Milionari, timori su inflazione hanno ridotto la voglia di rischio

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Secondo un nuovo sondaggio l’inflazione è in cima alle preoccupazioni degli americani più facoltosi, che ora sono più guardinghi sui mercati

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Rispetto allo scorso aprile, la percentuale di milionari Usa che dichiara di voler aumentare la propria esposizione nel corso dei successivi 12 mesi si è ridotta per ogni singola asset class, dalle azioni ai bond, dai metalli preziosi agli investimenti alternativi. Lo rivela l’ultimo millionaire survey condotto da Cnbc

Ciononostante prevalgono ancora previsioni positive per l’economia statunitense nel prossimo anno: il 41% degli intervistati ritiene che nel 2022 sarà ancora più forte, anche se un notevole 35% afferma l’esatto opposto

I milionari americani e i gestori di fondi globali concordano su un punto: in vista di un 2022 caratterizzato da un’inflazione ancora elevata e dai rialzi dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali, meglio optare per un’asset allocation più “tranquilla”. Secondo l’ultimo Cnbc Millionaire Survey, che fra ottobre e novembre ha raggiunto 750 americani con almeno 1 milione di dollari di asset investibili, l’appetito per il rischio si è decisamente ridotto rispetto alla medesima rilevazione condotta lo scorso aprile. La percentuale di investitori che dichiara di voler aumentare la propria esposizione nel corso dei successivi 12 mesi si è ridotta per ogni singola asset class, dalle azioni ai bond, dai metalli preziosi agli investimenti alternativi.

E’ un segnale di crescente prudenza da parte degli investitori facoltosi, peraltro raccolto in un periodo durante il quale la variante omicron non era ancora entrata in scena. Ciononostante, prevalgono ancora previsioni positive per l’economia statunitense nel prossimo anno: il 41% degli intervistati ritiene che nel 2022 sarà ancora più forte, anche se un notevole 35% afferma l’esatto opposto. La maggioranza assoluta dei milionari americani (52%), inoltre, crede che l’indice S&P 500 chiuderà il 2022 con un rialzo pari almeno al 5%.

C’è una certa assonanza fra questi risultati e quelli emersi dall’ultimo sondaggio dei gestori condotto a dicembre da Bank of America, dal quale era emerso un incremento di 14 punti percentuali nell’esposizione al cash (36% overweight) a fronte di una contrazione di 11 punti per l’azionario americano (18% overweight). In generale, l’esposizione all’azionario era stata ridotta ai minimi dall’ottobre 2020. Il cosiddetto risk-off, la riduzione dell’appetito per il rischio sembra quindi comune a milionari e operatori professionali.

Per il momento l’andamento del mercato azionario americano, che il 27 dicembre ha raggiunto un nuovo record, sembra indicare che i timori restano più nella mente che non nelle decisioni degli investitori. Nonostante il rally dell’S&P 500, la gran parte dei risparmiatori non starebbe ribilanciando per ridurre l’esposizione a questa classe di attività. “Da quello che vedo, gli investitori sono più nervosi, ma non stanno agendo su di esso”, ha detto a Cnbc Mitch Goldberg, presidente della società di consulenza ClientFirst Strategy, “per me, questa è una forma di compiacenza, è come aspettare che una campana suoni, sperando di poter uscire prima che il mercato crolli“.

Secondo i milionari americani la principale minaccia per l’economia americana nei prossimi 12 mesi sarà l’inflazione, citata dal 23% degli intervistati, a pari merito con le disfunzioni a livello governativo. Queste due preoccupazioni superano nettamente le interruzioni alle catene di fornitura (11%) e il coronavirus (10%).

Nonostante la paura dell’inflazione, la maggioranza dei milionari americani nutre fiducia nel fatto che la Federal Reserve riuscirà a gestire il fenomeno: lo crede in misura moderata il 47%, mentre un altro 12% ne è molto convinto. Per i soggetti facoltosi il problema dell’inflazione non è tanto legato al maggiore costo della vita, ma alle conseguenze che quest’ultima potrebbe avere sulle scelte di politica monetaria e, di conseguenza, sul valore dei loro asset finanziari.

Milionari, pronti a pagare più tasse per ridurre le diseguaglianze

Fra le evidenze del sondaggio è emerso anche un notevole senso di responsabilità fra i milionari, per quanto riguarda la questione della disuguaglianza. Per il 51% degli intervistati questo è “un grande problema” negli Stati Uniti; dovuto in primo luogo all’istruzione (lo crede il 78% del campione) e all’educazione finanziaria (68%). Quel che è più interessante notare, però, è che un deciso 64% dei milionari americani ritiene che maggiori tasse sui ricchi sarebbero una risposta in grado di ridurre il problema della diseguaglianza. Ad affermarlo, nessuna sorpresa qui, sono soprattutto i milionari che votano per i democratici (il 78% supporta più tasse sui ricchi) e molto meno quelli che votano per i repubblicani (31%).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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