Nel patrimonio degli italiani più ricchi: meno case e più finanza

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Il 10% più ricco delle famiglie italiane ha diminuito la quota di ricchezza detenuta in immobili dal 41,4 al 35,7% fra il 2010 e il 2022: in aumento fondi e polizze

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Il 10% più ricco delle famiglie italiane ha cambiato in modo sostanziale la distribuzione del proprio patrimonio fra il 2010 e la fine del 2022, riducendo il peso degli immobili e dei bond in favore dei fondi comuni d’investimento e delle polizze vita. E’ quanto si evince dall’ultimo aggiornamento sui conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, realizzato dalla Banca d’Italia. Proprio una maggiore esposizione ai prodotti finanziari è alla base dell’aumento della quota di ricchezza detenuta dalle famiglie italiane più abbienti.

Com’è cambiato il patrimonio dei ricchi

Fra il 2010 e il 2022, hanno mostrato i dati Bankitalia, il 10% più ricco delle famiglie italiane ha diminuito la quota di ricchezza detenuta in immobili (dal 41,4 al 35,7%) e in titoli di debito come i Btp (dal 10,7 al 3%). Ad essere aumentate, fra le altre cose sono le quote detenute in fondi d’investimento, passati dal 5,2 al 9,3% del patrimonio e in polizze vita, dal 4,6 al 9,6%. Il possesso diretto di azioni quotate non è, invece, cambiato molto: è aumentato dall’1,6% all’1,7%. 

Le famiglie italiane nella fascia media di patrimonio (comprese fra il 50 e il 90% della distribuzione) hanno molta meno ricchezza destinata ai prodotti finanziari; in particolare, solo il 2,6% del patrimonio, in questa fascia, viene investito in fondi comuni.

Nel 2010 circa la metà del patrimonio abitativo era detenuta dalla classe centrale, mentre nel 2022 tale percentuale era scesa al 45%, soprattutto a vantaggio del decimo più ricco, ha affermato Bankitalia. I depositi sono aumentati di circa il 40% tra il 2010 e il 2022, soprattutto per le famiglie appartenenti al decimo più ricco, la cui quota è salita di sei punti percentuali, raggiungendo la metà del totale.

Le famiglie italiane più ricche lo sono sempre di più

La quota di ricchezza netta posseduta dal 5% più ricco delle famiglie italiane è passata dal 40 al 48% tra il 2017 e il 2022, ha fatto sapere Bankitalia. La lieve crescita dell’indice di Gini, un popolare indicatore per la disuguaglianza, così come della quota di ricchezza detenuta dal 5% più ricco nel corso del 2021, è collegata all’aumento dei prezzi delle attività finanziarie in possesso delle famiglie più abbienti. In particolare, azioni, quote di fondi comuni e riserve tecniche di assicurazione.  

 

Nonostante una distribuzione della ricchezza così disomogenea, l’Italia ha meno disuguaglianze economiche rispetto alla media europea. Infatti, l’indice di Gini in Italia è inferiore rispetto alla media dell’Eurozona ed è in linea con quello della Francia, mentre la Germania risulta essere il Paese con il maggior grado di disuguaglianza. “In Germania è molto più bassa la quota [di ricchezza detenuta] dalla metà più povera delle famiglie, in parte per il maggiore ricorso all’affitto della prima casa”, hanno affermato gli autori. “Alla fine del 2022 le famiglie italiane sotto la mediana detenevano una ricchezza media di circa 60.000 euro, pari a tre volte quella delle rispettive famiglie tedesche; un divario positivo, seppure più contenuto, si osserva anche nei confronti della Francia. Al contrario, la ricchezza media nelle altre due classi è maggiore per le famiglie francesi e tedesche”. 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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