Debito emergente: il punto della situazione

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In un contesto di politiche monetarie meno accomodanti e valutazioni attraenti, l’asset manager fa il punto sul debito emergente attuale, senza tralasciare di indicare i fattori di rischio per il 2019

Indice

Il 2019 potrebbe essere l’anno del debito emergente. Lo sostiene anche Jonathan Mann, managing director, head of emerging market debt di Bmo Global Asset Management. Lo sviluppo dei mercati emergenti e delle esportazioni infatti dovrebbe continuare a beneficiare della debole e tuttavia stabile crescita dei mercati sviluppati, oltre che dell’espansione dei volumi degli scambi commerciali.

Debito emergente più attraente

Uno dei fattori che ha determinato le massicce vendite del 2018 è stato il rafforzamento del dollaro e la svalutazione delle monete locali. Dovrebbe trattarsi però di un fenomeno temporaneo.

Commodity

Le sanzioni contro l’Iran dovrebbero sostenere il prezzo del petrolio grezzo. Sembrerebbe inoltre che l’“Opec+” non sia in grado di coprire interamente il calo dell’offerta derivante dalle sanzioni. Sostenendo così i prezzi dell’energia. In Cina, la politica di “inasprimento normativo” è stata sostituita da un “allentamento monetario” più aggressivo. Oltre che da misure fiscali per stimolare i consumi e sostenere le imprese private che si trovano in difficoltà a seguito dell’impatto della guerra commerciale. Gli investimenti infrastrutturali sono ancora deboli.

Il ruolo chiave dei tassi di interesse

Al di là delle politiche monetarie meno accomodanti in atto da parte della Fed e presto della Bce, i tassi reali di riferimento resteranno bassi. Gli investitori andranno quindi alla ricerca dell’extra rendimento anche nel debito emergente. L’emissione sovrana di debito emergente ha già raggiunto i 132 miliardi di dollari da inizio anno e i flussi dei fondi obbligazionari emergenti sono stabili. Bmo ritiene inoltre che gli investitori globali rimangano strutturalmente sotto-allocati nel credito emergente.

Il gestore evidenzia comunque tre rischi per il futuro:

  1. Livelli superiori alle attese per quanto riguarda il livello generale dei prezzi o dei salari negli Stati Uniti potrebbero accelerare gli aumenti dei tassi dalla Fed, spingendo al rialzo il dollaro e
  2. conducendo a un periodo di volatilità per i mercati obbligazionari e azionari.
  3. Infine, l’evidenza di un’ulteriore debolezza dell’economia cinese e un più debole Renminbi, potrebbe colpire i prezzi delle materie prime globali creando un effetto domino in Asia e il America Latina.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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