Banche private: profitti in calo dell’8% (in Europa)

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Quanto guadagnano in Europa le banche private che gestiscono i grandi patrimoni? Ormai mica tanto, stando ad un report di McKinsey. Sono diminuite le attività totali detenute, e anche il loro valore (per effetto delle oscillazioni di mercato). Ma non tutto è perduto, anzi

Indice

Il patrimonio totale gestito dalle banche private europee è diminuito del 4,3%. La nuova raccolta inoltre non è bastata a controbilanciare l’effetto peggiorativo delle performance di mercato

Eppure il quadrienno precedente era stato felice, in linea con il redditizio comparto del private banking mondiale. E’ solo “colpa” della Mifid2 e della trasparenza?

Che fare? Digitalizzare, condividere, trasformarsi

Gestire grandi ricchezze non rende automaticamente ricchi. Per dire, gli asset totali gestiti dal private banking europeo sono diminuiti del 4,3%. E la nuova raccolta, pari a 121,2 miliardi di euro, non è bastata a controbilanciare il negativo effetto mercato, con un calo delle performance del 6,3%. A tracciare l’impietoso ritratto dell’industria bancaria privata in Europa è McKinsey, nel suo report European Private Banking relativo al 2018. Il confronto con il periodo immediatamente precedente al 2018 (2014 – 2017) è infelice.

Nel quadriennio 2014 – 2017 infatti le banche private registravano profitti in crescita di quasi il 5%, con masse in espansione del 6%. Ma non è tutto. Il flussi netti in ingresso si attestavano sul +2,8% e l’impatto della performance faceva crescere il patrimonio del 3,3%. Nel 2018 invece, oltre alle già viste riduzioni di aum e performance, i profitti calano dell’8%. Unico dato positivo, ma comunque in contrazione, è quello dei flussi netti in entrata, +2%.

Questi dati producono sconcerto, perché fino al 2018 il settore delle banche private era cresciuto molto in Europa, in linea con il resto del mondo.

Perché i profitti delle banche private sono crollati?

In primo luogo, sul finire del 2018 i mercati finanziari sono andati male. L’anno scorso il calo degli utili si è avuto per il calo del 4,3% delle masse, dovuto sia alla performance negativa dei mercati (meno 6,3%), sia alla raccolta inferiore a quella del periodo 2014 – 2017. Poi bisogna tenere conto che negli anni 2014 – 2017 la forte crescita degli utili del comparto è stata alimentata da una raccolta netta stabile al 2,8%. La performance di mercato era inoltre positiva (3,3%) e i margini di profitto erano stabili.

Mentre i profitti scendevano, i costi salivano

Dal 2014, i costi sono cresciuti dal 2 al 3% all’anno. Ma mentre i mercati andavano ancora bene, i costi del settore si nascondevano sotto la buona performance dei mercati, oltre che grazie alla raccolta netta del periodo. Il margine di costo era quindi migliorato, passando dai 56 punti base del 2014 ai 52 punti base del 2017. Il contesto nel 2018 è però mutato, e il margine di costo si è appesantito, complice anche la Mifid2 e la regolamentazione in materia di trasparenza.

A soffrire, sono stati i più piccoli. Le banche private con meno di 10 miliardi di euro hanno visto i profitti scendere allo 0,01% (1 punto base) rispetto ai 7 punti base del 2014. Di contro, i margini di profitto delle banche con attività superiori a 30 miliardi di euro sono cresciuti, arrivando ai 40 punti base dai 39 punti base di partenza (2014).

Allora che fare?

Per la società di consulenza strategica, le banche private devono trasformare il loro modello di business. Operazione essenziale per sopravvivere e vincere in un mercato a margini sempre più sottili. Bisogna puntare sul digitale, su un front-office efficace e appetibile, indice del valore dei servizi offerti. Poi, si deve mirare a modelli operativi di nuova generazione, a piattaforme tech completamente integrate nelle funzioni di back-office e mid-office. Infine, gli attori del private banking dovrebbero imparare a sfruttare i benefici derivanti dai cambiamenti strutturali in atto, consolidando e condividendo i costi con gli altri soggetti dell’ecostistema.

 

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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