Dialogo investitori-imprese, contano i numeri ma non il green

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Stando a una ricerca di Ir magazine, il dialogo sui fattori esg rappresenta un argomento caldo per investitori e imprese. Eppure, qualche volta i dati finanziari finiscono per prevalere sull’interesse per il green. Specialmente in Europa

In Europa e in Asia il 38% degli investor relator rivela un interesse più regolare degli investitori nel trattare tematiche esg

L’8% degli europei dichiara che l’attenzione per i dati finanziari risulta essere superiore rispetto a quella per gli esg

Sebbene le questioni relative alla governance emergano più comunemente nelle interazioni tra investor relator e investitori, poco meno di un quarto dei professionisti intervistati dichiara che le loro conversazioni tendano a ruotare su gas a effetto serra, emissioni e utilizzo delle risorse idriche

I fattori esg rappresentano un argomento caldo per investitori e imprese. Ma se da un lato il reporting sulla governance risulta essere ben consolidato, quando si parla di questioni ambientali e sociali le interazioni iniziano a rarefarsi. Secondo una ricerca di Ir magazine in collaborazione con Glass Lewis, circa quattro investor relator su dieci segnalano di non aver intrattenuto alcuna conversazione su queste tematiche con gli investitori negli ultimi 12 mesi e, in questo contesto, gli europei registrano il doppio delle interazioni rispetto ai nordamericani. Al primo posto si posizionano gli asiatici, con la più alta percentuale di conversazioni sul tema.
Stando allo studio, infatti, il 63% degli investor relator asiatici valuta positivamente le discussioni intrattenute con gli investitori, contro il 29% degli statunitensi e il 38% degli europei. Nel Vecchio Continente e in Asia, in particolare, il 38% degli intervistati rivela un interesse più regolare degli investitori nel trattare tematiche legate agli esg, anche se il 23% degli europei ritiene che le discussioni non siano focalizzate sui dettagli e l’8% afferma che i dati finanziari tendano a prevalere sull’interesse per il green (contro lo 0% degli asiatici e il 5% degli statunitensi).

Se si considerano invece i rapporti con i data provider di informazioni ambientali e sociali, il Nord America guadagna il podio per minor numero di interazioni, con il 56% degli investor relator che dichiara di non intrattenere alcun tipo di conversazione sulle tematiche esg o, comunque, interazioni limitate (contro il 33% e il 20% rispettivamente degli europei e degli asiatici). Per chi invece si rivolge a questa tipologia di soggetti, il 21% a livello globale tende a porre domande sulle metodologie utilizzate, ma il 19% ritiene che questi ultimi siano eccessivamente focalizzati sui ranking e non effettuino misurazioni adeguate. Inoltre, il 55% degli asiatici e il 48% dei nordamericani afferma di utilizzare i dati relativi alle questioni ambientali e sociali per la valutazione dei rischi di investimento, mentre gli europei tendono a utilizzarli in misura quasi eguale per la valutazione sia dei rischi (37%) che delle opportunità (41%).

In definitiva, se il valore attribuito ai criteri di governance risulta complessivamente simile in tutte le regioni analizzate (90% in Europa, 86% in Nord America e 85% in Asia), le differenze tendono ad acuirsi in riferimento alle questioni ambientali e sociali. Quasi otto investor relator su 10 in Europa giudicano “importanti” le metriche ambientali per le proprie decisioni o raccomandazioni di investimento, contro il 50% degli asiatici e il 46% dei nordamericani. Quanto alle metriche sociali, invece, più di sette intervistati su 10 le considera “importanti”, mentre per asiatici e nordamericani si parla rispettivamente del 50 e del 44%. Inoltre, quando si parla di metriche ambientali, oltre la metà degli intervistati tende a ricercare dati sulle emissioni di carbonio all’interno dei report, mentre un quinto pone attenzione genericamente sull’impatto green dell’azienda.

Sebbene le questioni relative alla governance emergano più comunemente nelle interazioni tra investor relator e investitori, poco meno di un quarto dei professionisti intervistati dichiara che le loro conversazioni tendano a ruotare su gas a effetto serra, emissioni e utilizzo delle risorse idriche. Una dinamica che tocca il 34% nel caso dell’Europa e che scivola al 17% nel caso del Nord America.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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