio delle crypto”, avvertono.

Quanti sono i miliardari delle crypto nel mondo?

Incertezze che sembrerebbero non lasciare immuni neanche gli Stati Uniti. Secondo un recente sondaggio condotto da Pew Research, il 75% degli americani non crede che investire, negoziare o utilizzare le criptovalute sia sicuro o che si possa fare affidamento sugli strumenti attualmente disponibili per farlo. Inoltre, il 45% degli intervistati ha dichiarato che i propri investimenti non hanno ottenuto i risultati sperati e appena il 15% dice che hanno superato le aspettative. C’è infatti chi ha avuto più successo di altri, come anticipato in apertura. Secondo Henley & Partners, 88.200 persone possiedono criptovalute per un valore di almeno 1 milione di dollari (ovvero meno dell’1% del campione complessivo), di cui 40.500 incentrati sul bitcoin. Decisamente meno numerosi sono i “centi-milionari”, ovvero che possiedono crypto per oltre 100 milioni di dollari, pari a 182 (di cui 78 che puntano sul bitcoin). Infine, appena 22 ne detengono per oltre 1 miliardo di dollari; sei se si parla del bitcoin.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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