Boom dei portafogli modello: cosa si nasconde dietro?

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Secondo un paper, i portafogli modello proposti dai gestori ai consulenti contengono Etf “della casa” che costano di più e rendono meno

Negli Stati Uniti l’85% degli advisor si serve dei portafogli modello e oltre metà degli asset veicolati da un consulente si dirige proprio verso questi portafogli “cotti e mangiati”

Secondo un recente paper, gli asset manager tendono a privilegiare, nella composizione dei portafogli modello, i loro stessi fondi Etf, prima di quelli degli altri gestori; una pratica che favorisce più il business, che non gli investitori finali

I portafogli modello, un pacchetto di fondi pre-confezionato che gli asset manager propongono ai consulenti finanziari per facilitare la loro attività, sono arrivati a raccogliere in gestione masse da 4.800 miliardi di dollari negli Stati Uniti, con un aumento del 60% fra il marzo 2020 e il marzo 2021. A questi dati, forniti dalla Broadridge Financial Solutions si aggiunge la forte diffusione dei portafogli modello fra consulenti finanziari americani: a farne uso è l’85% degli advisor e oltre metà (54%) degli asset veicolati da un consulente si dirige proprio verso questi portafogli “cotti e mangiati”. A differenza di soluzioni come i fondi di fondi, si sta parlando di modelli non direttamente investibili: si tratta di cornici offerte ai consulenti per l’asset allocation e la selezione dei fondi, suscettibili di modifiche a discrezione del professionista.

Dietro alla semplificazione del processo che dal profilo di rischio dell’investitore si concretizza in una asset allocation adeguata, però, si celerebbero significative inefficienze: fondi dai costi più alti e performance più ridotte. Il motivo: gli asset manager tendono a privilegiare, nella composizione dei portafogli modello, i loro stessi fondi Etf, davanti a quelli degli altri gestori; una pratica che favorisce più il loro business, che non gli investitori finali.

E’ quanto hanno rilevato tre accademici Jonathan Brogaard (University of Utah – David Eccles School of Business) Nataliya Gerasimova (Norwegian School of Economics) e Ying Liu (Shanghai University of Finance and Economics – Department of Finance) in un recente paper intitolato “Advising the Advisors: Evidence from ETFs” e basato sui dati raccolti da Morningstar che si estendono dal 2010 al 2020.

I portafogli modello sono una realtà anche in Europa e in Italia. A proporli a una platea di consulenti italiana sono, ad esempio, i colossi dell’investimento passivo BlackRock e Vanguard. Quest’ultima società afferma come, “grazie ai portafogli modello sia possibile ottimizzare tempi e costi nella costruzione dei vostri portafogli” con “diversi profili di rischio, pensati per tutte le tipologie di clienti”.

“Le raccomandazioni modello sono progettate per permettere ai consulenti di esternalizzare la gestione degli investimenti e di concentrarsi sul rafforzamento delle relazioni con i clienti attraverso altri servizi di pianificazione finanziaria, come lo sviluppo di strategie immobiliari e fiscali”, hanno sostenuto gli autori. Il problema è che questo risparmio di tempo si scontra con alcune delle evidenze analizzate nel paper.

In particolare, è stato osservato che gli Etf proposti dalla stessa società che promuove il portafoglio modello hanno oltre il triplo delle possibilità di essere inclusi nelle raccomandazioni, nonostante i loro costi siano superiori, in media, di 6 punti base e le performance ytd inferiori di 67 punti base rispetto ai fondi non affiliati.

Per quanto composti da fondi tipicamente low cost, a gestione passiva, i portafogli modello solleverebbero un nuovo problema di potenziale conflitto d’interesse da parte dei gestori. Inoltre, gli investitori “che seguono le raccomandazioni presentano una minore sensibilità ai prezzi e ai ritorni dei fondi”: un atteggiamento più lasso e disattento. Fra le evidenze delle studio, gli autori sottolineano, infine, come l’inclusione di un certo Etf nei portafogli modello incida positivamente sugli afflussi.

Se un problema sui portafogli modello c’è, potrebbe diventare sempre più grosso: Broadridge ha previsto, infatti, che le masse gestite attraverso questo sistema arriveranno a 10mila miliardi di dollari negli Usa – raddoppiando rispetto al marzo 2021.

Resta da capire “perché i consulenti finanziari tendano a seguire queste raccomandazioni” fornite loro dai gestori, hanno dichiarato nelle conclusioni i tre studiosi. “Abbiamo in mente diverse possibili spiegazioni: i consulenti finanziari potrebbero non essere in grado di giudicare pienamente se queste raccomandazioni aggiungono valore; potrebbero usare queste raccomandazioni per ridurre le loro preoccupazioni sulla loro reputazione; potrebbero comunque pensare di ottenere migliori risultati usando queste raccomandazioni piuttosto che nessuna”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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