Dazi Usa, ora colpiscono anche i farmaci: l’impatto sulle azioni

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Primo piano di un organizer per pillole in plastica contenente varie capsule e pillole colorate, disposte in scomparti separati. Le pillole sono di forme, dimensioni e colori diversi, tra cui rosso, arancione, giallo, verde e trasparente.

L’accordo fra Usa e Ue introduce per la prima volta un dazio sui farmaci, finora esenti, uniformandoli al 15%: impatti differenziati fra le case europee

“Il farmaceutico è un grande punto di domanda”, aveva dichiarato la scorsa settimana la presidente Christine Lagarde durante la conferenza stampa della Bce, riferendosi ai dazi che avrebbero potuto colpire il principale settore europeo per valore di esportazione verso gli Stati Uniti. Domenica 27 è arrivata una (relativa) certezza: i farmaci, finora esclusi dal dazio al 10% entrato in vigore nel Liberation Day, saranno colpiti dalla stessa aliquota concordata fra Usa e Ue, pari al 15%. I dettagli restano ancora da chiarire, tanto che Federfarma, contattata da We Wealth, ha preferito attendere prima di esprimere un giudizio sull’impatto dell’accordo. In Borsa, le case farmaceutiche hanno sottoperformato lievemente il mercato azionario europeo all’indomani dell’annuncio, scontando senza troppi scossoni il fatto che l’esenzione non sarà estesa – ma l’intenzione di includere il comparto era già emersa nelle dichiarazioni delle ultime settimane.

Il presidente Donald Trump ha invitato le aziende farmaceutiche a produrre negli Stati Uniti per evitare dazi come quelli introdotti con l’accordo Usa-Ue. Diverse aziende europee sono già attrezzate per contenere l’impatto di eventuali inasprimenti; altre, invece, potrebbero scaricare i costi sui consumatori americani, potendo contare su brevetti che ne proteggono il potere di mercato.

“La decisione di includere anche i prodotti farmaceutici, finora esclusi, potrebbe avere un peso significativo sulle prospettive del comparto, dal momento che gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione dei farmaci prodotti nell’Unione Europea: si stima, infatti, che oltre il 25-30% delle esportazioni farmaceutiche europee sia diretta verso gli Usa e che questi ultimi, nel 2024, abbiano speso più di 50 miliardi di euro per importare medicinali dalle aziende dell’Unione”, ha commentato a We Wealth Gianpaolo Nodari, amministratore delegato di J. Lamarck, società di consulenza finanziaria specializzata in biotech.

Nonostante l’introduzione di un dazio che passa dallo 0 al 15%, l’impatto reale appare più sfumato e comunque gestibile, con alcune aziende addirittura favorite dalla loro strategia di produzione locale. Il grado di esposizione al mercato Usa e la struttura produttiva globale determinano effetti molto diversi tra i vari player. Roche, per esempio, è considerata tra le realtà più al sicuro, grazie al fatto che quasi il 100% dei farmaci venduti negli Stati Uniti viene prodotto localmente. Questo riduce drasticamente l’impatto diretto dei dazi, confermando la strategia di localizzazione come una protezione efficace contro gli shock commerciali. Anche AstraZeneca appare ben posizionata: con una supply chain flessibile e una significativa presenza industriale negli Stati Uniti, la sua esposizione diretta alle nuove tariffe resta contenuta.

Più delicata, invece, la posizione di UCB, la multinazionale biofarmaceutica belga già colpita duramente dopo il Liberation Day. La sua minore presenza produttiva in Nord America la espone non solo al dazio attuale, ma anche a potenziali futuri inasprimenti delle tariffe doganali, motivo per cui gli investitori dovranno monitorare con attenzione eventuali piani di rilocalizzazione.

In una posizione intermedia si collocano Novo Nordisk, Novartis, GlaxoSmithKline e Sanofi, che pur avendo una parte della produzione negli Stati Uniti, vedono una quota non trascurabile dei propri farmaci destinati al mercato americano ancora soggetta ai dazi. Per queste aziende, le decisioni strategiche dei prossimi mesi – in particolare sulla localizzazione di nuovi stabilimenti e sulla negoziazione dei prezzi – saranno determinanti.

Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, la compostezza con cui il farmaceutico europeo ha reagito alla nuova tariffa del 15% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti non è casuale. L’indice Stoxx Europe 600 Pharmaceuticals ha chiuso la seduta di lunedì con un calo dello 0,65%, contro un -0,22% dello Stoxx 600 generale. Da inizio anno, però, il settore è in ribasso del 5,69%, sottoperformando nettamente rispetto al buon risultato delle azioni europee complessive (+7,45%).

“Dopo mesi di incertezza, il settore può finalmente tornare a pianificare: strategie, listini e investimenti possono essere ricalibrati su basi certe. E in un’industria dove innovazione e capitale convivono con cicli lunghi e regolazione rigida, la visibilità conta quasi quanto la domanda. Alla fine, per i farmaci coperti da brevetto, con margini elevati e pricing power consolidato, il dazio è trasferibile al consumatore finale”, ha aggiunto Debach.

Anche se non distruttivi, i dazi cambiano comunque la geografia degli investimenti nel settore farmaceutico. “Nel breve termine – ha concluso Nodari – l’impatto macroeconomico dei dazi pensiamo sia relativamente contenuto. Tuttavia, sul medio-lungo termine, questa misura potrebbe accelerare tendenze già in atto: regionalizzazione della produzione, rafforzamento di supply chain resilienti e aumento degli investimenti in siti produttivi negli Stati Uniti”.

Domande frequenti su Dazi Usa, ora colpiscono anche i farmaci: l’impatto sulle azioni

Qual è il principale settore europeo potenzialmente colpito dai dazi USA menzionato nell'articolo?

Il settore farmaceutico è indicato come il principale settore europeo per valore di esportazione verso gli Stati Uniti, e quindi il più esposto ai nuovi dazi.

Quale aliquota daziaria è stata concordata tra USA e UE e come influisce sui farmaci?

Un'aliquota daziaria del 15% è stata concordata tra USA e UE. A partire dal 27 [data menzionata nell'articolo], i farmaci, precedentemente esclusi, saranno soggetti a questa aliquota.

Come ha commentato Christine Lagarde, presidente della BCE, l'impatto dei dazi sul settore farmaceutico?

Christine Lagarde ha definito il settore farmaceutico 'un grande punto di domanda' durante una conferenza stampa della BCE, evidenziando l'incertezza legata all'impatto dei dazi.

Qual era l'aliquota daziaria precedentemente in vigore e come si differenzia da quella attuale per i farmaci?

Precedentemente era in vigore un dazio del 10%, dal quale i farmaci erano esclusi. Ora, con l'accordo USA-UE, i farmaci sono soggetti a un dazio del 15%.

Qual è l'impatto potenziale dei dazi sulle azioni del settore farmaceutico, secondo l'articolo?

L'articolo suggerisce che i dazi sui farmaci avranno un impatto sulle azioni del settore farmaceutico, ma non specifica la natura precisa di tale impatto, indicandolo come un 'punto di domanda'.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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