Donne: gli investimenti sostenibili sono solo più “user friendly”?

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Oltre il 45% delle posizioni chiave in ambito esg a livello globale sono detenute da donne. Ma c’è anche un lato negativo della medaglia. Perché le donne scelgono gli investimenti sostenibili? Le risposte al Women’s Forum G20

Stando ai dati raccolti nel nuovo Barometro sulla gender equality, l’80% degli sfollati a causa del climate change sono donne e, queste ultime, hanno 14 volte più probabilità di perdere la vita durante i disastri ambientali

Goitini: “Perché le donne scelgono gli investimenti esg? Solo perché ci credono fortemente? Sì, ma anche perché li considerano più user friendly rispetto alla finanza tradizionale. Dobbiamo fare attenzione a questo divario”

Le donne, secondo gli esperti intervenuti in occasione del Women’s Forum G20 Italy di cui HEC Paris è global partner, tendono maggiormente ad allineare i propri investimenti ai propri valori. Valori che, in buona parte, riflettono una certa consapevolezza delle sfide che la comunità globale nel suo complesso si trova oggi ad affrontare. E di cui la componente femminile della popolazione ne è anche la principale vittima. Stando ai dati raccolti nel nuovo Barometro sulla gender equality, il 79% della popolazione dei paesi del G20 riconosce le connessioni tra disuguaglianza di genere e cambiamento climatico. L’80% degli sfollati a causa del climate change sono donne e, queste ultime, hanno 14 volte più probabilità di perdere la vita durante i disastri ambientali.
Eppure, rivela Elena Goitini, ceo di Bnl e country head di Bnp Paribas Italy, più del 45% delle posizioni chiave in ambito esg a livello globale sono detenute da donne. Quasi il doppio rispetto alle posizioni manageriali nel loro complesso. Ma c’è anche un lato negativo della medaglia. “Perché le donne scelgono gli investimenti esg? Solo perché ci credono fortemente? Sì, ma anche perché li considerano più user friendly rispetto alla finanza tradizionale. Dobbiamo fare attenzione a questo divario e partire da qui per accelerare, altrimenti ne perderemmo tutte le opportunità”, osserva Goitini.

In questo contesto, aggiunge Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale di Banca d’Italia, la questione dell’educazione finanziaria è un tema rilevante da diversi punti di vista. “Le donne non hanno abbastanza fiducia in sé stesse quando si parla di investimenti. Studi di Bankitalia, inoltre, dimostrano come la maggior parte delle volte investono per la stabilità della loro famiglia o per la crescita dei propri figli ma non per il proprio benessere. Abbiamo bisogno che le donne prendano più decisioni da sole. E, a tal fine, abbiamo creato uno specifico dipartimento in Bankitalia sull’educazione finanziaria, lavorando in primis con gli insegnanti. Quando le donne sono in grado di fare questo tipo di scelte, partecipano anche di più alla vita democratica”, conclude Perrazzelli.

E anche le banche possono giocare la propria parte. “La sostenibilità è realmente parte del core business di Bnp Paribas. Fa parte della nostra strategia aziendale e, secondo me, questo è il miglior modo di affrontare queste tematiche. Dobbiamo condividere una cultura esg prima al nostro interno e poi fuori, tra i nostri clienti”, interviene Goitini. A intervenire sul tema, infine, anche Odile Renaud-Basso, presidente dell’European bank of reconstruction and development (Ebrd). “Crediamo che affrontare la questione di genere sia indispensabile per uno sviluppo economico sostenibile. È importante parlare con le autorità. Ma anche ricordarsi che le donne saranno non solo le principali vittime del climate change ma anche i principali player del cambiamento. Per questo, prevediamo delle strutture e dei progetti di formazione specifici proprio per la componente femminile della popolazione. Affinché facciano sentire la propria voce, anche quando si parla di climate change”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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