Nexi tra i 25 giganti del paytech globale. Regnano gli Usa

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15 dei 25 giganti del paytech globale, con ricavi superiori al miliardo di euro, sono statunitensi. Nexi guadagna la quarta posizione in Europa per fatturato

I primi cinque player a livello internazionale sono statunitensi, cui fa capo il 59,2% del fatturato aggregato

In Europa Worldline spicca al primo posto per ricavi, accompagnata dalle divisioni europee di Mastercard e Visa

Sebbene la crisi pandemica ne abbia intaccato i bilanci, le paytech hanno dato prova di resilienza. Non solo negli Stati Uniti. Stando a una nuova indagine dell’Area Studi Mediobanca, i 25 giganti del settore con ricavi superiori al miliardo di euro hanno registrato lo scorso anno un giro d’affari complessivo sui 140 miliardi di euro. Riuscendo a contenere il calo del fatturato aggregato intorno al -2% sul 2019.
I primi cinque player a livello internazionale sono statunitensi, cui fa capo il 59,2% del fatturato aggregato. Percentuale che sale all’88% del totale se si sommano i ricavi delle 15 società a stelle e strisce del campione. Seguono l’Europa con otto società e il 10% del fatturato aggregato e il Brasile con due società e il 2% del fatturato aggregato. Restando sul continente europeo, Worldline (4,8 miliardi di euro su base pro-forma) spicca al primo posto per ricavi, accompagnata dalle divisioni europee di Mastercard (4,4 miliardi) e Visa (3,1 miliardi di euro). Nella top25 anche l’italiana Nexi che, grazie all’integrazione con Sia e all’acquisizione della danese Nets, guadagna la quarta posizione (2,9 miliardi pro-forma). Guardando ai primi nove mesi del 2021, i ricavi delle big considerate si sono portati sui 110,6 miliardi di euro, registrando una crescita del +14,4% sullo stesso periodo dello scorso anno (+14,5% le statunitensi e +11,6% le europee). Il risultato operativo è balzato invece del +17%, trainato in questo caso dai gruppi europei (+24,1%).

L’approfondimento sul mercato italiano, sul 2020, mostra poi una contrazione del mercato dei pagamenti, che risulta pari a 245,8 miliardi di euro (-8,8% rispetto ai 269,6 miliardi del 2019). La fetta più grande è da attribuire al comparto “traditional retail” che, con 180,5 miliardi di euro, ne rappresenta il 72% del totale (seppur in calo a un tasso medio annuo del -6,7% dal 2018). Sul versante opposto i “digital payments” che hanno conosciuto una crescita nel biennio 2018-2020 del +7,1% annuo, avvicinandosi al valore dei 40 miliardi di euro. Alla fine dello scorso anno, lo stock di moneta elettronica in circolazione nella Penisola si attestava sugli 11,4 miliardi di euro (+28,1% sul 2019) ma resta parallelamente elevata la quota del contante sul transato, che nel 2019 risultava pari al 58% in termini di valore e all’83% in termini di volume, a fronte di una media europea rispettivamente del 48 e del 73%.

Le paytech italiane sono situate principalmente nel nord ovest, patria del 56% delle startup, pmi innovative e altre società significative del settore. Solo a Milano hanno sede infatti ben 21 aziende. Nel 2020 è stato calcolato un giro d’affari complessivo per 240 milioni di euro, in crescita del +25,7% sul 2019 a fronte di un crollo del risultato operativo del -19,8%. In questo panel i comparti delle criptovalute e degli acquisti online hanno mostrato ricavi in più forte progressione (rispettivamente pari al +238,4% e +748,9%) “ma con una redditività ancora abbondantemente negativa”, scrive l’Area Studi Mediobanca. Gli unici due sottoinsiemi in territorio positivo sono le soluzioni di pagamento (risultato netto pari al 14,2% dei ricavi) e i Pos innovativi (3,1%).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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