Blacktower FM ha analizzato la maggioranza dei sistemi pensionistici europei, l’Italia è nella parte bassa della classifica (ma non in coda)
A penalizzare il sistema pensionistico italiano di solito è il forte squilibrio che si prospetta fra popolazione attiva e pensionati, che minacciano i conti dell’ente previdenziale pubblico
Non è il caso della classifica realizzata da Blacktower Financial Management, nella quale sono più alti in classifica i Paesi che per le pensioni spendono di più e dove ci si congeda prima dall’attività lavorativa
Le classifiche sui migliori e i peggiori sistemi pensionistici al mondo sono numerose e, di solito, non vedono l’Italia ai primi posti. A penalizzare il sistema pensionistico italiano è il forte squilibrio che si prospetta fra popolazione attiva e pensionati, che minacciano i conti dell’ente previdenziale pubblico. Sono soprattutto considerazioni che riguardano la sostenibilità del sistema pensionistico, rivolte più ai policy maker che non ai singoli cittadini.
Una nuova analisi di Blacktower Financial Management, una società di wealth management britannica con 2 miliardi di dollari di asset in gestione, ha deciso di affrontare il problema premiando, nella sua classifica, i sistemi pensionistici che rispondono a requisiti che si discostano da quelli utilizzati in analisi simili. Il criterio-guida è quello del miglior interesse del pensionato, e non della sostenibilità del sistema (pubblico o privato che sia). Nella valutazione di Blacktower, che ha incluso 13 Paesi europei più Israele e Giappone, l’Italia risulta 11esima. Ai primi posti svettano, invece, Finlandia, Polonia e Svezia.
Per spiegare l’ordine di classifica è importante chiarire i criteri per l’assegnazione dei punteggi. Per la prima colonna della tabella sottostante la “spesa pubblica per le pensioni in percentuale sul Pil”, i Paesi che avevano una percentuale più alta hanno ricevuto un punteggio più alto. E’ stato premiato, in altre parole, premiato il Paese che per i pensionati spende di più (ciò può avvenire perché gli anziani sono di più in rapporto alla popolazione attiva, o perché il sistema è più “generoso” nei loro confronti). Nella seconda colonna, che mostra l’età pensionabile stabilita dalla legge, il punteggio più elevato, è stato assegnato ai Paesi in cui si va in pensione prima – che, solitamente, attirano le critiche delle organizzazioni internazionali come l’Ocse per via della maggiore onerosità che tale soluzione comporta. Per quanto riguarda la percentuale di contributi previdenziali obbligatori sul reddito, sono stati premiati con i punteggio più alti i Paesi che prevedono una percentuale maggiore. Infine, lo stesso criterio è stato seguito per la partecipazione alle pensioni a capitalizzazione in percentuale della popolazione attiva (più elevata la percentuale, maggiore il punteggio assegnato).
Una maggiore diffusione delle pensioni a capitalizzazione, come i fondi pensione, risulta meno problematico per le casse pubbliche, ma è anche in grado di dimostrare l’attitudine al risparmio privato verso gli obiettivi previdenziali.
Adottando questi criteri, l’Italia risulta penalizzata in classifica in quanto l’età pensionabile di legge è la più elevata (67 anni, come la Norvegia), mentre la partecipazione alle pensioni a capitalizzazione piuttosto contenuta. Un sistema pensionistico similare a quello italiano, quello francese, riesce a guadagnare la top 5 di questa classifica grazie all’età pensionabile più bassa rispetto a quella italiana (65 anni).
Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.
Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).
Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
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