Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation

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L’Europa affila le armi in vista della scadenza dell’1 agosto: ecco le azioni europee più robuste se le barriere commerciali dovessero alzarsi

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Al netto degli effetti dei cambi, l’S&P 500 è tornato a superare l’Euro Stoxx 600 nelle performance azionarie da inizio anno, mentre il Vecchio Continente teme sempre di più che le barriere commerciali fra Usa e Ue andranno ad alzarsi ulteriormente – anche in presenza di un accordo che eviti il mega dazio del 30% programmato dagli Stati Uniti al primo agosto. Anche se per gli investitori europei Wall Street rimane penalizzata dal deprezzamento del dollaro, le azioni americane hanno messo a segno nuovi record storici, mentre dalla seconda metà di maggio in avanti l’azionario del Vecchio Continente sembra aver finito la benzina.

Dopo lo scoramento iniziale del Liberation Day di inizio aprile, i mercati hanno iniziato a scommettere sul fatto che l’amministrazione americana non sarebbe andata fino in fondo, dando vita al cosiddetto “Taco trade” (acronimo che, tradotto, suona come: ‘Trump ci ripensa sempre’). Questa convinzione sta vacillando e le ultime indiscrezioni trapelate dai negoziatori indicano che l’Europa sta preparando contromosse commerciali severe nel caso in cui l’accordo non dovesse essere raggiunto. L’opzione più radicale, che avrebbe il sostegno di Berlino, si chiama strumento anti-coercizione, un meccanismo legale che permetterebbe all’Ue di reagire con una serie di restrizioni su commercio e investimenti – un’arma mai usata nella storia comunitaria.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la Germania si è riorientata verso una postura più decisa contro i negoziatori statunitensi “dopo aver appreso delle nuove pressioni Usa per accettare dazi base più alti e nessun sollievo per il settore auto”, ha riferito un funzionario a conoscenza dei negoziati in corso.

“La minaccia di Trump di triplicare il dazio”, dal 10% attuale al 30%, “è vista dall’Ue come una tattica negoziale e non come la proposta finale”, si legge in una nota di analisi dell’Eurasia Group. “Detto ciò, l’Ue minaccerà di colpire fino a 116 miliardi di euro di esportazioni statunitensi con controdazi e di utilizzare ulteriori misure commerciali — incluso il potente Anti-Coercion Instrument (ACI), che potrebbe prendere di mira le esportazioni di servizi Usa — per incentivare l’amministrazione Trump a trovare un accordo”.

Dazi, un surriscaldamento che torna a penalizzare i listini Ue

Per i mercati la posta in gioco sul commercio bilaterale fra Usa e Ue è elevata: in particolare, a essere più vulnerabili sarebbero le imprese europee che complessivamente esportano di più delle loro controparti americane. “Escludendo auto e acciaio, già colpiti da dazi settoriali del 25% e 50%, le esportazioni interessate rappresentano il 2,6% del Pil Ue nel 2023. A livello di singoli Paesi, l’esposizione varia dal 9,8% del Pil in Irlanda allo 0,4% a Cipro. Tra le grandi economie, Germania (3,1%) e Italia (2,8%) sono più esposte rispetto a Francia (1,5%) e Spagna (1,2%)”, ha affermato in una nota Christian Schulz, capo economista di Allianz GI. Complessivamente, a seconda delle modalità di calcolo, i dazi rafforzati peserebbero sull’economia Ue dall’1 a oltre il 2% del Pil.

Per Schulz sarebbero “le imprese europee a sopportare la maggior parte del colpo sui margini” e “i profitti aziendali calerebbero. Col tempo, il costo si trasferirebbe ai lavoratori sotto forma di una minore crescita salariale e, alla fine, di tagli occupazionali, con un effetto complessivo disinflazionistico” – il che porterebbe la Bce ad abbassare i tassi per contrastare un aumento della disoccupazione e sostenere la domanda. “Sul lungo periodo, ci aspettiamo che l’Ue acceleri le riforme strutturali per ridurre la dipendenza dagli Usa e stringa accordi commerciali con altri Paesi”.

Auto e farmaci: sotto la lente dei mercati

Per il momento a pagare il prezzo di negoziati che sembrano portare a maggiore chiusura commerciale sono soprattutto le azioni automobilistiche del vecchio continente, con un calo del 2,4% nell’ultima settimana per l’indice Stoxx 600 Auto & Parts. In rosso Stellantis (-3,6% negli ultimi cinque giorni), Volkswagen (-2,43%), Mercedes (-2%), mentre non fa testo il crollo di Renault superiore al 15% dovuto all’addio del ceo De Meo e al lancio di un profit warning. Anche il settore farmaceutico, il più rilevante in termini di valore come esportazioni dall’Europa agli Stati Uniti, paga caro il prezzo dell’incertezza sui dazi: l’indice Stoxx settoriale segna un -2,4% nell’ultima settimana (e un rosso del 9,6% da inizio anno). Secondo quanto affermato a metà luglio dal presidente americano Donald Trump, i farmaci importati “probabilmente” sarebbero bersagliati dalla prossima tornata di dazi in arrivo a partire da agosto (“cominceremo con un dazio basso dando alle aziende farmaceutiche circa un anno per adeguarsi, dopodiché lo porteremo a un dazio molto alto”).

Azioni europee: più solidi i titoli orientati al mercato interno

Nonostante queste nubi, secondo Nicolas Wylenzek, macro strategist di Wellington Management, “la tesi d’investimento sull’Europa resta convincente”. Wylenzek individua tre pilastri di forza: “un cambiamento strutturale di regime, con un progressivo allontanamento dalla dipendenza dall’export; un potenziale di diversificazione interessante per gli investitori globali; e valutazioni ancora attraenti sia in termini assoluti che relativi”.

L’esperto mette però in guardia sulla divergenza crescente tra le società europee: “Le aziende a vocazione internazionale risultano penalizzate, mentre le società più legate al mercato interno stanno beneficiando della nuova dinamica”. Tra i fattori di rischio, Wylenzek segnala “il rallentamento del ciclo globale, l’apprezzamento delle valute europee e tassi d’interesse ancora elevati”.

In termini di posizionamento, il consiglio è chiaro: “Preferire le società orientate al mercato interno, cercare margini solidi e allinearsi ai beneficiari del cambiamento di regime europeo“.

Dovendo immaginare alcuni nomi che rientrino nella categoria, ci sono le banche, fortemente esposte ai prestiti e ai consumi interni; utility come Enel, Iberdrola o Engie, società difensive, che pagano dividendi elevati e protette da barriere regolatorie; società delle telecomunicazioni come Orange, Deutsche Telekom e Telecom Italia; e titoli legati a edilizia e infrastrutture, come WeBuild, Vinci, Saint-Gobain, che potrebbero approfittare dei maxi-piani di spesa pubblica annunciati in Europa (e, in particolare, in Germania). Al contrario, avverte Wylenzek, “le valutazioni dei grandi titoli orientati all’export, come beni di lusso e auto, non si sono ancora adeguate al nuovo contesto caratterizzato da un rallentamento della globalizzazione e da barriere commerciali più elevate”.

In sintesi, mentre le tensioni transatlantiche dominano il breve periodo, l’Europa rimane un terreno fertile per chi sa selezionare con attenzione e puntare sui vincitori del nuovo paradigma economico

Domande frequenti su Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation?

Quando si investe in Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation?

I rischi associati a Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation?

Le prospettive future per Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation?

La valutazione della performance degli investimenti in Dazi, le azioni europee che potrebbero reggere l’escalation richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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