La Fed risponde alla guerra e alza i tassi: a dicembre all'1,9%?

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Alberto Battaglia
16.3.2022
Tempo di lettura: 5'
La Fed ha aumentato il range dei tassi di 25 punti base, come previsto: nuovi rialzi arriveranno in ciascuno degli altri sei meeting

Il Fomc ha fortemente rivisto le previsioni di dicembre, abbassando l'outlook sulla crescita e innalzando quello sull'inflazione Pce

“Se avessimo saputo prima che ci sarebbero stati problemi prolungati sul lato dell'offerta sarebbe stato appropriato agire prima”, ha ammesso Powell, aggiungendo però che le decisioni sono state assunte sulla base dei dati disponibili al momento

Nel mondo che credevamo di conoscere, prima dell'invasione russa in Ucraina, questa sarebbe stata la notizia di mercato più rilevante nel 2022: dopo anni di pandemia, la Federal Reserve è tornata ad aumentare i tassi d'interesse. Non avveniva da oltre tre anni. Una mossa obbligata da un livello dell'inflazione che per mesi ha superato le previsioni, attestandosi al 7,9% lo scorso febbraio.

Il Federal Open Market Committee ha deliberato, come da attese, un rialzo dei tassi da 25 punti base e ha indicato che in ciascuno dei prossimi sei incontri procederà con nuovi rialzi dei tassi. Il range dei tassi sui fondi federali è passato a 0,25-0,50%. Solo un membro, James Bullard ha dissentito con la scelta del Fomc, perché avrebbe voluto un rialzo dei tassi più deciso, da 50 punti base. Entro fine anno il tasso d'interesse prefigurato ad oggi è dell'1,9% (e non più 0,9%).

Sulla situazione in Ucraina e le sue conseguenze il Fomc ha dichiarato che “l'invasione da parte della Russia sta causando enormi difficoltà umane ed economiche” e che “le implicazioni per l'economia degli Stati Uniti sono molto incerte, ma a breve termine l'invasione e gli eventi correlati probabilmente creeranno ulteriori pressioni al rialzo sull'inflazione e peseranno sull'attività economica”.

Le previsioni macroeconomiche della Fed sono state fortemente riviste rispetto allo scorso dicembre. Per l'anno in corso il Pil americano crescerà del 2,8% anziché del 4%, mentre l'inflazione Pce salirà del 4,3% anziché del 2,6%. Nel caso dell'inflazione le stime sono state riviste al rialzo di 4 e di 2 decimali anche per il 2023 e il 2024. Di conseguenza anche il tasso d'interesse proiettato per l'anno in corso e i due successivi è stato decisamente innalzato rispetto allo scenario prospettato dal comitato lo scorso dicembre.



 

La conferenza di Powell in una parola: determinazione


“Dobbiamo focalizzarci sulla stabilità dei prezzi perché il mercato del lavoro è molto forte”, ha dichiarato il presidente della Federal Reserve, che si è detto determinato a riportare sugli obiettivi l'inflazione, proteggendo la crescita. “Pensiamo che l'economia possa gestire tassi d'interesse più elevati”, ha aggiunto Powell. “Questa è una situazione in cui i posti di lavoro disponibili sono sostanzialmente superiori all'offerta” e giunti a questo punto “dobbiamo utilizzare i nostri strumenti”, ha dichiarato il presidente della Federal Reserve nel corso della conferenza stampa.

Powell ha dovuto usare cautela nel mettere in luce l'aspetto più pericoloso per la gestione della crescita dei prezzi: la spinta sui prezzi indotta dall'aumento delle retribuzioni. “La crescita dei salari è una buona cosa, è così che aumentano gli standard di vita, ma al momento stanno crescendo un ritmo superiore a quello compatibile con il nostro obiettivo dell'inflazione del 2%”, ha detto Powell.

Poi, Powell si è concesso un'autocritica con il proverbiale senno di poi. “Se avessimo saputo prima che ci sarebbero stati problemi prolungati sul lato dell'offerta sarebbe stato appropriato agire prima”, ha ammesso Powell, aggiungendo però che le decisioni sono state assunte sulla base dei dati disponibili al momento.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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