Goldman Sachs, Wall Street a più 20% entro fine anno

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Alla luce dell’evoluzione dell’entità del rallentamento economico e della diffusione della pandemia, Goldman Sachs torna a rivedere le proprie previsioni. Secondo gli analisti, l’S&P 500 potrebbe chiudere il 2020 con un recupero di oltre il 20%

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Il crollo dell’economia reale continua a interessare i mercati finanziari, rendendo sempre più evidente agli occhi degli analisti l’entità del rallentamento economico. Dopo aver toccato il massimo storico di 3.386,15 punti il 19 febbraio, l’S&P 500 ha spinto Goldman Sachs a rivedere le proprie previsioni per la terza volta in un mese. Secondo la banca d’affari statunitense, l’indice che segue l’andamento delle 500 aziende a stelle e strisce a maggiore capitalizzazione potrebbe chiudere il 2020 a 3.000 punti, con un recupero del 22,61% rispetto alle quotazioni del 24 marzo.

L’Us weekly kickstart di Goldman Sachs ha infatti evidenziato come le misure sempre più drastiche adottate dagli Stati Uniti per contenere l’emergenza epidemiologica abbiano compromesso le vendite e gli utili delle aziende, spingendo molti negozi a ridurre gli orari di apertura o a chiudere del tutto. Solo nella città di New York, il 100% della forza lavoro destinata ai servizi non essenziali è stata tenuta a sospendere le proprie attività, insieme alle scuole e ai ristoranti. “Il primo trimestre non è terminato e le aziende devono ancora pubblicare i risultati, ma le azioni sono già crollate del 32% in un mese”, spiegano gli analisti.

Sarà una ripresa a V, U o L?

Di fronte all’intensificarsi non solo del numero dei contagiati ma anche del conseguente impatto economico della pandemia, la banca d’affari statunitense ha provato a delineare se la ripresa dell’S&P 500 sarà una ripresa marcata (V), durerà per più trimestri prima di migliorare (U) o genererà un danno economico duraturo che ridurrà le previsioni sugli utili nel 2021.

Secondo gli analisti, nel breve termine l’S&P 500 scenderà verso il minimo di 2.000 punti ed “esiste una possibilità che le attività commerciali non si normalizzino entro la fine del 2020 perché la diffusione del virus si rivela peggiore del previsto oppure registra una pausa e poi una ripresa nel periodo autunnale”, si legge nel report. La differenza tra una ripresa a V e una U dipenderà dunque da se il virus sarà contenuto in tempi brevi, se le società di ogni dimensione avranno liquidità sufficiente a resistere dai 90 ai 180 giorni, e se lo stimolo fiscale mostrerà i propri risvolti abbastanza rapidamente.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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