C’è un limite oltre il quale l’ottimismo sui mercati preannuncia tempesta – e quel limite, a giudicare dalle ultime rilevazioni sui gestori di fondi condotte su scala globale da Bank of America, è già stato superato. L’indice Bull & Bear ha raggiunto la postura più rialzista degli ultimi quattro anni (9,4 punti, lettura “iper-toro”), con l’esposizione alla liquidità più bassa mai registrata: appena il 3,2% del portafoglio. In più, la propensione al rischio è ai massimi, con un 48% netto dei gestori che dice di non disporre di protezioni contro un forte ribasso dei mercati azionari – un livello che non si vedeva da otto anni.
Il suggerimento operativo, per chi osserva i gestori ammassare le fiches sull’azionario, dovrebbe essere: piedi di piombo. Aumentare gli asset difensivi e le coperture contro la volatilità perché, storicamente, a un’esuberanza così marcata segue un calo dei mercati. Del resto, l’interpretazione dei sondaggi è spesso più utile come segnale di controtendenza.
No landing, oro e rischio geopolitico: le fondamenta dell’euforia globale
Alla base dell’ottimismo dei gestori sondati a gennaio – un campione di 227 intervistati con 646 miliardi di dollari in gestione – c’è una visione nettamente più rosea dell’andamento dell’economia: lo scenario no landing, che non prevede alcun rallentamento dell’attività, è diventato il più condiviso, con il 49% delle risposte (seguono l’atterraggio morbido al 44% e solo un 9% che attende una recessione, ai minimi dal gennaio 2022).
Mentre i tori sono più forti che mai, in apparente contraddizione rispetto alla sua tradizionale funzione di portafoglio, l’oro risulta la scommessa più affollata secondo gli investitori (51%, in forte aumento dal 29% di dicembre), superando le Magnifiche Sette azioni tecnologiche (ora al 27%, in calo dal 54%). Allo stesso tempo, un 45% netto degli investitori considera l’oro sopravvalutato. Nei giorni successivi alla rilevazione, il metallo giallo è cresciuto ancora, portandosi a quota 4.989,90 dollari l’oncia. Per quanto l’economia sia prevista in salute, le crisi geopolitiche continuano a guidare gli acquisti di oro: queste ultime sono considerate, assieme al rischio di una bolla dei titoli legati all’AI, il principale rischio di coda dagli investitori.
Azioni e materie prime in testa, bond in ritirata
Il 48% dei gestori globali dichiara di aver messo un sovrappeso di portafoglio sulle azioni, ai massimi dal dicembre 2024, cui si affianca il massimo sovrappeso netto delle materie prime (26%) dal giugno 2022. I bond, invece, perdono attrattiva agli occhi degli investitori, che risultano in sottopeso netto del 35%, un livello che non si vedeva dal settembre 2022.
I settori più apprezzati nell’allocazione azionaria globale sono le banche, mentre sul versante opposto si collocano i beni di prima necessità.
Europa: entusiasmo record, liquidità ai minimi e primi segnali di affollamento
Se a livello globale l’ottimismo ha superato la soglia di guardia, in Europa l’euforia si avvicina a una vera e propria unanimité. Secondo il Fund Manager Survey di Bank of America, un record del 95% netto dei gestori europei prevede un rialzo delle Borse del continente nei prossimi dodici mesi – il dato più elevato mai registrato. Un consenso che resiste anche dopo un mese particolarmente brillante per i listini, sebbene il rialzismo di brevissimo periodo mostri i primi segni di raffreddamento: la quota di chi si attende ulteriori guadagni immediati scende al 74%, dall’81% del mese precedente. Ma la direzione di fondo resta chiara: l’Europa è tornata, almeno nella percezione dei gestori, un mercato da sovrappesare.
Alla base di questo rinnovato entusiasmo c’è una lettura più costruttiva del quadro macroeconomico. Un 38% netto degli intervistati si aspetta un rafforzamento dell’economia globale nei prossimi dodici mesi, il livello più alto dal luglio 2021, mentre il 64% ritiene che il mix di politiche statunitensi avrà un impatto positivo sulla crescita mondiale – la quota più elevata dall’insediamento di Donald Trump. Per l’Europa, in particolare, pesa l’aspettativa di un cambio di passo fiscale in Germania: nonostante un primo raffreddamento dell’entusiasmo dopo cinque mesi consecutivi di miglioramento, un 64% netto dei gestori prevede comunque una crescita europea più robusta nel periodo a venire.
Il raffreddamento delle pressioni inflazionistiche contribuisce a rafforzare questo scenario. Per la prima volta nel ciclo, lo scenario di “no landing” diventa quello più condiviso anche tra gli investitori europei, mentre l’inflazione esce dalla top three dei rischi di coda dopo oltre un anno. Cresce così la quota di chi immagina un contesto “Goldilocks”, fatto di crescita solida e inflazione in attenuazione. Nonostante ciò, la liquidità continua a ridursi – al 2,8% tra i gestori europei – e il posizionamento settoriale mostra segnali di affollamento: risorse di base, utility e banche risultano oggi i comparti più sovra-posseduti rispetto alla media storica, mentre media, food & beverage ed energia restano i più trascurati. Un consenso compatto che, come spesso accade nelle fasi avanzate del ciclo, rischia di trasformarsi da rassicurazione in vulnerabilità.

