Covid-19: al via un credito del 20% per far ripartire le Pmi

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La Commissione europea ha approvato tre regimi di aiuti di Stato italiani con un bilancio complessivo di 6 miliardi di euro

I tre regimi risultano essere tra loro complementari e hanno come obiettivo incentivare la mobilitazione di investimenti privati

Tutti i regimi saranno accessibili alle imprese che hanno subìto una grave riduzione dei ricavi a marzo e ad aprile 2020

Un credito d’imposta del 20% sull’importo investito, destinato agli investitori privati che conferiscono capitali nelle imprese colpite dalla pandemia di Covid-19. Questo quanto previsto da uno dei tre regimi sugli aiuti di stato italiani che cubano 6 miliardi di euro nel complesso. Si tratta principalmente di incentivi per la ricapitalizzazione, da parte degli investitori privati, delle piccole e medie imprese (Pmi) colpite dal coronavirus in questi mesi.
I tre regimi, sottolinea il dipartimento per le politiche europee, sono stati direttamente approvati rispettivamente a norme dell’articolo 107, paragrafo 3 lettera B del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e del quadro temporaneo per gli aiuti di stato. Questo è stato ideato dalla Commissione per consentire agli stati membri di poter godere pienamente della flessibilità prevista dalle norme sugli aiuti di stato al fine di sostenere l’economia, ponendo il focus sulle imprese e i loro problemi di liquidità.

I tre regimi risultano dunque essere tra loro complementari e hanno come obiettivo incentivare la mobilitazione di investimenti privati. Nel dettaglio questi prevedono:

  • nell’ambito del primo regime, è prevista una sovvenzione associata a un credito d’imposta. Gli investitori privati che conferiscono capitali nelle imprese colpite avranno dunque diritto ad un credito d’imposta pari fino al 20% dell’importo investito. Gli aiuti nel quadro di questo regime saranno quindi concessi sia all’investitore (che beneficia dell’agevolazione fiscale) sia all’impresa beneficiaria (destinataria dell’investimento);
  • nel caso della seconda misura, è stato pensato un regime di credito d’imposta, in base al quale le imprese stesse beneficiano di un credito d’imposta pari fino al 30% dell’aumento di capitale;
  • il terzo regime, infine, vede la presenza di un sostegno pubblico che si concretizzerà in prestiti subordinati.

Tutti i regimi saranno accessibili alle imprese che hanno subìto una grave riduzione dei ricavi a marzo e ad aprile 2020, a condizione che venga approvato e attuato un aumento di capitale.

Queste misure mirano dunque a migliorare l’accesso ai finanziamenti esterni da parte delle imprese più gravemente colpite dall’impatto economico dell’emergenza coronavirus: si tratta quindi di un contributo volto a garantire la prosecuzione dell’attività imprenditoriale.

La Commissione ha concluso che gli aiuti alle imprese beneficiarie nell’ambito dei tre regimi sono compatibili con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare,

  1. per quanto riguarda i primi due regimi, gli aiuti non supereranno 800mila euro impresa (eccetto che nel settore dell’agricoltura primaria e in quello della pesca e dell’acquacoltura, settori in cui si applicano rispettivamente i limiti di 100mila euro e 120mila per impresa;
  2. Per il terzo regime, gli aiuti non dovranno invece superare il 12,5% del fatturato del beneficiario nel 2019, come previsto dal quadro temporaneo.

Da ricordare come gli aiuti alle imprese nel quadro di questi tre regimi sono limitati nel tempo e possono essere concessi solo entro la fine del 2020.

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