Bce, tassi fermi e nuovi prestiti alle banche

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Il governatore della Bce Mario Draghi resterà alla Storia come colui che non alzò mai i tassi. L’Eurotower conferma la sua prudenza e annuncia una nuova serie di aste Tltro da settembre 2019 a marzo 2021

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L’Eurozona si trova in una fase di persistente debolezza e incertezza, anche se l’eventualità di una recessione è decisamente remota. Tra le concause della fiacca europea, vi sono “certamente l’Italia” oltre che “il settore automobilistico tedesco”. Come sua abitudine, non usa mezzi termini il governatore della Bce Mario Draghi. Tuttavia “Stiamo parlando di un’economia che rallenta ma che è ancora in crescita, crescono i salari e migliora la situazione del mercato del lavoro, per cui bisogna mettere il tutto in prospettiva”.

Per questo motivo, non si è parlato di una riattivazione del programma di quantitative easing. Ma i tassi sono rimasti invariati, restando a 0%0.25% e -0.40% (rispettivamente: di rifinanziamento principale, marginale e di deposito). E tali resteranno almeno fino a fine 2019. Azioni in larga parte previste da tutti i principali asset manager, come ad esempio François Rimeu, head of multi asset e senior strategist di La Française Asset Management, il quale nei giorni scorsi aveva parlato di “stime riviste al ribasso” e Tltro, prevedendo però che i tassi sarebbero rimasti invariati fino all’estate 2019 e non fino ad inizio 2020, come da nuova forward guidance.

Sostegno alle banche da parte della Bce

Come atteso, la novità della riunione del 7 marzo 2019 è consistita nell’annuncio di una nuova serie di maxi prestiti alle banche. Si tratta dei cosiddetti Tltro, erogati in una serie di aste a partire da settembre 2019 e fino a marzo 2021. “Queste nuove operazioni aiuteranno a mantenere condizioni di credito favorevoli per le banche e aiuteranno una trasmissione efficace della politica monetaria”. Sono le parole scritte nel comunicato ufficiale della Bce. “Le controparti avranno il diritto di prendere in prestito fino al 30% dello stock di prestiti idonei al 28 febbraio 2019” ad un tasso che sarà “indicizzato al tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali nel corso della durata di ciascuna operazione”.

I commenti di asset manager e analisti

Marilyn Watson, head of Global fundamental fixed income strategyBlackrock, dice che il tono “da colomba” della Bce sui tassi e le politiche di rifinanziamento ha sorpreso la maggior parte dei commentatori. L’investitore conferma poi di essere long sull’Italia. L’economista Anna Maria Grimaldi di Intesa Sanpaolo invece ha evidenziato come la Bce, spostando in avanti la data in cui “i tassi resteranno sui livelli attuali” abbia “ridotto il gap con le attese di mercato”. Aggiunge poi che “la vera sorpresa riguarda le misure di sostegno al credito”. Approvazione anche da Flavio Carpenzano, senior portfolio manager fixed income di AllianceBernstein, per cui “il risultato del meeting è positivo per gli asset più rischiosi, in particolare nel settore finanziario”. La banca di investimento giapponese Nomura dal canto suo apprezza la coerenza delle politiche monetarie europee in vista in un primo rialzo ad inizio 2020.

Le critiche e i dubbi

Nick Wall, co-gestore del fondo Merian strategic absolute return bond, Merian Global Investors, afferma che la decisione sui tassi è “abbastanza in linea con quanto prezzato dai mercati” Non risparmia tuttavia una stoccata all’Eurotower quando dice che “La Bce sta facendo tutto il possibile all’interno del suo framework legale per mantenere il costo del credito basso. Ma finché la domanda di credito non si riprenderà in maniera significativa, la Banca Centrale continuerà ad impegnarsi in una fatica di Sisifo“. Jeremy Gatto, investment manager del fondo multi-asset Navigator di Unigestion è invece sorpreso “non per le decisioni della Bce, quanto per le tempistiche”.

Marco Vailati, responsabile Ricerca & Investimenti di Cassa Lombarda, aggiunge che questa manovra espansiva “aggiunge maggior accomodamento monetario ed è tecnicamente di supporto ai bilanci delle banche e ai titoli obbligazionari della periferia a scapito dell’euro. Ma si basa sul riconoscimento di un rallentamento più esteso in essere e questo può creare dei dubbi tra gli operatori sulla sostenibilità del rally borsistico in corso”.

Critiche da Eric Vanraes, head of fixed income investments di EI Sturdza. Il gestore ritiene eccessivo il tono da colomba della Bce.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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