Questa settimana i colloqui commerciali tra Cina e Stati Uniti riprenderanno, per la prima volta a Washington. Già da tempo, tuttavia, l’attenuarsi della retorica tra i due Paesi e la tregua estesa fino a inizio novembre, prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi, hanno ridato slancio alle azioni cinesi. Secondo alcuni analisti, persino più di quanto lo stato effettivo dell’economia cinese non giustifichi.
Dall’inizio dell’anno, in termini di euro, l’indice S&P China 500 ha registrato una performance del +9,16%, contro il -3% di Wall Street: un risultato in linea con quello delle azioni europee, la cui sovraperformance è stata molto più discussa nel corso del 2025. Solo da inizio luglio l’indice cinese ha messo a segno un +14,6% contro il +4,2% dell’S&P 500 statunitense.
A trainare gli acquisti sul mercato cinese non sarebbero stati tanto i capitali internazionali, quanto piuttosto il risparmio delle famiglie, che negli ultimi mesi ha ricominciato a fluire verso le piazze finanziarie del Dragone. Inclusa Hong Kong, che da inizio anno ha guadagnato circa il 30% grazie a consistenti afflussi dalla Cina continentale. Secondo Reuters, proprio l’azionario di Hong Kong avrebbe registrato afflussi record pari a 90 miliardi di dollari.
Fiducia dei consumatori in ripresa
Anche la fiducia dei consumatori cinesi mostra segnali di ripresa, come evidenziato da un sondaggio condotto da Bank of America ad agosto: “Il 45% degli intervistati dichiara di aver aumentato uscite e consumi”, si legge nella nota del 22 agosto. “Colpisce in particolare la crescita tra le famiglie a reddito più basso (fino a 100mila RMB), dove il 42% segnala una spesa più alta, in netto aumento rispetto al 29% di giugno, mentre i redditi più elevati hanno rallentato. Ancora più significativo: il 46% prevede di spendere di più nei prossimi sei mesi, il livello più alto da oltre un anno”.
Il clima di fiducia si è rafforzato anche grazie al rally delle azioni cinesi quotate a Shanghai e Shenzhen, tornate ai livelli del 2021: il 43% degli intervistati afferma di aver già aumentato i consumi sull’onda della ripresa di Borsa, contro appena il 28% durante il breve slancio di ottobre 2024 legato a misure pubbliche.
Il problema, però, è che l’andamento dell’economia cinese non sembra andare di pari passo con l’esuberanza dei mercati, alimentando il timore che il rally non poggi su fondamenta solide.
Fragilità economiche e rischi di bolla
Da un lato, il Paese continua a fare i conti con un’inflazione bassa, rimasta piatta a luglio, mentre i prezzi alla produzione sono scesi per il 34° mese consecutivo. La prospettiva di un accordo commerciale con gli Stati Uniti, inoltre, non eliminerebbe del tutto le barriere tariffarie, che verrebbero probabilmente ridotte solo in parte. Con minori possibilità di esportazione, la Cina resta esposta a un problema di sovracapacità che ha già rallentato la produzione industriale.
Alcuni indicatori suggeriscono che parte del rally azionario sia alimentata soprattutto dall’abbondanza di liquidità, e che quindi poggi su basi fragili. Come riportato da Bloomberg, il debito da margin trading si colloca poco al di sotto del picco record del 2015 — pari a 292 miliardi di dollari — quando la bolla speculativa portò a un crollo drammatico delle azioni cinesi. Questo tipo di leva finanziaria amplifica sia i guadagni, sia i ribassi: una discesa dei prezzi azionari innesca infatti vendite automatiche sulle posizioni a debito, accelerando il calo del mercato.
Un’intesa con gli Stati Uniti potrebbe sostenere il sentiment anche nei prossimi mesi. Ma senza un’inversione della congiuntura economica, la combinazione di leva finanziaria e acquisti alimentati da speculazione rischia di trasformarsi in un fattore di forte instabilità.

