I Savoia rivogliono i gioielli, l’Italia dice no

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Nei depositi della Banca d’Italia da 76 anni, le gioie di dotazione della Corona non furono confiscate alla famiglia reale, ma solo messe in custodia. La vicenda

Restano nei caveaux della Banca d’Italia i gioielli di casa Savoia. Custodito nei depositi di via Nazionale fin dal 5 giugno 1946, il tesoro era stato richiesto lo scorso novembre 2021 tramite lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Economia e delle Finanze dagli eredi di Umberto II il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice. La mediazione legale fra lo Stato italiano e il legale della famiglia non ha avuto però esito positivo.
Ad ogni modo, la famiglia non ci sta e procederà con una citazione in giudizio: i milioni di euro in gioco sarebbero 300, secondo le stime. I gioielli sono custoditi in un caveau della Banca d’Italia dal giugno 1946 e sono indisponibili senza un coordinamento con le Istituzioni della Repubblica. La famiglia reale ne richiede la restituzione in virtù del fatto che le gioie furono affidate da Umberto II alla Banca Centrale d’Italia in custodia, e non confiscate. Lo si può leggere in un documento del 5 giugno 1946 (quindi tre giorni dopo la proclamazione della Repubblica): le cosiddette gioie di dotazione della Corona del Regno venivano depositate nei caveaux di via Nazionale a Roma “per essere tenuti a disposizione di chi di diritto”.

Nei 76 anni di permanenza in Bankitalia, i gioielli della casa reale non sono mai apparsi in pubblico. Lo scrigno in pelle a tre piani che li contiene è stato aperto nel 1976 in seguito ad alcune ipotesi di sparizione di alcuni pezzi allora avanzata dal giornale “Il Borghese”. I sigilli che chiudono il cofanetto sono undici, cinque della Real Casa e sei della Banca d’Italia.

Il gioiello più emblematico della collezione è la tiara che la regina Margherita e la regina Elena indossano in tutti i ritratti ufficiali. Il diadema presenta undici volute di brillanti, percorso da un filo di perle orientali; negli spazi inferiori ha perle incastonate, in quelli superiori, gocce di brillanti incastonati. Un totale di undici perle a goccia, 64 perle tonde, 1040 brillanti. E l’avvocato della famiglia, Sergio Orlandi, ha citato in giudizio lo Stato italiano pur di riaverla. L’appuntamento della prima udienza è fissato al 7 giugno 2022.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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