Intelligenza artificiale, come investire se i regolatori remano contro

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Via all’Artificial intelligence act, la normativa europea sull’intelligenza artificiale. Carlo De Luca: “Nel breve termine le regole potrebbero avere un impatto negativo sui flussi di cassa, ma ridurranno le incertezze sugli investimenti di lungo termine”

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Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico sull’Artificial intelligence act, il regolamento proposto dalla Commissione tre anni fa per normare l’ambito dell’intelligenza artificiale

De Luca: “Bisogna andare molto cauti. La diversificazione è fondamentale anche all’interno dello stesso tema. All’intelligenza artificiale vanno affiancati tanti altri segmenti, come i semiconduttori e la robotica”

Consiglio e Parlamento europeo – dopo una maratona negoziale lunga tre giorni – hanno raggiunto nella notte tra l’8 e il 9 dicembre un accordo politico sull’Artificial intelligence act. L’Unione europea diventa così la prima giurisdizione al mondo a dotarsi di un testo normativo sull’intelligenza artificiale, al fine di tutelare i diritti fondamentali e stimolare al contempo l’innovazione. Previste multe che vanno dai 35 milioni di euro al 7% del fatturato mondiale oppure da 7,5 milioni all’1,5% del fatturato, a seconda della gravità della violazione. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, intanto, Joe Biden ha recentemente firmato un ordine esecutivo sull’intelligenza artificiale imponendo obblighi di rendicontazione alle aziende che sviluppano tecnologie avanzate come quella alla base di ChatGpt. We Wealth ha intercettato Carlo De Luca, head of asset management di Gamma Capital Markets, per analizzare come le mosse dei regolatori si riflettono sui mercati, dopo che l’Ai ha spinto la Borsa americana sulle attese di un’adozione diffusa e un aumento della redditività delle aziende.

“Se queste regole limitano l’utilizzo non organizzato e coordinato della tecnologia in generale e dell’intelligenza artificiale in particolare, è chiaro che potrebbero ridurre il fatturato o la crescita di alcuni titoli nel breve termine. Nel lungo termine, tuttavia, potrebbero determinare una costanza di flussi di cassa”, osserva De Luca. “Bisogna però andare molto cauti. La tecnologia non è solo intelligenza artificiale e la diversificazione è fondamentale anche all’interno dello stesso tema. L’intelligenza artificiale rischia di essere il classico tema di moda che attrarre investitori, soprattutto piccoli, che poi si trovano con grandi perdite perché non dà ancora alcun tipo di certezza sui ricavi, soprattutto con una regolamentazione in divenire. Per cui bisogna fare molta attenzione a investire in questo comparto, mentre ce ne sono altri come i chip, i semiconduttori, la robotica e la sicurezza informatica che secondo noi offrono un po’ più di certezza in termini di flussi, sviluppi e normative”, aggiunge l’esperto. 

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De Luca: “Rischio bolla potenziale, non attuale”

La crescente narrazione che ruota intorno all’intelligenza artificiale ha sollevato infatti alcuni interrogativi sul rischio di una bolla finanziaria. Ma secondo una recente analisi di Goldman Sachs, dal titolo Why Ai is not a bubble, stiamo ancora vivendo una fase “relativamente iniziale” di un nuovo ciclo tecnologico che potrebbe innescare ulteriori sovraperformance. Solo nel secondo trimestre, 177 società quotate sull’S&P 500 hanno tra l’altro discusso di intelligenza artificiale durante le loro earning call (l’annuncio degli utili agli investitori, ndr), quasi il triplo della media quinquennale secondo alcuni dati raccolti da Visual Capitalist. Le stesse società hanno visto salire il prezzo delle loro azioni del 13,3% da dicembre 2022 a settembre 2023, a fronte dell’1,5% di quelle che non l’hanno fatto. Guardando alla ristretta cerchia di titoli statunitensi che hanno cavalcato l’onda dell’Ai e guidato Wall Street al rialzo, secondo De Luca c’è ancora spazio di crescita. “Un enorme spazio di crescita”, precisa. Ma anche in questo caso la parola d’ordine resta quella della cautela. “Per ora il rischio bolla è potenziale, non attuale. Ma bisogna stare attenti e diversificare anche con temi che offrono buone – non solo enormi – opportunità di crescita”, conclude l’esperto.

S&P 500 a 4.808 punti nel 2024

Intanto, secondo l’ultimo sondaggio settimanale condotto da Bloomberg (il cosiddetto Markets live pulse), ben 518 intervistati prevedono che l’indice S&P 500 raggiungerà il record di 4.808 punti entro la fine del prossimo anno, superando il precedente picco di 4.797 punti toccato all’inizio del 2022. Più di due terzi dei partecipanti all’indagine dichiarano di non vedere un hard landing (o “atterraggio duro”, ovvero un marcato rallentamento dell’economia statunitense) come il rischio principale per i mercati e la maggioranza si aspetta che i tagli di interesse della Federal Reserve inizino prima di luglio. Le prospettive rialziste sono in netto contrasto con le aspettative di inizio 2023, quando le preoccupazioni per una Fed “falco” e lo spettro della recessione avevano messo in guardia gli investitori da mercati volatili. Ma l’economia ha sfidato le previsioni pessimistiche, il mercato del lavoro resta solido e gli utili delle aziende a stelle e strisce si stanno riprendendo prima del previsto. Gli Usa sono destinati a mantenere il loro “fascino di rifugio”, dice Bloomberg, con il 43% degli intervistati che afferma che i titoli statunitensi continueranno a sovraperformare i titoli internazionali nel 2024. Ma dopo che i “magnifici sette” tecnologici (Apple, Tesla, Nvidia, Meta, Amazon, Microsoft e Alphabet) hanno dominato il mercato per la maggior parte del 2023, gli investitori si stanno rivolgendo ora anche verso gli angoli più difficili del mercato alla ricerca di occasioni, dalle small cap alle azioni value.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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