Onu: verso un accordo storico nel segno della blue economy

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Gli Stati membri dell’Onu si sono impegnati a firmare entro il 2024 un trattato contro l’inquinamento da plastica. Non solo negli oceani. Andersen: “Una polizza assicurativa per le generazioni future”

Indice

175 nazioni si sono impegnate a firmare un trattato internazionale giuridicamente vincolante entro il 2024 che affronti l’intero ciclo di vita della plastica, dalla produzione allo smaltimento

Il passaggio a un’economia circolare potrebbe ridurre il volume della plastica negli oceani di oltre l’80% entro il 2040. Inoltre, consentirebbe ai governi di risparmiare 70 miliardi di dollari e di creare 700mila posti di lavoro aggiuntivi

Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Un environment programme (Unep), lo ha definito l’accordo “più significativo” da Parigi 2015. Ma anche “una polizza assicurativa per le generazioni attuali e per quelle future”. Mercoledì, a Nairobi, ben 175 nazioni hanno approvato una storica risoluzione per porre fine all’inquinamento da plastica. Impegnandosi a firmare un trattato internazionale giuridicamente vincolante entro il 2024 che ne affronti l’intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento.
La risoluzione istituisce un Comitato intergovernativo di negoziazione (Inc), a lavoro già dal 2022 con l’ambizione di definire una bozza di accordo nel giro di due anni. Come si legge in una nota ufficiale, entro la fine dell’anno l’Unep convocherà un forum aperto a tutte le parti interessate, che potranno condividere conoscenze e migliori pratiche da ogni parte del mondo. Il mandato dell’Inc, precisa Andersen, non concede però “a nessuno dei portatori di interessi una pausa di due anni”. Parallelamente ai negoziati, infatti, l’Unep “lavorerà con qualsiasi governo e impresa disposti lungo la catena del valore per allontanarsi dalla plastica monouso nonché per mobilitare finanziamenti privati e rimuovere gli ostacoli agli investimenti nella ricerca nel segno dell’economia circolare”.
“È incoraggiante vedere la comunità globale riunirsi in questo momento di crisi”, interviene Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue. “Da quando è stata presentata la strategia europea per la plastica nel 2018, l’Ue ha rappresentato una forza trainante in tal senso. Siamo determinati a continuare a spingere per un’azione globale ambiziosa, poiché la lotta contro la crisi climatica e la biodiversità deve coinvolgere tutti”.

I numeri dell’industria da 522 miliardi

La produzione di plastica, nei dati raccolti dall’Unep, è balzata da 2 milioni di tonnellate nel 1950 a 348 milioni di tonnellate nel 2017. Si parla di un’industria globale dal valore di 522,6 miliardi di dollari e si stima che raddoppierà la sua capacità entro il 2040. Negli oceani, in particolare, confluiscono ogni anno ben 11 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica (un dato che potrebbe triplicare nei prossimi 18 anni). Il passaggio a un’economia circolare, invece, potrebbe ridurre il volume della plastica negli oceani e le emissioni di gas serra rispettivamente di oltre l’80% e il 25% nello stesso periodo. Inoltre, consentirebbe ai governi di risparmiare 70 miliardi di dollari e di creare 700mila posti di lavoro aggiuntivi.

Blue economy: a che punto siamo

Restando sugli oceani, secondo una recente analisi di Mainstreet Partners, entro il 2030 la blue economy (termine che indica un utilizzo sostenibile delle risorse oceaniche volto a favorire la crescita economica e a migliorare i mezzi di sussistenza e l’occupazione, preservando al contempo la salute degli ecosistemi oceanici, ndr) crescerà a un ritmo doppio rispetto all’economia tradizionale. E il mondo finanziario sta già giocando la sua parte nella conservazione di oceani, mari e risorse marine. A partire dalle emissioni di “blue bond” che puntano a raccogliere capitali da investitori d’impatto per finanziare progetti marini e oceanici con un impatto positivo su ambiente, economia e clima. Basti pensare a quello emesso dalla Repubblica delle Seychelles nel 2018 che ha raccolto oltre 15 milioni di dollari. O all’obbligazione blu lanciata nel 2019 dalla Banca Mondiale, che è giunta a raccogliere 10 milioni di dollari da investitori istituzionali e individuali.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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