Navigate Ventures: il nuovo ciclo del venture capital 

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Una persona tiene una bussola d'argento nel palmo della mano, pronta a navigare su un lago calmo con montagne sfocate sullo sfondo.

Il venture capital torna a mostrare segnali di vitalità. Ivan Nikkhoo di Navigate Ventures spiega perché la ripresa è appena iniziata e quali settori guideranno la prossima fase di crescita

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Tirando le somme di un 2025 che volge al termine, si può dire che il venture capital abbia vissuto un anno molto complesso e pieno di contrasti. Il paragone con il 2024 non fa che confermare questa tesi. Tuttavia, come ha sottolineato anche Ivan Nikkhoo, managing partner di Navigate Ventures, si intravedono segnali concreti di ripresa.

Venture Capital: numeri e prospettive di ripresa

I numeri relativi al primo semestre 2025 non hanno soddisfatto le aspettative. In Italia, per esempio, la raccolta si è dimezzata rispetto all’anno precedente. E ampliando lo sguardo a livello globale, la situazione non appare molto diversa. “Penso che l’inizio di quest’anno, in termini di raccolta di fondi, sia stato il periodo peggiore che il venture capital ha vissuto negli ultimi dieci e vent’anni, con un ammontare raccolto dai fondi inferiore rispetto a qualsiasi altro momento”, osserva Nikkhoo. 

Inoltre, la maggior parte del capitale disponibile viene destinato ai fondi più grandi, consolidati e conosciuti, il che pone i fondi più piccoli e i gestori emergenti in una posizione di notevole svantaggio. Le ragioni di questa sotto-performance sono diverse: “La prima è sicuramente la mancanza di distribuzioni ai Limited Partners che, a loro volta, avrebbero investito nei fondi. Non avendo a disposizione la liquidità necessaria, sia gli LP sia i family office hanno dovuto fermarsi”, aggiunge. 

Se da un lato, i numeri del VC restano inferiori alla media dell’ultimo decennio, dall’altro si osserva una tendenza che sta sostenendo la ripresa: un interesse sempre maggiore da parte di investitori internazionali e family office sia nel venture capital, sia nei mercati privati. 

“Credo che questa ripresa sia dovuta, in parte, all’apertura dei mercati pubblici negli Stati Uniti. Ma anche all’aumento significativo dell’interesse in fondi secondari e di prosecuzione che consentono a family office e LP di avere maggiore liquidità. In ultimo, un ottimismo crescente sui mercati pubblici e privati sta portando gli investitori a sentirsi più tranquilli e inclini a fare nuovi investimenti. Anche se i numeri sono ancora inferiori rispetto agli anni passati, stiamo notando un aumento trimestre dopo trimestre. Pertanto siamo molto fiduciosi nella strada intrapresa”, spiega Nikkhoo.

Un altro fattore potenzialmente determinante sarà la pressione esercitata dal numero crescente di unicorni – società private dal valore superiore al miliardo di dollari – che, prima o poi, dovranno generare liquidità per i propri azionisti, aprendo così nuove finestre di quotazione. 

Navigate Ventures è nata per rispondere a un’inefficienza strutturale dell’ecosistema del venture capital: una disponibilità limitata di capitale istituzionale a supporto delle fasi di crescita ed espansione.

“Le mie precedenti esperienze professionali come amministratore delegato di un’azienda di software, poi come consulente, nel ruolo di investment e merchant banker, mi hanno fatto notare che se si guarda al tasso di successo delle aziende nel loro ciclo di vita della raccolta fondi – dal pre-seed  alla serie A, fino alla fase growth e oltre – le percentuali sono molto basse. Nel Regno Unito, per esempio, solo il 6% delle aziende riesce a passare dalla fase seed alla Serie A. Negli Stati Uniti, il tasso di successo (il passaggio dalla serie A alla fase “Growth”) è pari al 35%.” 

Tassi di fallimento alti, spesso legati al livello di immaturità delle aziende, alla mancanza di adeguatezza del prodotto al mercato, problemi interni al team o, in molti casi, incapacità di accedere a capitali aggiuntivi.

“In molti casi non si tratta di aziende sbagliate, ma solo di startup che non dispongono della trazione e dell’economia di scala necessarie per raccogliere il prossimo round di finanziamenti. Hanno semplicemente bisogno di altri sei o nove mesi prima che arrivi il momento ideale per farlo. Il nostro obiettivo è estendere la pista di decollo di queste aziende, aiutandole a raggiungere il round successivo. Ci siamo resi conto che molte avevano già un prodotto adatto al mercato, ricavi e team solidi. Serviva solo un po’ più di tempo – e di sostegno – per arrivare al round seguente. È così che è nato tutto”, racconta Nikkhoo.

Dalla nascita alla quotazione: le sfide per le startup

Dalla decisione di mettere in piedi un’azienda fino alla quotazione, l’azienda attraversa fasi di vita diverse, caratterizzate da numerose sfide. 

“Nelle fasi iniziali ci sono cinque fattori da considerare per avere successo. Il primo è comprendere il problema che si vuole risolvere; il secondo è la capacità dei fondatori di capire come mettere sul mercato un prodotto adeguato; il terzo è capire come ottenere scalabilità. Il quarto riguarda i venti favorevoli del mercato e l’ultimo è l’efficienza dal punto di vista del capitale. Non tutti comprendono l’importanza di questi fattori ed è per questo che il tasso di fallimento delle startup oggi è così elevato.” 

Quando un’azienda si prepara alla quotazione, invece, è essenziale definire una strategia chiara e individuare il mercato più adatto. “I mercati pubblici sono sempre molto instabili, hanno a che fare con le emozioni più di qualsiasi altra cosa. Aprono e chiudono in modo incostante. E anche le dimensioni delle aziende che si quotano in borsa sono sempre più ampie. Oggi, per avere successo con un’offerta pubblica, è necessario realizzare cifre davvero enormi. Quest’anno i mercati si sono aperti e alcune aziende sono state quotate in borsa con successo, ma non è detto che la tendenza prosegua anche il prossimo anno.” 

Venture capital: trend, opportunità e settori in crescita 

Navigate Ventures investe in piattaforme SaaS verticali B2B basate sull’intelligenza artificiale e piattaforme aziendali orizzontali, in genere una volta che i rischi tecnici e di mercato nella fase iniziale sono stati mitigati e si è delineata una strategia di commercializzazione ripetibile e basata sui dati. “L’intelligenza artificiale ridisegnerà sicuramente il software aziendale”, sottolinea Nikkhoo, “vediamo una forte domanda secolare nei settori della logistica, della sanità, della robotica e della sicurezza informatica. Si tratta di aree in cui convergono efficienza del capitale, intensità dei dati e impatto sul mondo reale”.

Come selezionare i fondi in cui investire

Come si possono incoraggiare gli LP a cogliere le opportunità offerte dal venture capital? Selezionando fondi o gestori sulla base a diversi criteri chiave, tra cui il team, la fase di sviluppo, l’ubicazione geografica e l’anno di costituzione. 

“Quando si investe in venture capital, si investe anche sulle persone. Per questo è fondamentale valutare la competenza nel settore e la disciplina del team. Così come comprendere la fase in cui operano e l’ecosistema che servono”, prosegue. Il “vintage year” è molto importante: i fondi lanciati durante periodi di scarsità di capitali spesso generano rendimenti superiori. “I fondi costituiti in mercati difficili beneficiano in genere di valutazioni più basse, sottoscrizioni più rigorose e un maggiore allineamento tra fondatori e investitori”, aggiunge.

Uno sguardo al futuro 

Nonostante le difficoltà persistenti, le prospettive a lungo termine per il capitale di rischio rimangono interessanti. I cicli di innovazione nel software aziendale, nell’automazione e nell’intelligenza artificiale applicata continuano ad accelerare e i canali di liquidità si stanno riaprendo.

“Per i family office che desiderano esporsi all’innovazione senza assumersi la volatilità delle fasi iniziali, Navigate Ventures offre un approccio strutturato, basato su efficienza del capitale, breve periodo di detenzione, crescita disciplinata e protezione dal ribasso, per partecipare al prossimo ciclo di creazione di valore”, conclude.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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