Bce, 4 nuove mosse per il clima: chi ne trarrà vantaggio

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La Bce adotta nuove misure per integrare il cambiamento climatico nelle proprie operazioni di politica monetaria. Ecco quali in 4 punti

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Tra le principali iniziative in via di adozione si segnala la decarbonizzazione progressiva delle proprie consistenze di obbligazioni societarie, orientandole verso quegli emittenti che ottengono i migliori risultati sul fronte climatico

Lagarde: “Con queste decisioni traduciamo il nostro impegno per la lotta al cambiamento climatico in un’azione tangibile. Stiamo compiendo passi concreti per integrare il cambiamento climatico nelle operazioni di politica monetaria”

La “febbre” del Pianeta è anche una questione di portafoglio. E di banche centrali. Il Consiglio direttivo della Bce ha annunciato l’adozione di nuove misure per integrare il cambiamento climatico nelle proprie operazioni di politica monetaria, con l’obiettivo di spingere imprese e mondo finanziario nel suo complesso verso una maggiore trasparenza quando si parla di emissioni di Co2. Un piano che traduce l’impegno dell’istituto centrale per il clima “in un’azione tangibile”, nelle parole della presidente Christine Lagarde. E al quale seguiranno altre iniziative per allineare le proprie attività “agli obiettivi dell’Accordo di Parigi”.

Acquisti di obbligazioni societarie

Tra le principali iniziative in via di adozione si segnala la decarbonizzazione progressiva delle proprie consistenze di obbligazioni societarie, orientandole verso quegli emittenti che ottengono i migliori risultati sul fronte climatico (in termini per esempio di emissioni di gas serra, obiettivi di riduzione del carbonio maggiormente ambiziosi e una migliore informativa in merito a queste tematiche). L’obiettivo è applicare queste misure a partire da ottobre 2022. Solo successivamente, dal primo trimestre del 2023, la banca centrale inizierà a pubblicare regolarmente informazioni di carattere climatico su tali consistenze.

Sistema delle garanzie

In secondo luogo, l’Eurosistema punta a ridurre la quota di attività emesse da soggetti con una rilevante impronta di carbonio “che possono essere stanziate a garanzia dalle singole controparti nelle operazioni di rifinanziamento”, si legge sul sito della Bce. Una mossa che punta a contenere i rischi finanziari legati al clima. In una prima fase, questi limiti riguarderanno unicamente gli strumenti di debito negoziabili emessi da società non finanziarie e saranno applicati a partire dalla fine del 2024.

Obblighi di informativa

“L’Eurosistema accetterà in garanzia per le proprie operazioni di rifinanziamento soltanto attività negoziabili e crediti di imprese e debitori conformi alla direttiva relativa alla comunicazione societaria sulla sostenibilità”, continua la Bce. Si parla della cosiddetta Corporate sustainability reporting directive (Csrd) sulla quale, ricordiamo, recentemente Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio. I nuovi criteri introdotti dalla Bce dovrebbero entrare in vigore dal 2026 e riguarderanno tutte le imprese che ricadono sotto l’ombrello della Csrd: grandi aziende, quotate e non, con oltre 250 dipendenti (non più 500) e un fatturato di 40 milioni di euro; imprese non europee ma che generano un fatturato netto di 150 milioni di euro nel territorio dell’Unione e con almeno una filiale o una succursale in Ue; e una manciata di piccole e medie imprese quotate.

Gestione dei rischi climatici

In ultima istanza, la Banca centrale europea punta a migliorare il proprio sistema di valutazione e gestione dei rischi climatici, invitando le agenzie di rating a una maggiore trasparenza sull’integrazione di tali rischi nei rating e a rendere più stringenti i requisiti di informativa al proposito. Tra l’altro, sono stati definiti standard minimi comuni per i sistemi di valutazione interni delle banche centrali nazionali in merito all’integrazione dei rischi climatici nei loro rating, che dovranno essere applicati a partire da fine 2024.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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