Blockchain: un mercato attivo anche durante la pandemia

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Il mondo della blockchain ha continuato il suo sviluppo anche durante il 2020. Il settore italiano ha invece subito una frenata causa covid

Indice

Le iniziative in campo blockchain sono cresciute del 59% rispetto al 2019

In Italia c’è stata una frenata degli investimenti delle aziende. Nel 2020 questi valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019

La pandemia da covid-19 non ha fermato lo sviluppo delle tecnologie blockchain. Nel 2020, secondo l’osservatorio blockchain & distributed ledger della school of management del Politecnico di Milano, sono 267 quelle avviate negli ultimi dodici mesi a livello internazionale da aziende e pubbliche amministrazioni, che comprendono 70 annunci e 197 progetti concreti (di cui 83 operativi, il resto sperimentazioni o proof of concept).
Rispetto al 2019 sono cresciuti del 59% i progetti concreti, mentre gli annunci sono calati dell’80%, segno di un mercato che sta uscendo dall’hype mediatico per concentrarsi su iniziative più operative e la creazione di ecosistemi. Il 47% dei casi mappati nel 2020 utilizza piattaforme esistenti segno che l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più verso lo sviluppo di applicazioni e meno sulla creazione di nuove piattaforme.

Nel 2020 la finanza decentralizzata ha visto moltiplicare applicazioni, utenti e capitale investito, fino all’annuncio dello sviluppo di Diem (ex Libra, la valuta digitale sponsorizzata da Facebook), mentre è cresciuto l’utilizzo di criptovalute e stablecoin. È stato l’anno dell’avvio delle valute digitali delle banche centrali: il Dcep cinese, in fase di sperimentazione, a cui sono seguite esplorazioni, analisi, prototipi di altri istituti e l’annuncio della Bce di voler realizzare l’Euro digitale. Ma non c’è stata solo la finanza: l’emergenza sanitaria ha evidenziato i benefici ottenibili da soluzioni blockchain per la gestione dell’identità in ambito clinico/sanitario o economico, sono nati iniziative di filiera in ambito supply chain e progetti di infrastrutture internazionali come la European blockchain services infrastructure  (Ebsi) che sta promuovendo diverse sperimentazioni.

La geografia della catena di blocchi

I paesi più attivi nella blockchain sono gli Stati Uniti, con 72 progetti avviati negli ultimi 5 anni, e la Cina, con 35 casi, seguiti da Giappone (28), Australia (23) e Corea Del Sud (19). Con 18 casi, l’Italia resta nella top 10 dei paesi con più iniziative, nonostante la frenata degli investimenti delle aziende, che nel 2020 valgono 23 milioni di euro, il 23% in meno rispetto al 2019. Un mercato, sottolinea il report, che dunque è in calo, a causa dell’emergenza che ha limitato il lancio di nuove iniziative e ha spinto le aziende a concentrarsi su progetti già attivi. Il 60% della spesa riguarda progetti operativi, il 28% progetti pilota, solo l’11% proof of concept e appena l’1% la formazione.

La finanza è il settore più rappresentato, con il 58% della spesa, e l’unico ad aver aumentato gli investimenti (+6%), seguito da agroalimentare (11%), utility (7%) e Pubblica amministrazione (6%). Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio “Nel 2020 le tecnologie blockchain hanno continuato a svilupparsi e sono sempre più utilizzate dalle imprese per migliorare processi aziendali e creare nuove opportunità di business in ambiti diversi dalla finanza, dall’agroalimentare alle utility, dalla Pa alle assicurazioni” afferma Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio.

“La frenata del mercato a causa della pandemia è compensata da una maggior maturità delle imprese, che investono principalmente in progetti operativi e pilota, e delle piattaforme disponibili, alcune già operative e altre che lo diventeranno nel 2021”. “Il mercato della Blockchain sta uscendo dalla fase più ‘mediatica’ per concentrarsi sulla costituzione di ecosistemi che puntano a creare nuove opportunità realizzando piattaforme infrastrutturali e applicazioni di business basate su di esse – afferma Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio.

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