Bill Gross controcorrente: Buono Usa decennale “sopravvalutato”

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L’ex “re dei bond” dice di non aver bisogno di obbligazioni in questo momento in cui una larga maggioranza dei gestori li considera come l’investimento da non perdere nel 2024

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Mentre gli investitori professionali si muovono da settimane verso una decisa visione rialzista sui bond, che scommette sul fatto che i rendimenti continueranno a scendere, una voce di quelle particolarmente influenti si è espresse in aperta controtendenza. Secondo l’ex “re dei bond” e fondatore di Pimco, Bill Gross, i Buoni del Tesoro Usa decennali sono “sopravvalutati” all’attuale rendimento attorno al 4% – il che sottintende un suggerimento alla vendita per chi attualmente se li ritrovasse in portafoglio. 

In un intervento pubblicato su X (già Twitter), Gross ha affermato che “sul fronte obbligazionario, il [prezzo del] titolo del Tesoro decennale Usa [con rendimento] al 4% è sopravvalutato, mentre il titolo indicizzato all’inflazione decennale all’1,80% è la scelta migliore”

Per poi concludere: “Sempre che tu abbia bisogno di acquistare obbligazioni. Io non ne ho bisogno”. 

Nel 2021 Gross aveva correttamente “scaricato” i Treasury, che l’anno successivo saprebbero stati colpiti dall’aumento dei tassi, che contribuisce a far scendere di prezzo i titoli obbligazionari. Allora, però, i rendimenti erano storicamente bassi per via delle politiche monetarie ultraespansive adottate durante la pandemia e, secondo Gross, i rendimenti non sarebbero potuti che crescere. Oggi, invece, la Federal Reserve ha chiaramente indicato di aver raggiunto il tasso terminale del suo ciclo di inasprimenti, con la prospettiva di compiere tre tagli nel corso del 2024. Il mercato, però, ne sta prezzando almeno cinque. 

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I gestori si aspettano solide performance dai bond

Con queste premesse, i gestori di fondi globali, secondo il sondaggio condotto a dicembre da BofA, avevano la visione più rialzista sui bond mai osservata dal gennaio 2022, con una particolare preferenza per i governativi. In particolare, una percentuale record del 62% dei gestori globali riteneva, a dicembre, che nel giro di 12 mesi rendimenti obbligazionari sarebbero diminuiti, mentre il trade ritenuto più vincente risultava la “posizione lunga sul Treasury a 30 anni”. 

Un’altra posizione che Gross sta assumendo, contro il consenso generale, è la sua preferenza per i titoli governativi indicizzati all’inflazione, nonostante sia previsto suo un progressivo calo. Secondo le ultime previsioni della Fed pubblicate a dicembre, l’inflazione di fondo Pce sarà del 2,4% nel 2024, in calo dal 3,2% registrato a novembre 2023.

Inoltre, Gross ha espresso una preferenza per i Treasury Usa con scadenza a due anni, rispetto ai decennali, consigliando di seguire il ritorno a una curva dei rendimenti positiva. Attualmente, i decennali rendono circa 35 punti base in più all’anno in meno rispetto ai titoli a due anni: di norma, i titoli a lunga scadenza rendono di più di quelli a breve, a meno che il mercato non si aspetti un imminente taglio dei tassi di riferimento (spesso associato a una recessione economica). Anche in Europa l’orientamento dei gestori è da tempo favorevole alle obbligazioni e, in parallelo, gli afflussi di investimento al dettaglio si sono spostati da alcune settimane anche sulle obbligazioni societarie ad alto rating, nell’aspettativa che andranno a ridursi i rendimenti. Solo nell’ultima settimana al 3 gennaio, secondo i dati Epfr citati da BofA, i fondi obbligazionari IG domiciliati in Europa hanno ricevuto afflussi per 2,6 miliardi di dollari.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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