La fine dell’era Nagel a Piazzetta Cuccia è costata un’altra dozzina di cambi di casacca, diretti verso Deutsche Bank. Secondo quanto riportato dal Financial Times, alcuni nomi eccellenti figurerebbero nel drappello di private banker in uscita, tra cui i managing director Luca Bavastro, Iacopo Berni, Luca Donghi e Diego Campagnoli. Un team che, proprio da Mediobanca, esercitava una forte pressione competitiva, al punto che una delle fonti citate dal quotidiano britannico ha espresso soddisfazione per aver sottratto una squadra che, fino a questo momento, aveva sottratto clientela. Dal canto suo, il responsabile del private banking di Deutsche, Claudio de Sanctis, aveva già dichiarato lo scorso novembre che l’obiettivo era aggiungere altri 250 wealth manager al team nel corso del triennio.
La fuoriuscita dei banker arriva a circa cinque mesi dalla conclusione vittoriosa della scalata di Monte dei Paschi di Siena, una banca dalla storia antica ma con un “marchio” meno riconoscibile se si guarda al wealth management. Questa sarebbe una delle principali motivazioni alla base della migrazione dei banker di Mediobanca, un fenomeno di cui si era iniziato a parlare già prima della conclusione dell’Opas. Ad oggi, il piano di integrazione dettagliato tra Mps e Mediobanca — richiesto dalla Bce entro sei mesi dall’operazione — deve ancora essere presentato (le attese sono per metà febbraio): un passaggio che chiarirà anche quale grado di autonomia verrà mantenuto da Mediobanca, il cui brand dovrebbe essere preservato e valorizzato proprio per l’attrattiva in ambito wealth e Cib.
La scommessa di Borsa sul delisting
Nel frattempo, Mediobanca corre in Borsa, con un rialzo vicino al 6% nella giornata in cui l’assemblea straordinaria di Mps ha approvato le modifiche allo statuto che, tra le altre cose, hanno attribuito al Cda uscente la facoltà di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo dell’organo. Una notizia che ha alimentato le attese per una futura Opa sulle quote residuali di Mediobanca ancora in circolazione e per un successivo delisting da Piazza Affari. Sulla base del prezzo offerto in occasione dell’Opas, il mercato intravede un significativo potenziale di upside speculativo sul titolo di Piazzetta Cuccia.
Sul fronte borsistico, il nodo resta infatti il forte disallineamento delle valutazioni emerso dopo la chiusura dell’Opas. Da allora le azioni Mediobanca hanno perso circa il 9,7%, mentre Monte dei Paschi di Siena ha guadagnato oltre il 16%, ampliando un divario che il mercato guarda ora in chiave strettamente arbitraggistica. In caso di Opa residuale, il riferimento resterebbe il concambio fissato nell’operazione di Luigi Lovaglio: 2,533 azioni Mps più 0,90 euro in contanti per ogni azione Mediobanca. Ai prezzi attuali, questo schema valorizzerebbe Piazzetta Cuccia intorno ai 24,25 euro per azione, a fronte di quotazioni che si muovono poco sotto i 19 euro. Uno sconto superiore al 20% che, secondo diversi analisti, apre a un profilo di rischio-rendimento fortemente sbilanciato verso l’upside.
Mps: governance rafforzata per decisioni rapide
Nel dettaglio, l’assemblea straordinaria degli azionisti Mps ha approvato a larghissima maggioranza un pacchetto di modifiche statutarie che il mercato ha letto come un rafforzamento deciso della governance e della continuità manageriale, nonostante sull’amministratore delegato Luigi Lovaglio pendano indagini per ipotesi di manipolazione del mercato in relazione alla scalata su Piazzetta Cuccia. Oltre alla già citata facoltà per il Cda uscente di presentare una propria lista per il rinnovo, le modifiche includono l’eliminazione del limite massimo di mandati per la rieleggibilità degli amministratori, una maggiore flessibilità nella cooptazione dei consiglieri e la possibilità per il Consiglio di nominare presidente e vicepresidenti qualora l’assemblea non vi provveda. Un insieme di interventi che concentra il baricentro decisionale sul Consiglio e riduce il rischio di fasi di transizione prolungate o di equilibri instabili, proprio mentre il gruppo è chiamato a sciogliere nodi strategici di primo piano.
In parallelo, è stata introdotta anche la possibilità di incrementare il rapporto tra componente variabile e fissa della remunerazione, un tassello che rafforza la capacità di attrarre e trattenere profili manageriali in una fase particolarmente delicata. Nel loro insieme, le modifiche statutarie — approvate con percentuali plebiscitarie, prossime al 100% del capitale rappresentato — delineano una struttura di governance più funzionale a decisioni rapide. Un assetto che, agli occhi degli investitori, rende più credibile l’ipotesi di una Opa residuale sulle quote di Mediobanca ancora sul mercato e di un successivo delisting.

