Investire per i figli: già oggi i genitori hanno a disposizione diverse possibilità, alcune incentivate fiscalmente. Ci sono i buoni fruttiferi postali per minori; si può aprire un fondo pensione intestato al figlio; oppure si può costruire un portafoglio di fondi o Etf da destinargli in futuro, senza uno specifico incentivo legato a questa finalità. Tutte queste opzioni hanno però un elemento in comune: avviare un salvadanaio per i figli dipende dall’iniziativa e dalle disponibilità dei genitori.
Con il disegno di legge di Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri, tutti i nuovi nati dal 2027 avrebbero invece una posizione di risparmio aperta automaticamente presso l’Inps. Lo Stato vi verserebbe 100 euro ogni anno fino al compimento della maggiore età. I genitori, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo potrebbero aggiungere versamenti volontari, beneficiando di una detrazione Irpef del 19% su un importo massimo di 1.000 euro annui. Il contributo pubblico, nel testo proposto, non è subordinato ai versamenti familiari.
Il fondo realizzerebbe solo in parte l’iniziativa promossa nei mesi scorsi dal presidente della Covip, Mario Pepe, e sostenuta da Assoprevidenza. Nonostante l’obiettivo, scritto nero su bianco, di “promuovere la cultura del risparmio e della previdenza tra i giovani”, l’architettura del fondo “Valore nuovi nati”, previsto dall’articolo 58 della Manovra, presenta infatti alcuni vincoli.
La gestione finanziaria sarebbe affidata alla Cassa depositi e prestiti secondo “criteri di prudenza”. Il testo non prevede la possibilità, per i genitori, di scegliere un diverso gestore o una linea di investimento. Il trasferimento a una forma di previdenza complementare sarebbe possibile, su richiesta del beneficiario, a partire dai 18 anni, mentre le specifiche ipotesi di riscatto sarebbero individuate dal decreto attuativo.
Resta da capire come verrà interpretata la prudenza richiesta a CDP: la norma non impone un portafoglio esclusivamente obbligazionario e non specifica quale spazio potranno avere le azioni. Un’eventuale gestione concentrata sui titoli di Stato italiani aprirebbe però interrogativi sia sulla diversificazione sia sulla capacità di valorizzare un orizzonte di investimento così lungo.
Per alcuni aspetti, il nuovo fondo richiama il buono fruttifero postale per minori: il coinvolgimento di CDP, il riferimento alla maggiore età e l’impostazione prudente. Il paragone ha tuttavia dei limiti. Il buono è un titolo emesso da CDP, distribuito da Poste Italiane e garantito dallo Stato, con un rendimento predefinito: le condizioni attualmente in vigore riconoscono il 5% effettivo annuo lordo a scadenza. Per il nuovo fondo, invece, rendimento, composizione degli investimenti e relative garanzie restano da definire.
Per Assoprevidenza, l’iniziativa rappresenta un primo passo positivo, ma non ancora pienamente soddisfacente. Una delle questioni riguarda proprio la coerenza fra gestione finanziaria e durata dell’investimento. Un neonato ha davanti a sé molti anni di accumulo: una maggiore esposizione azionaria potrebbe consentire di costruire un capitale atteso più elevato, accettando oscillazioni e rischi maggiori. Il tema diventa ancora più rilevante se la destinazione finale è previdenziale: in quel caso, i 18 anni segnerebbero il passaggio a un altro contenitore, senza necessariamente coincidere con il momento in cui utilizzare il denaro.
Sono temi affrontati da Assoprevidenza anche nell’incontro con i giornalisti tenuto a Milano il 3 novembre.
Fondo Inps-Cdp, Corbello: più flessibilità e trasferimenti prima dei 18 anni
“Ci aspettavamo qualcosa di meglio, però sono realista e credo che sia importante aver gettato questo primo seme. Va reso merito a Mario Pepe, che per primo ha lanciato questa idea, che siamo sulla strada di portare a casa. Dico ‘sulla strada”, perché, costruita così, non è il massimo”, dice a We Wealth il presidente di Assoprevidenza, Sergio Corbello.
“Partirei dalle cose che ci piacciono. La prima è che questo strumento esista e sia entrato nella logica del sistema. La seconda è che sia venuta meno l’idea malsana di affidare all’Inps la gestione di un fondo nazionale: l’Inps è correttamente l’infrastruttura, mentre la gestione è stata affidata alla Cassa depositi e prestiti.”
Sul fronte delle risorse e degli incentivi, le aspettative erano maggiori. “Lo Stato mette 100 euro: in 18 anni sono 1.800 euro. Non moltissimi, però è un primo contributo. Per chi versa fino a 1.000 euro speravamo nella deducibilità delle somme; è prevista invece soltanto la detraibilità. In futuro speriamo di migliorare e passare a una formula più stimolante”.
La richiesta centrale dell’associazione riguarda però la possibilità di trasferire la posizione alla previdenza complementare anche prima della maggiore età. “Si prevede che il fondo possa essere trasferito dal neomaggiorenne a una forma di previdenza complementare. Giustissimo. Non deve essere riscattato prima, salvo la morte dell’interessato. Ma perché aspettare i 18 anni? Avrebbe senso che chi esercita la responsabilità genitoriale possa trasferire la posizione in un regime previdenziale anche prima dei 18 anni. Magari presso il fondo pensione al quale aderisce già il padre o la madre, aprendo una posizione intestata al figlio. Il trasferimento dovrebbe consentire di mantenere sia il piccolo beneficio fiscale per chi versa sia l’apporto statale: insomma, una forma di portabilità“.
La trasferibilità anticipata permetterebbe anche di scegliere una gestione coerente con l’orizzonte temporale del beneficiario: “L’impostazione conservativa è un elemento sbagliato. L’incarico è stato dato alla Cassa depositi e prestiti” ma “nelle altre forme previdenziali puoi andare a cercare la remunerazione del rischio. Un giovane lo inserisci in un percorso life cycle che all’inizio sarà molto aggressivo: è la sola soluzione per ‘far crescere il panettone’, altrimenti, con poche risorse, gestite in maniera asfittica, non andiamo da nessuna parte.“
Corbello raccoglie anche il (nostro) paragone con il risparmio postale, sottolineando il vantaggio di utilizzare strutture di investimento già operative: “È giusta l’osservazione sul fatto che lo strumento assomigli a un buono fruttifero per minori. Se questo è, allora non è il caso di costruire il fondo: usiamo direttamente un buono fruttifero. Occorre, invece, guardare all’economia reale, aggregare risorse. Se anche se Cdp fosse un drago, quante somme avrebbe a disposizione per i primi anni? Consideriamo i 350mila neonati dell’anno scorso, sarebbero 35 milioni di euro. Non è proprio un grande importo per fare investimenti di un certo tipo. Se rapidamente trasferiti a fondi pensione già operativi ne sfrutterebbero le linee di investimento già esistenti”.
Un altro intervento auspicato riguarda la platea dei soggetti ammessi ad alimentare il salvadanaio, che per Corbello andrebbero estesi a qualsiasi soggetto, evitando un perimetro ristretto fra genitori, parenti o affini. Così come è importante che permanga “un aspetto formativo”.
“Da un lato bisogna sfruttare al massimo il fattore tempo, perché il tempo aumenta la ricchezza se il patrimonio è gestito bene. Dall’altro, il salvadanaio ha un primario ruolo didattico, di arricchimento conoscitivo, culturale e per il giovane cittadino. Si integra anche con l’educazione finanziaria e previdenziale nella scuola: un insieme di iniziative che dovrebbe arricchire la cultura finanziaria e previdenziale del Paese”.
In vista del dibattito parlamentare, Assoprevidenza ha promesso battaglia: “Lo strumento va aggiustato, anche per quanto riguarda la gestione finanziaria che Cdp deve certamente svolgere in maniera oculata, ma oculatezza significa scegliere bene gli investimenti. Non si può dire: ‘allora niente azionario’. Ribadisco: così non si va da nessuna parte… Chiederemo audizioni alle commissioni parlamentari Bilancio, Finanze e Lavoro. Anche senza aumentare il costo del provvedimento si può “consentire il trasferimento prima dei 18 anni, se lo si desidera; prevedere una gestione finanziaria coerente con un lungo periodo di investimento; usare questo strumento per fare cultura previdenziale; permettere a tutti i soggetti di versare somme a favore del bambino. Bisogna ottimizzarlo senza aumentare la spesa pubblica: è questo il punto che andremo a sottolineare. Ci sarà da lavorare nel prossimo mese e mezzo”.
Fondo per la natalità, quanto può rendere: le simulazioni
Le riserve sull’impostazione finanziaria non cancellano il valore educativo di una posizione di risparmio aperta fin dalla nascita. Una volta maggiorenne, il beneficiario potrebbe inoltre trasferire il capitale alla previdenza complementare e scegliere una maggiore esposizione azionaria.
“Il fatto che a 18 anni si possa trasferire quanto è stato maturato nel fondo ‘Valore nuovi nati’ non preclude che dai 18 anni in poi si possa investire con una componente azionaria potenzialmente fino al 100%”, ha dichiarato a We Wealth l’economista e fondatore di smileconomy, Andrea Carbone.
“Il contrasto c’è però se si guarda ai risultati: su un piano di accumulo di potenzialmente 70 anni, ‘perdere’ i primi 18 anni di rendimento azionario è senz’altro un peccato e comporta una ricchezza inferiore”, ha proseguito l’esperto. “In attesa dei dettagli su cosa significhi seguire dei ‘criteri di prudenza’, abbiamo simulato i risultati ottenibili investendo in un fondo pensione 1.100 euro all’anno in una linea ad alto rischio, all’80% azionaria, in una a basso rischio, al 100% obbligazionaria, e in un life cycle secondo le indicazioni Covip. Si tratta dei 100 euro investiti dallo Stato più i 1.000 euro dei familiari ammessi al beneficio della detraibilità al 19%”.
Simulazioni
Il valore dell’orizzonte lungo
Fondo nuovi nati:
quanto pesa il rischio
Capitale equivalente atteso a 18 anni in tre profili di investimento.
Alto rischio rispetto al basso rischio
Circa 7.833 euro in più di capitale reale atteso.
Come sono costruiti i profili
- Basso rischio
- 100% FTSE EMU Government Bond Index.
- Life cycle
- Secondo le indicazioni COVIP 2026.
- Alto rischio
- 20% FTSE EMU Government Bond Index + 80% MSCI World.
Iniziando dalla nascita, il capitale equivalente atteso a 18 anni sarebbe di circa 18.638 euro nella linea a basso rischio, 20.786 euro nel life cycle e 26.471 euro nella linea ad alto rischio. La differenza fra quest’ultima e la prima sarebbe quindi del 42%, pari a circa 7.833 euro. I valori sono al netto della fiscalità e dell’inflazione: si tratta di una simulazione fra diverse allocazioni, non di una previsione dei risultati del futuro fondo gestito da CDP.
Secondo Carbone, è comunque presto per giudicare la gestione del nuovo strumento. “Per prima cosa dovremo attendere le caratteristiche effettive del nuovo fondo, che ancora devono essere definite. I timori di fronte a una gestione pubblica sono comprensibili: quanto meno, però, il testo di legge scrive con chiarezza, nel primo paragrafo, che il nuovo fondo ‘è istituito con contabilità separata, presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale'”.
L’esperto invita soprattutto a distinguere il contributo pubblico dalle somme aggiuntive delle famiglie. “Più che sulle risorse che lo Stato accantona per i neonati, qualche riflessione in più si potrebbe fare sui 1.000 euro annui versati dai genitori con la detrazione del 19%. Dove e come verrebbero investite queste risorse aggiuntive?”, si domanda Carbone. “La risposta potrebbe decretare il successo o meno dell’iniziativa”.
Un modello diverso, ricordato dal fondatore di smileconomy, è quello della Regione Trentino-Alto Adige: 300 euro iniziali e 200 euro annui per i quattro anni successivi, questi ultimi a condizione che vengano versati almeno 100 euro all’anno nella posizione del minore. Le risorse confluiscono direttamente in una forma di previdenza complementare scelta dalla famiglia, anziché in un nuovo contenitore pubblico.
Detrazione e deduzione: i due strumenti possono convivere
Sul piano fiscale, il nuovo fondo potrebbe affiancarsi a un fondo pensione intestato al figlio, consentendo di utilizzare due benefici distinti. Per la previdenza complementare, i contributi versati a favore dei familiari fiscalmente a carico sono deducibili entro il limite complessivo di 5.300 euro annui. Il plafond è però condiviso con i versamenti effettuati dal contribuente per la propria previdenza complementare: non è un limite aggiuntivo riconosciuto per ciascun figlio.
“Teoricamente l’efficienza maggiore si potrebbe avere sommando i due strumenti”, ha affermato Carbone. “Il neonato riceve 100 euro dallo Stato e 1.000 dai genitori, che a loro volta risparmiano 190 euro, il 19% in detrazione. Questi 190 euro annui potrebbero poi essere investiti in un fondo pensione, sempre intestato al minore. Qui la deducibilità per i genitori del minore a carico potrebbe portare a ulteriori risparmi compresi tra circa 44 e 82 euro, in funzione del reddito di chi deduce e della relativa aliquota Irpef. Un risparmio fiscale che a sua volta potrebbe essere investito in uno strumento finanziario ad accumulo”.
Un meccanismo nel quale il beneficio di una forma di risparmio contribuisce ad alimentare quella successiva, purché vi siano capienza fiscale e spazio disponibile per la deduzione.
“Ma potrebbe anche valere il contrario: meglio investire i 1.000 euro in un fondo pensione e reinvestire i 230 o 430 euro risparmiati nel fondo ‘Valore nuovi nati’, ricevendo un ulteriore 19% di risparmio, compreso sempre tra 44 e 82 euro circa, da investire in un Pac”, ha aggiunto Carbone. “Le variabili chiave per definire la convenienza potrebbero essere proprio la gestione finanziaria del nuovo fondo e il trattamento fiscale delle plusvalenze e della prestazione finale”.


