Elezioni francesi: gli impatti sui mercati. Come investire ora?

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Veti politici incrociati riducono le possibilità di un governo dalla forte impronta di sinistra, nonostante la vittoria del Fronte Popolare

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Ensemble, la coalizione centrista sostenuta dal presidente francese Emmanuel Macron, ha perso la maggioranza relativa nell’Assemblea nazionale francese. Le dimissioni presentate lunedì mattina dal primo ministro Gabriel Attal sono state respinte dal presidente, nonostante l’evidente sconfitta elettorale. Macron, infatti, ha dichiarato di voler garantire la “stabilità” politica del Paese in una fase post-elettorale che si preannuncia particolarmente incerta. Il Nuovo Fronte Popolare è la vera rivelazione delle elezioni anticipate: con una maggioranza relativa di 181 seggi complessivi, la coalizione di sinistra è prima, davanti ai centristi di Ensemble (161) e alla destra del Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Per governare, servono 289 seggi e tutti e tre i maggiori schieramenti appaiono numericamente molto lontani dalla soglia, nonché incompatibili fra loro sul piano politico.

I mercati restano alla finestra

Anche se il programma della coalizione di sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon è quello potenzialmente più destabilizzante per le azioni quotate e i grandi patrimoni, le ridotte possibilità che possa essere raggiunta una formazione di governo progressista con i numeri per governare hanno fatto tirare un parziale sospiro di sollievo ai mercati finanziari.


All'indomani del voto al secondo turno del 7 luglio, l'indice azionario francese, il Cac 40, ha reagito con un rialzo modesto nelle prime ore di seduta, mai al di sopra del mezzo punto percentuale; in chiusura, però, l'indice è andato in rosso dello 0,63%. Il rendimento del titolo di Stato francese è rimasto sostanzialmente stabile, mentre lo spread sui bund tedeschi è sceso di 2 punti base a 60.

In entrambi i casi, i mercati francesi sono ancora lontani dall'aver recuperato l'effetto negativo innescato dall'annuncio di nuove elezioni anticipate, lo scorso 10 giugno. Lo spread francese sui bund si trovava a quota 48 punti base prima delle elezioni europee che hanno sancito il successo elettorale del Rassemblement National ed è arrivato a superare quota 78 punti base nelle settimane successive. Anche il Cac 40, rispetto alla chiusura pre-europee del 7 giugno, resta in calo di circa il 4,67%.

La prospettiva di un parlamento diviso e di un governo debole, come sostenuto da We Wealth nei giorni scorsi, si è dimostrata una delle prospettive meno “indigeste” per gli investitori, ormai rassegnati a un ridimensionamento del gruppo centrista di Macron, ritenuto quello marcatamente pro-business.

L'incertezza politica di questa fase, tuttavia, si riflette in uno stallo anche sui mercati finanziari che stanno faticando a recuperare in fretta i ribassi delle ultime quattro settimane. Secondo vari analisti, un governo debole, per quanto meno dirompente rispetto a un monocolore di destra o di sinistra, difficilmente potrebbe convincere gli investitori a tornare sulle azioni e sui titoli di Stato francesi.

Le altre Borse europee hanno chiuso sostanzialmente sulla parità, con Milano unica a mettere a segno un rialzo appena più significativo dello 0,17%. 

Coalizioni ostacolate dai veti incrociati

Sul fronte politico, il Fronte Popolare ha escluso la possibilità di un'alleanza con i centristi di Ensemble, l'unica formazione che sulla carta potrebbe ottenere una maggioranza escludendo il Rassemblement National. L'unione contro il nemico comune, efficace per ridurre le vittorie nei collegi uninominali da parte della destra, non sarebbe praticabile nella prospettiva di una coalizione di centro-sinistra. A escluderla è stato innanzitutto il Fronte Popolare, che nelle prime ore post-voto ha negato la possibilità di una “alleanza degli opposti”.

Allo stesso tempo, la conquista della maggioranza relativa dei seggi ha spinto il leader della sinistra Mélenchon a invocare, per un uomo del Fronte Popolare, il mandato per la formazione del nuovo governo. Dal punto di vista numerico, il Fronte Popolare potrebbe governare solo con un esecutivo di minoranza, ottenendo il tacito supporto da parte di almeno 94 deputati non eletti fra le sue file. È poco probabile che tale sostegno possa provenire da destra, ma anche fra gli eletti del gruppo centrista Ensemble: “L’applicazione del programma di rottura del Nuovo Fronte Popolare”, ha dichiarato il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, “distruggerebbe i risultati della politica che perseguiamo da sette anni”.
Fra i punti più controversi del programma del Nuovo Fronte Popolare figura, ad esempio, l'abbassamento dell'età pensionabile da 64 a 60 anni (dopo che, nell'ultima legislatura, era stata innalzata da 62 a 64). “Qualsiasi governo sarà vincolato finanziariamente dall'attuale bilancio (in deficit al 5,5% del Pil) e l'alleanza di sinistra non può governare senza il supporto dei deputati di centro”, ha sottolineato Equita, “un passo indietro sulla riforma delle pensioni [e un abbassamento dell'età pensionabile, N.d.R.] sarebbe un segnale negativo per i mercati”.

Anche se ancor più difficile sul piano aritmetico, anche i governi di minoranza di Ensemble e del RN sarebbero teoricamente possibili se ottenessero un supporto esterno sufficiente. Escluse le possibilità di un governo di minoranza monocolore, la cui sopravvivenza sarebbe particolarmente precaria, restano solo le vie del governo tecnico o, comunque, di un governo di transizione che possa condurre l'Assemblea fino a nuove elezioni riducendo al minimo le iniziative politiche di rilievo – non prima dell'estate 2025 per via dei vincoli imposti dalla Costituzione francese.

Gli analisti: poche chance di svolta per l'azionario francese

“Non c'è spazio per una coalizione maggioritaria tra il resto della sinistra e il centro”, ha commentato Frédéric Leroux, membro del Comitato di Investimento Strategico del gestore francese Carmignac, “Le maggioranze si formeranno quindi in base ai provvedimenti da votare, in un contesto in cui i temi di consenso saranno particolarmente rari. Lo scenario più probabile è quello di uno stallo che impedisca qualsiasi iniziativa legislativa di rilievo”.


Considerando che il periodo di oltre un anno in cui il nuovo governo sarà costretto a operare corrisponderà a un deterioramento dei conti pubblici francesi, “lo spread fra i titoli francesi e tedeschi… è destinato a salire gradualmente, aumentando il costo del debito francese e contribuendo all'indebolimento dell'economia nazionale”, ha affermato Leroux, “sui mercati azionari, nonostante meno del 20% degli utili del CAC 40 sia generato in Francia, è possibile che le allocazioni di asset in Francia vengano ridotte in modo permanente”.

"Un parlamento di questo tipo avrà difficoltà a generare un percorso fiscale credibile... non ci sarà né una forte espansione fiscale né un consolidamento fiscale", ha dichiarato a We Wealth Elliot Hentov, Head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors,"la Commissione europea farà pressione sulla Francia per quanto riguarda il bilancio del Paese ma, consapevole della situazione politica, potrebbe avere un percorso meno conflittuale".

L'esito elettorale francese potrà "stabilizzare per la maggior parte gli attuali prezzi (elevati) dei titoli di Stato francesi, ma con un governo debole e una politica ancora fragile, i rischi di ribasso continuano ad essere predominanti", ha aggiunto Hentov, per il quale però l'euro potrebbe recuperare quota con lo scampato pericolo di un governo più estremo in Francia.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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