Per le banche francesi il vero incubo è la sinistra al potere

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La Borsa francese ha perso con l’arrivo delle elezioni anticipate: ecco perché ad aver pagato il prezzo più caro sono state le banche

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La Borsa francese sembra essersi fasciata la testa in anticipo, prima ancora di leggere l’esito elettorale del 30 giugno e 7 luglio, che ridefinirà l’Assemblea nazionale e il nuovo governo. Nessun esito verosimile sembra particolarmente buono e alcuni, agli occhi degli investitori, appaiono pessimi (qui l’approfondimento sugli scenari).
Nel periodo della campagna elettorale, dal 9 al 26 giugno, l’indice azionario Cac 40 ha perso oltre il 5% e il peso elettorale ì si è sentito soprattutto sui titoli finanziari. All’interno dell’indice le banche hanno fortemente sottoperformato: Société Générale (-14,9%), BNP Paribas (-9,6%), Crédit Agricole (-11,8%), cui si aggiunge il forte rosso del colosso assicurativo Axa (-8,5%).

La reazione immediata di Borsa si collega all’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato francesi, che grava sui costi di finanziamento delle banche. Ma sullo sfondo, c’è la possibilità che il nuovo governo possa gravare gli istituti di credito di requisiti patrimoniali più severi e di maggiori tasse sulle transazioni finanziarie. Si aggiunge alle preoccupazioni degli investitori lo spettro di possibili tasse sugli extra profitti bancari, generati dall’aumento dei tassi d’interesse, ha affermato Lilia Peytavin, strategist di Goldman Sachs.

Tutte le ipotesi che potrebbero concretizzarsi nel caso in cui a prevalere fosse la coalizione di sinistra del Nuovo Fronte Popolare, guidato da Jean-Luc Melenchon. Al momento, la media dei sondaggi elaborata dall’Economist attribuisce a questa formazione un consenso al primo turno del 29%, dietro la Rassemblement National (RN) di Jordan Bardella e Marine Le Pen (37%) e davanti alla formazione centrista Ensemble, sostenuta dal presidente francese, Emmanuel Macron (21%).

Dal momento che il RN ha escluso di governare in assenza di una maggioranza assoluta dei voti, è plausibile che a governare sarà una nuova formazione di governo guidata dalla sinistra come governo di minoranza. Esiste, infine, la possibilità che siano o la destra di Le Pen o la sinistra di Melenchon a ottenere una maggioranza assoluta dei seggi, in seguito al secondo turno di votazione del 7 luglio.

Sulla base di questi rischi per i titoli bancari francesi, i gestori di AXA Investment Managers hanno già ridotto la loro esposizione verso le banche francesi, ha scritto il quotidiano francese Les Echos.

Perché la finanza teme il Fronte Popolare

La sinistra alla guida del governo, specie se forte di una vera maggioranza parlamentare, sembra lo scenario più indigesto per la comunità finanziaria e per le banche francesi. “L’esito peggiore per il mercato sarebbe che la sinistra ottenesse la maggioranza, questo è il rischio estremo”, ha affermato a Reuters Gareth Hill, gestore di portafoglio presso Royal London Asset Management.

Nel programma del Fronte Popolare, infatti, il capitolo bancario prevede di “aumentare le riserve bancarie per far fronte ai rischi climatici”; azzerare i “finanziamenti bancari per i combustibili fossili a partire da nuovi progetti” e, soprattutto, una “tassazione rafforzata delle transazioni finanziarie”.

A pesare indirettamente sulle banche, poi, si aggiunge l’effetto negativo che il rating sovrano potrebbe subire in seguito all’abbassamento dell’età pensionabile da 64 a 60 anni, un provvedimento di bandiera per il Fronte Popolare che costerebbe alle finanze francesi 25 miliardi di euro, secondo i calcoli di Goldman Sachs. La stessa coalizione di sinistra ha stimato in 125 miliardi di euro il costo delle sue proposte elettorali, un impatto che nei piani del gruppo guidato da Melenchon sarebbe compensato da nuove imposte sulle successioni, sul patrimonio e sulle multinazionali.

Anche il RN ha promesso di abrogare l’aumento dell’età pensionabile varato sotto la spinta del presidente Macron, il che riporterebbe l’età minima per il ritiro dal lavoro da 64 a 62 anni. Nonostante gli aspetti controversi per le posizioni di politica estera, in parte ridimensionate dal partito di Le Pen in quest’ultima campagna elettorale, l’ipotesi di un governo guidato dal Rn sembra prevista come meno traumatica – specie se l’obiettivo sarà quello di preparare il terreno per le prossime presidenziali francesi trasmettendo un’immagine rassicurante nella gestione del potere.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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