Le prime cinque banche italiane — Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER Banca e Banca Monte dei Paschi di Siena — hanno chiuso il primo trimestre del 2025 con un utile netto aggregato di 6,8 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il comparto, tornato tra le preferenze degli investitori istituzionali europei, mostra segnali di buona salute grazie a un incremento delle entrate commissionali che ha ammortizzato il previsto calo del margine d’interesse. Al momento non si registrano peggioramenti nella qualità del credito, sostenuta da un’economia ancora solida, seppur minacciata dalle tensioni commerciali globali.
Anche in Borsa le banche hanno brillato: nel primo scorcio dell’anno, tutte le principali quotate hanno messo a segno performance superiori a quella dell’indice Ftse Mib, con UniCredit in testa a +44%.
Secondo un’analisi di Morningstar DBRS, la crescita delle commissioni nette ha parzialmente compensato il calo del margine d’interesse. L’utile operativo è cresciuto grazie anche alla solidità dei ricavi da trading e a una gestione dei costi disciplinata. I ricavi core — ovvero la somma di margine d’interesse e commissioni nette — risultano in lieve calo dell’1% su base annua, ma stabili rispetto al trimestre precedente. Il margine d’interesse aggregato ha registrato una flessione del 6% anno su anno e del 5% su base trimestrale, penalizzato dal calo dei tassi d’interesse, solo in parte compensato dalla crescita dei volumi di impieghi, dai rendimenti obbligazionari e da strategie di copertura. Le previsioni per i prossimi trimestri indicano un ulteriore indebolimento.
In controtendenza, le commissioni nette sono salite dell’8% su base annua e del 7% rispetto al trimestre precedente, segnalando un modello di business sempre più orientato verso attività meno legate ai tassi, come la gestione patrimoniale, la bancassicurazione e l’investment banking. Nel primo trimestre, per le cinque principali banche italiane, la quota delle commissioni sul totale dei ricavi si è attestata tra il 35% e il 39%, con Monte dei Paschi a registrare la percentuale più elevata. Questa soglia è destinata a salire, considerando che la contrazione del margine d’interesse proseguirà nel secondo trimestre e con ogni probabilità anche oltre. Secondo Morningstar DBRS, i tassi d’interesse potrebbero ridursi più rapidamente del previsto se la guerra commerciale globale dovesse innescare un rallentamento marcato dell’attività economica. Tuttavia, la crescita dei volumi di prestiti, le coperture, i margini bloccati su acquisti obbligazionari e il maggiore orientamento verso attività commissionarie aiuteranno a mitigare gli effetti negativi.
Dazi, rallentamento economico, M&A
Le banche italiane affrontano questa nuova fase con bilanci rafforzati e un costo del rischio in diminuzione, grazie a una bassa formazione di nuovi crediti deteriorati. Morningstar avverte però che il CoR potrebbe tornare a salire se le tensioni commerciali globali dovessero compromettere la crescita economica e i livelli occupazionali. Gli istituti si preparano all’ondata di fusioni e acquisizioni e a un possibile aumento dei rischi sulla qualità degli attivi, dovuto alla maggiore esposizione dell’economia italiana verso l’export e alla concentrazione nei portafogli di credito di settori come alimentare, meccanico e metallurgico, potenzialmente penalizzati dai dazi statunitensi.
Ciononostante, le imprese italiane appaiono più resilienti rispetto al passato, con livelli più elevati di liquidità, migliori capitalizzazioni e margini più robusti, elementi che potrebbero attutire gli effetti di eventuali shock esterni.

