Intelligenza artificiale, l’allarme di 1.000 esperti (tra cui Elon Musk)

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Oltre 1.000 esperti (tra cui Elon Musk) hanno lanciato un allarme sui rischi dell’intelligenza artificiale, chiedendo uno stop allo sviluppo dei sistemi più avanzati come Gpt-4. Ma, secondo Goldman Sachs, l’Ia potrebbe far crescere il pil globale annuo del 7%

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Secondo i firmatari della lettera diffusa dal Future of life institute, i sistemi di intelligenza artificiale dotati di un’intelligenza competitiva con quella umana rappresentano un rischio per la società e l’umanità

Tra i co-firmatari, oltre a Elon Musk, figurano Steve Wozniak (co-founder di Apple), Jaan Tallinn (co-founder di Skype), Emad Mostaque (ceo di Staibility Ai) e altri esperti di intelligenza artificiale come Yoshua Bengio e Stuart Russell

Secondo un’analisi di Goldman Sachs, l’intelligenza artificiale generativa potrebbe condurre all’automazione un quarto dei posti di lavoro negli Stati Uniti e in Europa. A livello globale si parla di 300 milioni di lavoratori a rischio

L’intelligenza artificiale? Un rischio per l’umanità. Con queste parole oltre un migliaio di ricercatori e manager (tra cui il patron di Tesla e Twitter, Elon Musk) chiedono uno stop di almeno sei mesi allo sviluppo dei sistemi più avanzati come Gpt-4, successore di ChatGpt. In una lettera aperta diffusa dal Future of life institute – organizzazione nata nel 2015 per “indirizzare le tecnologie in grado di trasformare il mondo verso un beneficio per la vita e lontano da rischi estremi su vasta scala”, come dichiarato dalla non profit sul proprio sito web – i firmatari spiegano come l’artificial intelligence potrebbe innescare “un cambiamento profondo nella storia della vita sulla Terra” ragion per cui andrebbe “gestita con cura e risorse adeguate”. Un ammonimento che giunge a poca distanza dalla pubblicazione di un nuovo report di Goldman Sachs dal titolo The potentially large effects of artificial intelligence on economic growth all’interno del quale, numeri alla mano, la banca d’affari statunitense svela gli effetti (potenziali) dell’intelligenza artificiale su lavoro e produttività nell’arco di un decennio; lanciando un campanello d’allarme per 300 milioni di lavoratori.

Intelligenza artificiale: l’appello degli esperti

“I sistemi di Ia dotati di un’intelligenza competitiva con quella umana possono comportare rischi profondi per la società e l’umanità, come dimostrato da ricerche approfondite e riconosciuto dai migliori laboratori di Ia”, si legge nella lettera. “L’Ia avanzata potrebbe rappresentare un cambiamento profondo nella storia della vita sulla Terra e dovrebbe essere pianificata e gestita con cura e risorse adeguate. Sfortunatamente, questo livello di pianificazione e gestione non sta avvenendo”. I potenti sistemi di intelligenza artificiale, continuano gli esperti, dovrebbero essere sviluppati solo quando si sarà sicuri che i loro effetti saranno positivi e i loro rischi gestibili. I laboratori di intelligenza artificiale e gli esperti indipendenti, secondo i firmatari, dovrebbero utilizzare questa pausa per sviluppare e implementare congiuntamente una serie di protocolli di sicurezza condivisi per la progettazione e lo sviluppo di sistemi avanzati, in modo da garantire che tali sistemi “siano sicuri al di là di ogni ragionevole dubbio”. Parallelamente, gli sviluppatori sono invitati a collaborare con i politici in materia di governance e regolamentazione.

 

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Tra i co-firmatari, oltre a Elon Musk, figurano Steve Wozniak (co-founder di Apple), Jaan Tallinn (co-founder di Skype), Emad Mostaque (ceo di Staibility Ai) e altri esperti di intelligenza artificiale come Yoshua Bengio e Stuart Russell. “La lettera non è perfetta, ma lo spirito è giusto: dobbiamo rallentare fino a quando non capiremo meglio le ramificazioni”, ha dichiarato Gary Marcus, professore emerito della New York University che ha firmato la lettera, come riportato da Reuters. “I grandi operatori stanno diventando sempre più riservati su ciò che fanno, il che rende difficile per la società difendersi da qualsiasi danno possa materializzarsi”. I critici, dal canto proprio, hanno accusato i firmatari di promuovere illazioni sull’intelligenza artificiale. “Questo tipo di affermazioni hanno lo scopo di suscitare clamore”, le parole di Johanna Björklund, ricercatrice di Ia e professoressa associata presso l’Università di Umeå. “Non credo sia necessario tirare il freno a mano”.

3.000 posti di lavoro a rischio con l’Ai

Secondo l’analisi di Goldman Sachs, l’intelligenza artificiale generativa (vale a dire la tecnologia che permette all’intelligenza artificiale di produrre contenuti originali, testuali o visuali) potrebbe condurre all’automazione fino a un quarto dei posti di lavoro attuali negli Stati Uniti e in Europa. A livello globale si parla di 300 milioni di lavoratori a tempo pieno a rischio. “La buona notizia è che lo spostamento di lavoratori a causa dell’automazione è stato storicamente compensato dalla creazione di nuovi posti di lavoro; inoltre, l’emergere di nuove occupazioni a seguito di innovazioni tecnologiche rappresenta la grande maggioranza della crescita occupazionale di lungo periodo”, rassicurano gli autori del rapporto. “La combinazione di significativi risparmi sul costo del lavoro, la creazione di nuovi posti di lavoro e l’aumento della produttività per i lavoratori non delocalizzati, fa pensare a un boom della produttività che aumenterà in modo sostanziale la crescita economica, anche se i tempi di tale boom sono difficili da prevedere”. Stando alle stime di Goldman Sachs, l’intelligenza artificiale generativa potrebbe infatti aumentare la produttività annuale del lavoro solo negli Stati Uniti dell’1,5% in 10 anni. A livello mondiale, invece, si parla di una crescita del pil annuo del 7%.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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