Contributi a fondo perduto, secondo gli esperti non basteranno

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Presentate oltre 900mila domande per i contributi a fondo perduto. In pagamento 203mila istanze per 730 milioni di euro. Garbarino (Bocconi): “Sono sovvenzioni forfettarie, necessarie ma non risolutorie”. Colombo (Polimi): “Non proteggeranno il sistema industriale dallo shock pandemico”

Oltre 145mila istanze sono state presentate dal settore del commercio al dettaglio

Studi a livello europeo hanno dimostrato che i prestiti garantiti godono del vantaggio dell’automaticità e della trasparenza

Secondo un’analisi di Unioncamere, tra marzo e maggio si segnalano oltre 44mila iscrizioni in meno al Registro delle imprese rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

La macchina dei contributi a fondo perduto scalda i motori, preparandosi ad accogliere oltre 900mila domande. Secondo quanto riportato dall’Agenzia delle entrate, gli ordini di pagamento relativi alle prime 203mila istanze sono stati già perfezionati, per un totale di 730 milioni su 6,2 miliardi di euro dispiegati a favore di imprese, partite Iva o titolari di reddito agrario.
Le somme, spiega l’Agenzia, saranno “accreditate direttamente sui conti correnti” dei richiedenti. Oltre 145mila istanze hanno coinvolto il settore del commercio al dettaglio e circa 107mila la ristorazione. Inoltre, 88mila richieste riguardano i lavori di costruzione, 37mila il commercio all’ingrosso e al dettaglio e la riparazione di autoveicoli e motocicli, e infine oltre 5mila le agenzie di viaggio. “Sono sovvenzioni forfettarie, necessarie ma non risolutorie”, commenta Carlo Garbarino, professore di diritto tributario dell’Università Bocconi.

“Bisogna rendersi conto che con questa crisi sanitaria – e altre possibili future crisi in senso lato di ecosistemi umani e naturali – andremo sempre più incontro a uno Stato, e quindi a un erario, non solo prelevatore ma anche erogatore di denaro. Lo Stato dovrebbe direttamente provvedere, senza avvalersi delle banche, come invece ha fatto, riappropriandosi della gestione del denaro pubblico, un bene collettivo in tempo di crisi”, spiega. Secondo Garbarino, dunque, i meccanismi “abbastanza efficienti per incamerare il gettito col prelievo fiscale dovrebbero essere specularmente altrettanto efficienti nell’erogare sovvenzioni, perché la tecnologia e le procedure sono similari”. Ma per il momento, aggiunge, questo non sta accadendo in Italia, in relazione a gran parte degli interventi annunciati.

Sulla stessa linea d’onda anche Massimo Colombo, docente di entrepreneurship and entrepreneurial finance alla School of management del Politecnico di Milano, secondo il quale i contributi a fondo perduto hanno un loro senso dal punto di vista della domanda ma non nell’ottica di proteggere il sistema industriale dallo shock pandemico. “Da un punto di vista concettuale sono un po’ più favorevole ai prestiti garantiti perché normalmente non dovrebbero presentare delle difficoltà, anzi – spiega Colombo – Uno dei fattori di forza è il fatto che, per chi ne riceve i benefici, non cambia la situazione rispetto a un normale rapporto bancario. È semplicemente la banca che, in virtù della garanzia, ha un atteggiamento diverso nell’erogare il prestito”.

Anche gli ultimi studi sui prestiti garantiti a livello europeo, spiega Colombo, hanno dimostrato che sono strumenti che si distinguono per automaticità e trasparenza. “Capisco, invece, la possibile difficoltà di erogare dei contributi a fondo perduto, perché la macchina organizzativa che li eroga non è abituata a operare su una scala così ampia”, aggiunge. Eppure, diversi esperti parlano di un ingolfamento del sistema relativo ai prestiti garantiti. Quale potrebbe essere la motivazione? “In passato è emerso da alcuni studi che anche nell’utilizzo delle garanzie europee le banche italiane sono più conservative rispetto a quelle del Nord Europa, che tendono a erogare i prestiti ad aziende più piccole e giovani”, spiega Colombo che conclude: “Oltre al mismatch tra domande e capacità operativa delle banche, potrebbe essere stato mantenuto un atteggiamento conservativo che non ha ragione di esserci”.

Intanto, secondo la rilevazione settimanale effettuata dalla task force sull’attuazione delle misure a sostegno della liquidità, le richieste di garanzia giunte dagli intermediari al fondo di garanzia tra il 17 marzo e il 23 giugno sfiorano la quota 695mila per un importo complessivo superiore ai 39 miliardi di euro. Attraverso “Garanzia Italia” di Sace, la società per azioni del gruppo Cassa depositi e prestiti, sono state approvate invece garanzie per 957 milioni di euro.

Ma i bilanci relativi al periodo di lockdown continuano a essere drammatici. Secondo un’analisi di Unioncamere, tra marzo e maggio si segnalano oltre 44mila iscrizioni in meno al Registro delle imprese rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un crollo del 42,8%. La regione più colpita è la Lombardia, dove le nuove iscrizioni si sono dimezzate (-8.721 rispetto al 2019), seguita dal Lazio (-5.056) e dall’Emilia Romagna (-3.535). In termini di settori, invece, spicca quello relativo al confezionamento di articoli di abbigliamento con il -59%, la ristorazione e l’alloggio (rispettivamente -54%) e la fabbricazione di prodotti in metallo (-50%).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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