Misure emergenziali? Solo il 2,5% della spesa è “green”

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Nell’ultimo anno le principali 50 economie a livello globale hanno dispiegato misure emergenziali dal valore complessivo di 14,6 mila miliardi di dollari. Ma solo il 2,5% della spesa è volta a finanziare politiche per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Risuona l’allarme Onu sul clima

Indice

Anche considerando solo le politiche che stimolano la crescita, equivalenti a circa 2mila miliardi di dollari, la quota di risorse destinate a interventi che diminuiranno le emissioni di gas a effetto serra sfiora appena il 18%

Tra le misure che rientrano nella spesa “verde” dell’Italia si segnalano il superbonus del 110% per opere di efficientamento energetico, il bonus bicicletta e per i veicoli elettrici, e il finanziamento degli enti locali per progetti di trasporto sostenibile

Intanto, il Regno Unito si prepara ad annunciare un nuovo obiettivo sulla riduzione delle emissioni del 78% entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990. Ma il suo raggiungimento richiederà una modifica delle maggior parte delle attività industriali

Secondo i dati del Global recovery observatory raccolti dall’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, i governi delle principali 50 economie a livello mondiale hanno dispiegato nell’ultimo anno interventi emergenziali dal valore complessivo di 14,6 mila miliardi di dollari. Ma nonostante le premesse favorevoli sul fronte della sostenibilità, il modo in cui tali risorse saranno utilizzate potrebbe non avere gli effetti sperati sul raggiungimento degli obiettivi definiti dall’Accordo di Parigi. E stando a Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione metereologica mondiale intervenuto in occasione della presentazione del rapporto State of the global climate 2020, “la tendenza negativa del clima continuerà nei prossimi decenni, indipendentemente dal nostro successo nella sua mitigazione”.
L’analisi dell’osservatorio guidato da Carlo Cottarelli rivela infatti come la spesa per finanziare politiche destinate alla contrazione delle emissioni di gas a effetto serra rappresenti solo il 2,5% del pacchetto di 14,6 mila miliardi di dollari messi in campo tra febbraio 2020 e febbraio 2021. “Anche limitandoci a considerare solo le politiche che stimolano la crescita, equivalenti a circa 2mila miliardi di dollari, e quindi non considerando i sostegni a breve termine a cittadini e imprese, la quota di risorse destinate a interventi che diminuiranno le emissioni dannose ammonta solo al 18%”, spiega l’autrice della nota, Matilde Casamonti. Sottolineando, tra l’altro, come l’80% della spesa “green” rientri nelle misure di sostegno varate dai paesi più avanzati, come Francia, Germania, Canada, Spagna, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e Cina.

Italia: cresce la spesa “verde”, ma non basta

Inoltre, i valori assunti dal Greenness of stimulus index di Vivid Economics, società britannica specializzata nel settore ambientale ed energetico, rivelano che la maggior parte degli interventi varati nei settori a elevato impatto ambientale (agricoltura, industria, energia, rifiuti e trasporti) avrà un effetto ecologico netto negativo. Solo 10 delle 30 economie considerate, infatti, riportano un Gsi positivo, vale a dire Danimarca, Francia, Regno Unito, Spagna, Svezia, Finlandia, Germania, Svizzera, Canada e Regno Unito. Un dato ad ogni modo in miglioramento rispetto alle stime dello scorso anno, quando solo Uk, Francia e Svizzera riportavano un Gsi superiore a zero. L’Italia, intanto, ha ottimizzato il proprio posizionamento guadagnando l’11esimo posto in classifica, ma continua a riportare un Gsi complessivo negativo, con un livello simile a Giappone e Australia. A tal proposito, tra le misure che rientrano nella spesa “verde” della Penisola si segnalano il superbonus del 110% per opere di efficientamento energetico, il bonus bicicletta, il bonus per i veicoli elettrici e il finanziamento degli enti locali per progetti di trasporto sostenibile. Sul versante opposto, invece, il salvataggio di Alitalia dal valore di 3,3 miliardi di dollari e l’eliminazione delle clausole di salvaguardia su Iva e accise, per quanto riguarda i prodotti combustibili.

Onu: 2020 tra gli anni più caldi mai registrati

Sul fronte del clima, intanto, continua a risuonare l’allarme dell’Onu. Secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione metereologica mondiale lanciato in vista del summit sul clima del prossimo 22 aprile ospitato dall’amministrazione Biden, il 2020 è stato uno degli anni più caldi mai registrati, nonostante la temporanea riduzione delle emissioni legata alle misure di contenimento dei contagi. E le condizioni metereologiche estreme, combinate alla crisi pandemica, hanno rappresentato “un doppio colpo per milioni di persone”. “Tutti i principali indicatori climatici e le informazioni sull’impatto fornite in questo rapporto evidenziano un cambiamento climatico inarrestabile e continuo, un aumento e un’intensificazione degli eventi estremi e gravi perdite e danni che colpiscono persone, società ed economie”, spiega Taalas. “La tendenza negativa del clima continuerà per i prossimi decenni indipendentemente dal nostro successo nella sua mitigazione. È quindi importante investire nell’adattamento. E uno dei modi più potenti per adattarsi è investire in servizi di allerta precoce e nelle reti di osservazione meteorologica”, aggiunge.

Regno Unito verso obiettivi climatici più rigidi

A tal proposito, in attesa della 26esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (che sarà ospitata dalla città di Glasgow dall’1 al 12 novembre 2021), il Regno Unito si prepara ad annunciare un nuovo obiettivo sulla riduzione delle emissioni del 78% entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990. Il piano, rivela il Financial Times, sarà annunciato nella giornata di giovedì e rappresenta un passo in avanti rispetto al precedente obiettivo del 68%, già tra i più ambiziosi tra le economie sviluppate. Ma il suo completamento richiederà una modifica delle maggior parte delle attività industriali, tra cui un sistema elettrico a zero emissioni di carbonio, la riduzione di carne e latticini in tutto il Paese e l’introduzione di sistemi di riscaldamento a basse emissioni di carbonio nelle abitazioni.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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